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martedì 2 gennaio 2018

Tutti i colori delle maratone

Dieci maratone. Dieci volte i 42,195 chilometri. Dieci medaglie sudatissime. Dieci preparazioni. Dieci emozioni diverse, dieci storie che si possono riassumere in modo molto semplice.
Con un colore.

Dieci colori per dieci maratone

Il bianco è indubbiamente il colore della mia prima maratona, nel 2012 a Torino. Perché è stata la mia prima esperienza con questa distanza. Il bianco è il colore della prima pagina da riempire di ricordi. E chi l'avrebbe mai detto, che poi di ricordi ce ne furono ancora così tanti...
Alla mia seconda maratona, a Barcellona nel 2013, associo il rosa. Un colore lieto e pieno di speranza, al quale collego il bel ricordo di una settimana catalana ma soprattutto i giorni in cui poi mi stavo innamorando... di colei che poco più di tre anni dopo sarebbe diventata mia moglie.
L'azzurro è il colore della mia prima maratona a Venezia, sempre nel 2013. L'azzurro è colore di positività (e come non esserlo dopo aver migliorato il mio personale di oltre quattro minuti?), ma è il colore del cielo di Venezia dopo aver sfondato il muro di nebbia della pianura, è il colore delle acque del Canal Grande, un momento per il quale vale la pena essere un maratoneta.
Il grigio è il colore della mia seconda maratona a Torino, nel 2013. La sintesi del bianco e nero che indossai quel giorno, ma soprattutto è la giornata plumbea, un esito di certo non brillante (rimane tuttora la peggior performance) e molti episodi che mi hanno deluso - mi riferisco alla scadente organizzazione e ahimè, mi duole ammetterlo, ai torinesi stessi. Episodi che mi hanno allontanato da quella maratona che dovrebbe essere "di casa".
La mia seconda volta a Venezia, nel 2014, in cui sono fortissimamente voluto tornare dopo la bella esperienza dell'anno precedente, è quella che senza dubbio alcuno lego al colore rosso. Il colore dell'amore per una maratona, in cui sì, limai di un minutino il mio personale, ma che io ricordo solamente per aver chiesto a Giulia se voleva sposarmi...
La mia prima volta all'estero è stata nel 2015, ad Amburgo: la maratona che io abbino al colore verde. Per un percorso, per l'appunto, ricco di verde, ma soprattutto per l'equilibrio che mantenni per tutta la corsa. Per una speranza concretizzatisi nel nuovo personale e finalmente, per la prima volta, in una maratona completata in 3h15' (e qualcosina).
Dunque è il turno del viola, il colore della sofferenza. E mai come nel 2015 a Firenze sperimentai questa sensazione negli ultimi cinque chilometri. Quelli che furono i chilometri molto probabilmente più lenti che abbia mai corso in una maratona.
Anno 2016, maratona di Berlino. Una chance di miglioramento sfruttata male, per una preparazione troppo lunga, un allenamento svoltosi in un caldo fuori dalla norma, la sfiga. E soprattutto il ritorno a casa con un piede rotto. C'è poco da aggiungere, il colore che associo a questa maratona è certamente il marrone.
La maratona che a livello di risultati ritengo la più bella di sempre la lego al colore arancio. Parlo della maratona di Roma, nel 2017: un percorso duro scelto per ritornare sui 42,195 chilometri dopo mesi per rimettermi in forma dopo la frattura al piede, convinto di non poter mai e poi mai migliorare il mio miglior tempo. E invece, in una giornata tetra, dopo due acquazzoni (e un terzo evitato per questione di minuti) e sampietrini che diventano saponette, arrivo ai Fori Imperiali con il miglior tempo di sempre. Nelle gambe, quel giorno, avevo il fuoco.
Il giallo, che per me è sinonimo di maturità, lo voglio associare alla mia decima maratona, la terza a Venezia. Decima maratona che corsi più per romanticismo che per vera volontà: era la decima, e avrei desiderato tanto che fosse a Venezia. Per innumerevoli ragioni. Ma le gambe non sempre vanno di pari passo con la testa. E se manca quella, non si va lontano. Solo con l'esperienza di dieci maratone sono arrivato al traguardo senza massacrarmi. Già proiettato verso la prossima volta...
Bis bald!
Stefano

mercoledì 25 ottobre 2017

Strade faticose

"Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell'azione stessa, vi scorre dentro."
Haruki Murakami, L'arte di correre

La maratona è come un puzzle

Non sempre gira tutto bene, o come si vorrebbe. Ogni maratona è storia fine a sé stessa. Ma tutte sono accomunate dal sacrificio e dalla fatica, la cui ricerca è quasi il senso stesso di mesi di allenamento e sudore, la cui ricerca è la medaglia del finisher, la cui ricerca vale quanto una vittoria a braccia alzate.

domenica 22 ottobre 2017

La decima da pagare - 3:44:16 a Venezia!

