giovedì 10 settembre 2015

Covi di rivoluzionari

Ciao a tutti!
Parigi non mi ha mai deluso e mai mi deluderà, ma a essere sincero ho un po' di rammarico nel non aver trovato ciò che mi aspettavo, o forse non sono riuscito ad apprezzare a fondo, nel quartiere di Saint-Germain-des-Prés. Sono partito forse con le aspettative troppo alte, ingigantite forse dai romanzi di Barreau, che si svolgono sì a Parigi, ma principalmente in qualche via di questo quartiere. Chissà cosa mi aspettavo dai locali storici, quelli dove è nato l'illuminismo ed è scoppiata la scintilla della Rivoluzione Francese... Saint-Germain-des-Prés è un quartiere che certamente si visita con piacere ma, all'inizio del viaggio, avrei pensato di trovare qua atmosfere che, infine, sono rimaste in stand-by.

Place Saint-Germain-des-Prés: una tipica esposizione

C'è qualcosa di enigmatico in questo quartiere. La chiesa di Saint-Sulpice, ad esempio, nasconde un'aura di mistero. Può essere che tutto ciò sia dovuto a Il Codice da Vinci? Qui si trova la meridiana a forma di obelisco, utilizzata per stabilire con precisione l'equinozio di primavera e quindi la Pasqua. Ma anche la chiesa stessa, molto ampia e ariosa, ma dalle forme un po' pagane sia all'esterno che all'interno, contribuisce a rendere il tutto circondato da un qualche oscuro arcano.

La famosa meridiana a obelisco di Saint-Sulpice

Saint-Germain-des-Prés è il quartiere delle piccole case editrici di Parigi, che qui hanno proliferato grazie alla vicinanza geografica con la Sorbona che, essendo un'università di origine cattolica, aveva il desiderio di monitorare il contenuto delle pubblicazioni. Nonostante la crisi e i costi degli affitti, molte di queste piccole case editrici sono sopravvissute e hanno la loro sede principale nella Rive Gauche. Una delle più famose è Gallimard, che troviamo però chiusa (è agosto anche in Francia). Proviamo a cercarne alcune con l'aiuto della guida, ma senza successo... altro motivo per tornare a Parigi.

Panchine a forma di libro, solo nel quartiere delle case editrici

Se si dice "case editrici", si deve per forza dire anche "intellettuali". E qui, a Saint-Germain-des-Prés, si trova la più grande concentrazione di locali storici che hanno visto passare i più grandi filosofi e scrittori di Francia. Nel giro di pochi passi, si ritrovano infatti due dei più famosi cafés parisiens: il Flore e il Deux Magots, rispettivamente in Boulevard St-Germain e Place St-Germain. Breton, Apollinaire, Prévert, Sartre, Camus, de Beauvoir, sono tutti quanti passati nelle sale di questi due locali, mai disdegnati anche dagli stranieri. Un nome su tutti? Ovviamente quello di Pablo Picasso.
Immancabile sulla Rive Gauche è anche il ritrovo dei rivoluzionari settecenteschi: il ristorante Procope, al numero 13 di Rue de l'Ancienne-Comédie, fu il locale frequentato con assiduità da personaggi come Danton, Marat e Robespierre.

Il Café de Flore

I rivoluzionari stanno invece ben lontani da una delle attrazioni più vicine al cuore di Saint-Germain-des-Prés, le Palais du Luxembourg. Essendo sede del Senato francese, è ben protetto da una notevole schiera di forze armate, a maggior ragione dopo gli eventi che hanno travolto Parigi nel 2015, quelli di Charlie Hebdo. Nella nostra settimana a Parigi non riusciamo a visitare questo palazzo e soprattutto i suoi giardini, tra i più belli di tutta la capitale. Da mettere sul taccuino per la prossima volta.