Sapevo di non essere in grossa forma, considerati gli ultimi due mesi in cui è successo molto - di tutto, di più - ma speravo in qualcosa di più. Le gambe lontane sono state - e su questo invece non avevo dubbi - lontane parenti di quelle brillanti ed esplosive di sei mesi fa a Roma. Ho dovuto gestirle dall'inizio alla fine per evitare di arrivare a Venezia camminando. Ho sempre corso, non mi sono mai fermato, non ho mai gettato la spugna, arrivando sulla linea del traguardo esausto. Condizione nella quale è giusto ritrovarsi alla fine di una competizione in cui si dà tutto nel giro di tre (quasi quattro, oggi) ore.
Lontano dalla migliore condizione, lontano dai tempi che ero solito correre, ma ugualmente felice. Felice di esserci, felice di essermi emozionato correndo a Venezia. La terza volta, ma è come se fosse la prima. Un privilegio, correre qui, un'esperienza che auguro a tutti nella vita. E poi, questa è la decima volta sul traguardo di una maratona. Un traguardo nel traguardo, un'enorme soddisfazione che solo cinque anni fa, quando stavo allenandomi per la mia prima maratona, non potevo proprio pronosticare. E invece eccone dieci. Torino, Barcellona, Venezia, Torino, Venezia, Amburgo, Firenze, Berlino, Roma, Venezia.
Ora riposo, reset fisico e mentale (necessario), una lunga pausa e poi si vedrà. Dopo dieci maratone, un piccolo ciclo si è chiuso. Qualcosa cambierà, ma se ne riparlerà nel 2018.

Passaggio in Piazza San Marco, chilometro 41

Bis bald!
Stefano

Adrenalina vol.6

Please don't be long, please don't you be very long
Please don't be long, or I may be asleep
The Beatles, Blue jay way

-2 ore alla Venice Marathon


venerdì 8 settembre 2017

Alla conquista della decima: una "mezza" a punto

Proprio come tre anni fa, per arrivare a Venezia passerò da Monza. La mezza maratona che correrò in preparazione della Venice Marathon sarà proprio la Mezza di Monza, che giunge domenica alla sua edizione numero 14. Monza è una scelta che va oltre il semplice aspetto podistico - perché nel calendario non è inserita nel momento migliore, se si vuole preparare una maratona nella seconda metà di ottobre. No, Monza è la scelta di un evento organizzato in modo eccellente e in una cornice che è tutto fuorché banale: il Parco di Monza, un enorme polmone verde nel quale è disegnato il cuore del percorso della competizione, e l'Autodromo Nazionale, ossia dove prende il via e dove si conclude la mezza maratona (e le altre distanze sulle quali si può competere, 30, 10 e 5 chilometri).

Atleti in azione nell'Autodromo Nazionale di Monzac (fonte: gloryofedzell.blogspot.com)

Come spesso accade quando mi ritrovo ad inizio preparazione, non posso pensare di ambire a realizzare un bel tempo alla Mezza di Monza - nonostante la sorpresa sia sempre dietro l'angolo, come è successo a Francoforte. Le ultime uscite sono state piuttosto lente e rimanere sotto 1h35' sarebbe già un buon risultato. Se arrivasse un tempo intorno a 1h33' potrei quasi dire che sarebbe una eccellente prestazione. Questa mezza maratona mi darà qualche indicazione, ma lo scopo è quello di mettere chilometri nelle gambe, ritrovare il feeling con le competizioni, lavorare sul ritmo di gara. Nella prima fase di allenamento verso la migliore condizione atletica in vista di una maratona, le performance sono tutt'altro che brillanti. Quello che succede, per usare un gergo automobilistico - dato che si parla di Monza - è un po' come premere sull'acceleratore ma senza riuscire ad andare più forte: nonostante tutto l'impegno profuso, non c'è verso di essere più veloci. Bisogna pazientare, e il lavoro costante saprà dare i suoi frutti: a pensarci bene, anche Venezia non fu costruita in un giorno. In un giorno di mezza maratona, invece, in quei novanta minuti di corsa, penserò a dare il massimo e soprattutto a divertirmi. No run, no fun!
Bis bald!
Stefano