Procope: mica male i suoi frequentatori

Forse la maniera migliore per comprendere Saint-Germain-des-Prés è proprio quella di perdersi nella sua atmosfera camminando per le sue vie, lungo le quali si trovano pasticcerie, librerie storiche, antiquari, gallerie d'arte (antica e moderna), brasserie, caffé storici, botteghe, piccoli giardini, cinema d'antan. Saint-Germain-des-Prés non avrà il fascino di Montmartre, non avrà la modernità della Défense e non avrà l'eleganza della Rive Droite e dei suoi boulevard, ma è di sicuro il quartiere in cui vorrei vivere se fossi un parigino.

mercoledì 9 settembre 2015

Taglia la curva

Ciao a tutti!
"Trasferirsi in Germania" è un'idea un pochino generica. C'è Germania e Germania, infatti. Nonostante la lontananza dai monti, ritengo di essere molto fortunato a vivere qui in Franconia, una regione al centro della Germania, dove la qualità della vita è altissima, ricca di storia e di natura, senza la frenesia e la concentrazione urbanistica del nord-ovest. Se una mattina mi alzo col desiderio di salire sulla bici e fare un bel giretto tra i borghi franconi, lo posso fare senza problemi, senza dover pensare che "oh no, con tutto questo caos mi passa la voglia di pedalare". Dal mio punto di vista, questo è uno dei tanti non irrilevanti vantaggi.

Due balle, due pal(l)e

E allora in un sabato d'estate, mentre Giulia preparava un esame di tedesco, ho caricato la bici sulla macchina e mi sono diretto a Eibelstadt, piccolo villaggio sulla sponda destra del Meno, con l'intenzione di esplorare con la bici una zona che ancora non conoscevo, una delle tante "Mainschleife", le anse che il Meno crea tra le colline. Sono talmente ampie e numerose che in linea d'aria tra Schweinfurt e Würzburg ci sono circa 35 chilometri. Con la macchina ne servono 45; con la bici, lungo la Mainradweg, bisogna pedalare per quasi cento chilometri! L'intenzione è quella di "tagliare" quest'ansa, partendo da Eibelstadt e toccando Kitzingen, nel lato destro dell'ansa, e da lì ritornare ad Eibelstadt.

I vigneti verso Kitzingen

Ovviamente non sto dilungarmi per l'ennesima volta sulla qualità delle ciclovie o delle strade in quest'area, piuttosto vi invito personalmente a vedere l'assurdo abisso che c'è fra la Franconia (ma in generale la Germania tutta) e l'Italia. Preferisco raccontare tutto il bello che ho incontrato. Villaggi caratteristici, riposati, come Erlach, o riposanti, come Sulzfeld. Pale eoliche che roteano incessantemente in cieli azzurri. Vigneti, campi di mais, di girasole, frutteti. Lunghe vedute sull'orizzonte, interrotte qua e là da balle di fieno. Salite interessanti e discese interessanti, perfette per chi ama percorsi movimentati ma non eccessivamente ripidi.
Poco importa se pochi chilometri prima di raggiungere nuovamente la macchina mi sia preso un acquazzone memorabile. Tutto il bello della Franconia non si può cancellare in pochi minuti di pioggia, il bello della Franconia, è qui, vicino a me, ogni giorno.

Temporale in vista?

Bis bald!
Stefano

martedì 8 settembre 2015

Cambi in vista

Ciao a tutti!
Si ricomincia la preparazione verso una nuova maratona... e mi tocca cambiare il mezzo fondamentale, le scarpe. Due cicli di allenamento per la maratona sono devastanti per la tenuta strutturale delle scarpe (in corsa), oltre non si può correre.
Dopo ben tre paia di Adidas Supernova, è giunto di cambiare completamente scarpa. Non solo nel senso più letterale. Cambio nazione, cambio negozio, quindi cambio il fornitore: e per le prossime due maratone utilizzerò scarpe Asics al posto delle tradizionali Adidas - paradossalmente mi trasferisco in Germania e abbandono un marchio tedesco per uno giapponese...

Asics GT-2000 3

La scarpa scelta è la Asics GT-2000 3, una scarpa che dalle caratteristiche tecniche pare garantire ottime performance. Ma quando vado in un negozio di scarpe, generalmente entro senza aver letto alcunché sul peso, sulle caratteristiche e sui materiali di suole e intersuole. Basta che sia sufficiente a correggere la mia leggera pronazione, che la sensazione di contatto col piede sia piacevole, e che l'addetto alla vendita approvi l'acquisto. Una scarpa per una maratona non va scelta perché ha il gel ultramoderno o perché la combinazione di colori è quella più fashion del momento, va scelta con cura, e con tutta la giusta attenzione alla salute del proprio corpo.
In questo senso, la Asics GT-2000 3 mi è sembrata un ottimo compromesso a tal proposito. E con una calzata migliore rispetto ad altri top brand come Asics, Brooks o Saucony. Per le performance, ne riparliamo tra tre mesi circa...
Bis bald!
Stefano

lunedì 7 settembre 2015

Dodici settimane?

Ciao a tutti!
Settembre... è arrivato da qualche giorno, ma oggi è per me un po' il simbolo della fine delle vacanze. La bella stagione sta salutandoci (stamattina il termometro segnava cinque gradi!), il tempo dei rientri frequenti in Italia, e del tempo trascorso con i propri cari, è finito; si prospettano settimane di duro lavoro. Settembre... vuol anche dire autunno. E l'autunno porta con sé anche un'altra cosa. Una nuova maratona.

Verso nuovi sogni (fonte: sprudge.com)


Il periodo dei trekking, delle passeggiate di piacere e delle corsette per restare in forma è terminato. Oggi ricomincio a fare sul serio: si ritorna a correre e a sudare in vista di una nuova data da segnare sul calendario, di un nuovo asfalto da calpestare, di nuovi 42,195 chilometri da percorrere. Sempre al massimo, sempre al top dell'entusiasmo... Oggi si ricomincia, domani, chissà...
Bis bald!
Stefano

domenica 6 settembre 2015

Quota 125000 visite: Grivola

125000, sempre di più, inarrestabili.
Il contatore delle visite non accenna a fermarsi e, giustamente, io ringrazio i miei lettori. Lo faccio come di consueto, con una foto speciale, una foto delle montagne che amo. Ed essendo in questo momento ancora con la testa sulle montagne della Valle d'Aosta, sui sentieri delle Alte Vie, voglio regalare una foto di una montagna che mi ha guardato dall'alto per molte tappe: la Grivola, fiero baluardo delle Valle di Cogne e della Valsavaranche...
E ovviamente: centoventicinquemila volte grazie!

Dalla salita verso il Col d'Entrelor. Foto d'archivio, 13 luglio 2015

sabato 5 settembre 2015

I collezionisti d'Oltralpe

Ciao a tutti!
Se alla Dèfense ero stato io a ricredere Giulia sul valore del quartiere più futuristico di Parigi, devo ammettere che è stata lei a farmi scoprire e convincere del valore di un piccolo gioiello posto nel bel mezzo dei boulevards parigini: il Museo Jacquemart-André. Chiamarlo museo non è proprio il termine adatto. Andrebbe chiamato per la precisione casa-museo. Perché di entrambe le cose si tratta: un palazzo in cui sono presenti grandissime opere, in esposizione, come in una vera e propria galleria d'arte.

Tiepolo ci accoglie così al termine dello scalone d'onore

La villa di Edouard André, politico e banchiere vissuto nella seconda metà dell'Ottocento, si trova nel bel mezzo dell'area urbanisticamente rivoluzionata da Haussmann, quella dei grandi boulevard. Ilaso vuole che quello su cui si affaccia il Museo Jacquemart-André sia proprio intitolato al barone Haussmann. La villa contiene anche il nome della moglie di André, Nélie Jacquemart, una pittrice dell'epoca in ascesa. Il loro sarà un matrimonio senza figli, ma un matrimonio felice, unito dalla passione per l'arte e il gusto, vissuto un viaggio dopo l'altro, dediti alla scoperta e alla ricerca, collezionando un'opera dietro l'altra. Tutta la loro vita sarà dedita a raccogliere pitture e sculture dei più grandi artisti, che, alla morte di lei, verranno donate all'Institut de France, affinché le protegga e ne trasmetta il loro valore ai posteri, rendendo fruibile la collezione al pubblico.