P.s.: Monza non è una scelta puramente podistica ma è anche una scelta di cuore, non lo nego, perché le origini di mia moglie sono anche monzesi...

mercoledì 6 settembre 2017

Alla conquista della decima: qualche goccia di Svitol

Per raggiungere Venezia, partendo dal cuore della Bassa Franconia, serve un viaggio di oltre ottocento chilometri. Lungo ed estenuante, perché si guida in tre nazioni, perché si attraversano le Alpi, perché le autostrade tedesche non sono arterie agevoli. Anche preparare una maratona è un percorso dalle caratteristiche simili. Quando si inizia la preparazione, infatti, si incontra più di una difficoltà. Credo che sia sempre stato così, per ogni maratona che ho preparato. Non si scherza mai con una corsa di più di quaranta chilometri.

Un po' di lubrificante per questa macchina un po' arrugginita

Stavolta a mettersi di traverso è stata anche la salute. Nella prima settimana che avrebbe dovuto essere di allenamento, sono stato colpito da influenza. Febbre, dolori ossei e muscolari, mal di testa: impossibile alcun tipo di allenamento per sette giorni. Riprendere dopo questi malanni (fuori stagioni) è stato piuttosto faticoso.
La prima uscita in allenamento, poco più di quattordici chilometri, l'ho corsa appena sotto i 5'/km. Nella seconda uscita ho fatto anche di peggio, ma almeno avevo una scusante, ossia le gambe ancora stanche dallo sforzo precedente. Sono proprio le sensazioni generali a non essere particolarmente positive, ma non ricordo di avere iniziato un allenamento per una maratona già in forma. Solo all'inizio della preparazione per la maratona di Berlino stavo relativamente bene: ma come è andata a finire (al netto dell'incidente)?
Una buona condizione atletica non scende come pioggia dal cielo ma la si costruisce giorno dopo giorno, con un duro allenamento, in palestra e in strada. E quindi è bene stamparsi in testa che le prime settimane, in cui il lavoro è tipicamente pesante e la reazione fisica si traduce in una sensazione generale di stanchezza, non possono dare indicazioni affidabili. C'è da risvegliare una macchina che in estate si è presa un po' di riposo e va tirata a lucido, da oliare meccanismi sui quali si è depositato un sottile strato di ruggine: recuperare fiato, ritrovare reattività muscolare, perdere qualche chilo di troppo.
Non ho molto tempo per farlo. Avevo scelto di impostare l'allenamento verso Venezia con un ciclo ancora più corto: nove settimane di preparazione contro le dieci per la maratona di Roma. L'influenza estiva le ha ridotte a otto. Vorrà dire che farò degli straordinari. Se saranno pagati lo saprò solo il 22 ottobre!
Bis bald!
Stefano

martedì 5 settembre 2017

Dalla Germania al Giappone in trenta centimetri

C'era una volta un paio di scarpe Adidas... Care Supernova, avete fatto il vostro egregio dovere, come le vostre antenate. Due maratone in cui, nel bene (Roma 2017) o nel male (Berlino 2016), mi avete supportato al meglio, in gara e soprattutto in allenamento. Ora, è giunto il momento di salutarci.

Cambia la scarpa ma non cambia il percorso!

So che quando avrò bisogno di una bella scarpa, comoda, resiliente ed affidabile, potrò sempre rivolgermi ad Adidas. Ora, in previsione della maratona di Venezia, percepivo la necessità di qualcosa di nuovo, sentivo la volontà di esplorare cosa può offrire il mercato delle calzature da corsa. Adidas è sempre una garanzia, Asics mi ha deluso (non per performance ma per resistenza del materiale), ma gli altri brand? Per la prossima maratona ho scelto la giapponese Mizuno, la Wave Paradox 4. Il supporto per il mio piede iperpronatore ovviamente non manca, ma la leggerezza che provo indossando questa calzatura è ineguagliabile, se la paragono alle calzature indossate negli ultimi sei anni di attività podistica. Anche il look è accattivante, nonostante non faccia pendant con la mia canotta rossa. Un semplice dettaglio, quest'ultimo: in fondo, ciò che mi auguro è che esse facciano il loro dovere sulle strade e sui ponti veneziani...
Bis bald!
Stefano