L'ingresso al Museo Jacquemart-André

Si, perché i viaggi di André e consorte si concentreranno principalmente in Italia, uno dei mercati più fertili dell'epoca. L'Italia è un paese in rivoluzione, in piena crisi economica, e quindi erano molti a proporre sul mercato opere di grande pregio e valore. Proprio quelle che piacevano, e non poco, ai due collezionisti, che dall'Italia riuscirono a portare a Parigi anche enormi statue e interi affreschi di dimensioni imponenti (al quale fatto mi sorge spontanea una domanda: come le hanno trasportate?). Con tutta l'arte acquistata (non trafugata!) in Italia hanno riempito un intero piano: Botticelli, Mantegna, Tiepolo, Canaletto sono solo alcuni dei nomi presenti. Solo il Louvre ha una collezione di opere italiane più grande, non so se rendo l'idea... Ma non c'è spazio solo per gli italiani: nel piano rialzato si trovano anche importanti opere di Van Dyck, Robert e Rembrandt.

Le Jardin d'hiver

La villa di André e Jacquemart rappresenta sicuramente un bell'esempio dello stile di vita altolocato della Parigi di fine Ottocento. Costruita con gusto classicheggiante, la villa presenta alcuni elementi innovativi che la resero una residenza al passo con i tempi: piano rialzato, entrata ed uscita separate tra loro, un giardino invernale, porte azionate da martinetti idraulici per giocare con gli spazi a proprio piacimento, architettura adattata alle opere presenti nel museo, luminosità gestita alla perfezione.

Una "modesta" collezione veneziana

La combinazione tra il giardino invernale e lo scalone d'onore, con l'affresco del Tiepolo a prendersi tutta la scena, è sicuramente uno degli elementi che più rimane impresso durante la visita. Ma non si può rimanere ovviamente indifferenti di fronte alla quantità di arte collezionate durante i loro viaggi in Italia: non a caso, due delle sale "italiane" si chiamano Salle Vénitienne e Salle Florentine. E non si può non rimanere spiazzati dal Salon de musique, concepito come una sala unica dallo spazio doppio, per meglio amplificare le melodie.
È un gioiellino, il Museo Jacquemart-André, dal quale usciamo estremamente appagati. Un piccolo scrigno di bellezza che ancora una volta ci spiega che spesso le cose più belle si possono ritrovare nei luoghi più inaspettati.
A presto!
Stefano

La mia personale Top-10 del Museo Jacquemart-André di Parigi:
1. Giovanni Battista Tiepolo - Il ricevimento di Enrico III a Villa Contarini ()
2. Giovanni Guardi - Portico veneziano ()
3. Paolo Uccello - San Giorgio che uccide il drago ()
4. Giovanni Bellini - Madonna col Bambino ()
5. Hubert Robert - Galeries en ruines ()
6. Rembrandt - I pellegrini di Emmaus ()
7. Andrea Mantegna - Ecce homo ()
8. Antoon Van Dyck - Portrait de magistrat ()
9. Jean Siméon Chardin - L'Allégorie de la science ()
10. Sandro Botticelli - La fuga in Egitto ()

giovedì 3 settembre 2015

Bücher: Cervino. Il più nobile scoglio

"La battaglia per il Cervino segnò l'inizio di questa evoluzione, da cui discende anche una radicale trasformazione della disciplina: da alpinismo di conquista ad alpinismo della difficoltà. Ed entrambi i pionieri del Cervino, Whymper e Carrel, sono figure simboliche. Del trionfo del Cervino, tuttavia, è rimasto solo il nome di Whymper: un giovane uomo, grande come la montagna che ha scalato per primo. Ancora oggi è famoso come pioniere, ammirato come disegnatore, letto come scrittore. Non c'è dubbio che fosse uno scalatore sufficientemente capace, dotato i ideali, obiettivi e un'etica autoritaria. Soltanto, non voleva assumersi la responsabilità delle proprie azioni."
Reinhold Messner, Cervino. Il più nobile scoglio


Se un gigante dell'alpinismo racconta una delle più grandi ed importanti vicende che la montagna ha vissuto, beh, non può che uscirne un grande libro. Il gigante dell'alpinismo è Reinhold Messner e la vicenda, nel centocinquantesimo anniversario, è ovviamente la prima scalata del Cervino. E Cervino. Il più nobile scoglio, è forse il libro definitivo sua vicenda che ha messo di fronte Jean-Antoine Carrel e Edward Whymper (vedi post).
Messner analizza tutti i documenti sulla vicenda e illustra un quadro ben diverso da quello che viene comunemente descritto quando si parla di ciò che successe il 14 luglio 1865 e nei giorni successivi (come ne La salita del Cervino dello stesso Whymper e ne Il Monte Cervino di Guido Rey). Le figure di Whymper e Carrel, due immagini dell'alpinismo poste agli antipodi, ma con lo stesso medesimo obiettivo, vengono analizzate nei minimi dettagli. Messner, di un'altra generazione di alpinisti, "vuole scalare con loro". Tutto ruota al ruolo delle responsabilità da prendersi durante la salita. Il valligiano Carrel, la guida di Valtournenche, viene esaltato come il vero eroe del Cervino grazie al senso di responsabilità nei confronti dei suoi clienti; il "dandy" Whymper viene ridimensionato: è sì, il vincitore della sfida, ma con il fardello delle responsabilità che non si prese dopo la nota tragedia durante la discesa. Non aggiungo altro, meglio scoprirlo da soli: una simile storia, raccontata da Messner, si beve tutta d'un fiato. O visto l'argomento, si scala senza fatica...
Bis bald!
Stefano

Giudizio: 8/10 

mercoledì 2 settembre 2015

Intenzioni che diventano realtà: la salita sulla Becca d'Aran

Ciao a tutti!
Ne abbiamo parlato per tanto tempo, era un'idea che ronzava in testa ad entrambi da un notevole lasso di tempo. Salire sulla Becca d'Aran era un desiderio comune sia a me che a Giulia, ed entrambi lo avevamo espresso addirittura quando non eravamo ancora una coppia. Dopo più di due anni, quindi, abbiamo coronato questo piccolo sogno, salire su questa montagna di 2950 metri, fantastico balcone sulla Valtournenche.

In vetta alla Becca d'Aran

È una salita relativamente facile e tranquilla. Sicuramente lo sforzo fisico richiesto non è dei più impegnativi. Eh, dopo aver concluso da meno di un mese l'Alta Via n.2 della Valle d'Aosta, coprire i novecento metri che da Cheneil portano in cima alla Becca d'Aran non è nulla di difficile. partiamo con un buon passo non troppo presto, il tempo di aspettare di poterci procurare qualcosa da consumare per il pranzo. Magari in vetta, magari con la Valtournenche sotto di noi.

La conca di Cheneil

La salita inizia dalla frazione Barmaz, da dove si raggiunge la conca di Cheneil, una delle location più incantate dell'intera Valle d'Aosta, così affascinante da richiamare l'attenzione di due personaggi che la Valtournenche l'hanno vissuta a fondo: il primo uomo a salire il Cervino, Edward Whymper, e uno dei protagonisti della prima scalata italiana alla Gran Becca, l'abate Gorret; la tradizione vuole che questa conca sia stata ripetutamente frequentata dai due scalatori. Ma cosa ha di speciale di Cheneil? Dopo tanti anni (e questa sarà la sesta-settima volta, compreso il passaggio durante l'Alta Via n.1 della Valle d'Aosta) non l'ho ancora capito, ma trovarmi in questo grande bacino erboso, dove appare evidente il trionfo della natura, è sempre una bella sensazione.

Ancora meno di cento metri di salita verso la sommità della Becca d'Aran

Risaliamo facilmente la conca di Cheneil sul versante destro, fino ad oltrepassare una cascata. Qui il sentiero si fa più ripido e vi è da attraversare alcuni passaggi rocciosi anche aiutandosi con le mani. Si guadagna quota velocemente, fino a raggiungere una piccola spianata, la Pâturage de l’Aran. Qui si trova un bivio, verso sinistra si prende per la Becca d'Aran, verso destra si punta verso il Mont Roisetta. Il tratto più duro è sorpassato, ma, quando ormai la visuale sulle montagne valdostane diventa evidente, c'è ancora un tratto da affrontare con attenzione, prima di poter toccare la croce di vetta.

Panorama sulla Valtournenche

Finalmente di nuovo con le nostre montagne di fronte ai nostri occhi. Ci sono tutte quante. Alcune sono coperte, come il Cervino. Se il cielo non appare limpido si può stare certi che a mezzogiorno il Cervino è del tutto coperto, una regola che non viene mai tradita. Cervino o non Cervino, ce ne stiamo qualche minuto a guardare in basso. Per una volta, insieme, siamo noi a guardare in basso. E da questa vista cerchiamo di fare il pieno: di lì a qualche settimana, ci troveremo a che fare con ben meno spettacolari vedute...
Bis bald!
Stefano

martedì 1 settembre 2015

Montmartre, la butte de Paris

Ciao a tutti!
Una vacanza a Parigi non può essere tale senza dedicare un po' di tempo a Montmartre. Perché? Perché sulla collina dove sorge Montmartre si respira, nonostante l'impressionante affollamento turistico, uno spirito che di metropolitano ha ben poco a che fare. D'altronde, Montmartre è un quartiere che può annoverare un vero e proprio vigneto, un quartiere in cui abbondano scalinate ripidissime (ho osato il paragone con Portoferraio). Una realtà di villaggio catapultata nel bel mezzo di una metropoli, dunque. E ancora di più è ricca di locali (alcuni dei quali storici), nonché ristoranti e cabaret. Ed è universalmente riconosciuto come il quartiere che meglio incarna lo spirito artistico dei bohemienne. Sono infatti tantissimi gli artisti che decisero di trasferirsi qui a Montmartre, così come sono tantissimi oggi gli artisti che lavorano nel cuore della collina più famosa di Parigi.

Place des Abbesses

Montmartre vive di spettacolo ed è essa stessa uno spettacolo, fin dalle prime battute. La stazione della metropolitana alla quale scendere è quella di Abbesses. una delle più caratteristiche in quanto all'uscita si trova uno degli unici due "esemplari" di edicola coperta in ferro battuto dipinto di verde. Ma è anche suggestiva per l'uscita stessa dalla metropolitana, una scala le cui pareti a fianco sono decorate da vivaci immagini che raccontano Parigi e le sue tradizioni. All'uscita, in Place des Abbesses troviamo uno degli angoli più romantici di tutta la capitale francese. Una giostrina gira imperterrita mentre gli innamorati se ne vanno nello square Rictus, un piccolo giardino famoso per un'enorme parete impiastrellata dove è scritto in tutte le lingue del mondo "ti amo".
Ancora qualche dubbio sul fatto che Parigi sia la città dell'amore per eccellenza?

Ti amo in tutte le lingue del mondo

Le caratteristiche di Montmartre, oltre alla fitta presenza di bar, ristoranti e locali vari, artisti di ogni genere, risiedono anche nell'urbanistica: strade strette, scale ripide e una moltitudine di case bianche, come nei più suggestivi villaggi di mare dell'Italia meridionali. E una quantità notevole di criminali da strada, soprattutto zingare che cercano di accalappiare i turisti (e i loro portafogli). Fortunatamente da queste parti la polizia è di casa, e come per incanto tutti i ladruncoli spariscono. Suddenly.

Vista su Parigi dal Sacro Cuore

Per arrivare alla Basilica del Sacro Cuore da Abbesses ci sono due opzioni: la funicolare o una scala che sa di eterno. Vista la coda, optiamo per la seconda ipotesi. Arrivati in punta alla scala si apre una meravigliosa vista su Parigi. Le case coprono la Tour Eiffel e il quartiere della Défense, senza di esse l'occhio potrebbe spaziare su tutta la città o quasi. Ovviamente spicca molto bene la Tour Montparnasse - duecento metri di altezza non sono di certo invisibili - ma anche la ruota delle Tuileries e il Centre Pompidou sgomitano tra i palazzi per farsi vedere dalla balconata di Montmartre. Che dire della Basilica del Sacro Cuore? Meravigliosa se vista da lontano, curiosa e intrigante davanti alla scalinata di ingresso, una vera delusione all'interno, una sorta di tempio pagano. Da non soffermarcisi troppo...

Total white

...perché, senza nulla togliere al Sacro Cuore e al panorama che da lì si gode, il bello di Montmartre deve ancora arrivare. Serve percorrere poche decine di metri per arrivare nel vero cuore del quartiere, l'alberata Place de Tertre. È uno dei luoghi più affollati di tutta Parigi, e il merito è degli artisti che popolano la piazza: sul lato sud-est è impressionante il numero di ritrattisti, disegnatori, pittori, caricaturisti e artisti in genere. Tutti sono molto bravi con le loro diverse tecniche, ma alcuni di questi lavorano in maniera meravigliosa. E dunque, anche noi, dopo un'attenta riflessione, ci facciamo ritrarre insieme. In un meraviglioso quadretto che la disegnatrice ha chiamato "una storia d'amore" e che ora abbiamo orgogliosamente appeso a casa nostra.

Prima è il turno di Giulia...

...poi tocca a me e...

...questo il risultato finale!

Sul lato nord-ovest di Place de Tertre, abbondano i ristoranti dalle classiche tovaglie dai quadretti bianchi e rossi. Alcuni di questi hanno il classico ingresso in legno verniciato, un altra caratteristica rintracciabile in tutta Parigi. Questi locali sono un pezzo di storia di Parigi: alcuni, come La Bonne Franquette e Le Consulat, ospitarono personaggi come Van Gogh, Cézanne, Sisley, Toulosue-Lautrec e Monet.
Scendendo su Rue de Sautes, si incontra un luogo simbolico di Montmartre, la vigna del quartiere, una coltivazione che ha dell'incredibile: venne piantata dalla regina di Francia Adelaide di Savoia nel XII secolo! Tuttora produttiva, nonostante più di una speculazione edilizia la mise in grave pericolo nel passato. Il primo sabato del mese di ottobre, gli abitanti di Montmartre rendono omaggio alla vendemmia, che ogni anno produce circa settecento bottiglie di vino etichettato Clos Montmartre.

Un'affollata Place de Tertre

La Bonne Franquette e Le Consulat, due dei locali più famosi di Montmartre

Muovendosi verso ovest, si incontrano altri due locali storici. Uno è quello che viene chiamato "Au Lapis Agile": il nome di questo cabaret richiama proprio il coniglio, merito dell'opera del pittore Gill, che sulla facciata del locale dipinse proprio un coniglio che esce da una pentola. Anche qui sono passati nomi illustri, come Picasso e Modigliani. Poco più lontano si può anche incontrare il Moulin de la Galette, famoso per le frequentazioni celebri, di Van Gogh e Renoir: proprio quest'ultimo lo rese immortale grazie al suo dipinto Bal du moulin de la Galette.

Rue St-Rustique

L'estremità più occidentale di Montmartre presenta l'omonimo cimitero, dove riposano molti personaggi francesi famosi, come Stendhal, Degas e Truffaut. Proseguendo la discesa, si arriva nel quartiere a luci rosse di Parigi. Paradossalmente, tutto ruota intorno ad una piazza il cui nome non ha nulla a che fare con il colore rosso, Place Blanche. Questa è la piazza del Moulin Rouge. Eh si, un certo fascino lo esercita eccome, perché è sì, molto caratteristico, ma è soprattutto simbolico. Così simbolico che i turisti si presentano in massa all'ingresso, pronti per assistere allo spettacolo del can-can del Moulin Rouge, quello che Toulouse-Lautrec rese immortale negli affiche che pubblicizzavano lo show della ballerina La Goulue.

Il Moulin Rouge e una discreta coda all'ingresso

Lungo l'antistante Boulevard de Clichy, invece, vige il regno dei sexy shop, laddove il sesso non conosce freno alla fantasia. È una raffica impressionante di negozi a tema, davanti a quali è impossibile non fermarsi: la curiosità di capire dove si spinge l'inventiva umana nell'erotismo è più forte di tutto. E di inventiva qui ce n'è a palate: penso ancora oggi ai "tool" a forma di Tour Eiffel, inequivocabili Al numero 72 del Boulevard de Clichy si può addirittura trovare il Musée de l'Erotisme. In parte l'orario già tardivo, in parte non ce la siamo sentiti e la visita è saltata. Sarà per una prossima volta?

Artisti all'opera in Place de Tertre

Quel che è certo che in una futura visita a Parigi ci precipiteremo a Montmartre. Perché è un quartiere semplicemente unico. Perché non si trova nulla del genere altrove (la vigna, i mulini storici), per la vivacità delle piazze, per certe immagini che rimangono in mente. Che non sono i sexy shop, ma i ristoranti più caratteristici e gli angoli in cui le lancette dell'orologio si sono fermate.
E perché, alla fine, lo dobbiamo alla nostra ritrattista. Ci aspetta fra qualche anno, me e Giulia, con i nostri bambini dagli occhi azzurri...
Bis bald!
Stefano

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