lunedì 4 settembre 2017

Sarà una serenissima decima

Roma fu la nona. Per la decima maratona, non ho mai avuto dubbi sul dove avrei voluto correre. Il decimo appuntamento con i 42.195 chilometri non poteva che essere in un luogo speciale. Esiste luogo più speciale di Venezia? Non per me. Esiste maratona più spettacolare della Venice Marathon? Non per me. Se c'era un traguardo che avrei voluto superare, quello non poteva che essere quello di Riva dei Sette Martiri, nel sestiere di Castello, la magnifica conclusione di un percorso che inizia dalla Riviera del Brenta e termina su quell'isola che è un trattato di storia dell'arte... Venezia.

Sognare un arrivo più bello non è possibile... (fonte: viajejet.com)

La prima volta fu una scoperta. Conoscevo il percorso solo sulla carta e lo consideravo stupendo. Sognavo Piazza San Marco, immaginavo la sensazione che si poteva provare superando il ponte innalzato sul Canal Grande solo per la maratona. Quella maratona, la prima con colei che sarebbe diventata mia moglie, fu una rivelazione continua e rappresentò il più importante miglioramento cronometrico sulla distanza.
La seconda volta fu un'emozione senza pari. Sapevo a cosa andavo incontro, ero conscio di cosa significhi per le gambe superare quattordici ponti veneziani, di ciò che rappresenta in termini di energie fisiche e mentali correre lungo il Ponte della Libertà. Ritornavo a correre una maratona dopo una prima metà dell'anno condizionata da un problema ad un ginocchio, era la prima maratona dopo il trasloco in Germania. Non volevo mancarla, perché sapevo che in Piazza San Marco mi aspettava Giulia. Lei non sapeva, tuttavia, che lì le avrei chiesto di sposarla.

...ma la partenza non scherza affatto (fonte: sporteconomy.it)

Da una terza partecipazione alla Venice Marathon non dovrei più aspettarmi niente e invece... non vedo l'ora di esserci, aspetto il 22 ottobre 2017 da giorni, mesi, anni. Esattamente da tre anni fa. Quando corro, penso spesso a Venezia e alla sua maratona. Adesso che ho ricominciato ad allenarmi duramente in vista di questo appuntamento, non faccio altro che sognare quelle tre ore di corsa ininterrotte verso il cuore della Serenissima, i brividi di Piazza San Marco e il sole sulla faccia in Riva dei Sette Martiri.
Può darsi che qualcuno mi possa prendere per pazzo, ma chi ha corso almeno una volta la Venice Marathon, comprende perfettamente questi miei pensieri.
Bis bald!
Stefano

lunedì 2 febbraio 2015

Si avanza - Maxiclassifica 2014

Ciao a tutti!
L'anno 2014 è stato per me, dal punto di vista podistico, un anno "agrodolce". La prima parte dell'anno è volata via, persa a causa del ben noto problema al ginocchio, salvata da una mezza maratona (in casa) a inizio maggio. La seconda parte dell'anno è stata ovviamente di grandi soddisfazioni, grazie alla mia seconda partecipazione alla Venice Marathon con tanto di personale.
Il nuovo personale coincide anche con un miglioramento nella maxiclassifica generale della maratona, la graduatoria stilata ogni anno dalla rivista Correre, la quale raccoglie ed ordina le migliori prestazioni di ogni maratoneta italiano. L'anno scorso non ce l'avevo fatta per un soffio ad entrare nei primi cinquemila atleti che hanno portato a termine una maratona. Quest'anno, invece, ho centrato questo piacevole traguardo, piazzandomi alla posizione 4794, su un totale di 32772 podisti. Assai positivo è anche il dato relativo alla mia categoria (fino ai trent'anni), in questa classifica conquisto la piazza numero 209 (su un totale di oltre mille atleti).

Durante la maratona che mi ha dato il nuovo personale

Tutto molto bene, e spero di poter continuare in questo modo anche nel 2015. La maratona di Amburgo, come ho annunciato una settimana fa, dovrebbe ben prestarsi ad un ulteriore miglioramento, nella speranza di riuscire a scendere finalmente sotto le 3h15'. Ma questa classifica - alla quale non ho mai badato se non ad inizio anno, per curiosità e orgoglio personale - è anche un bel segnale di come il movimento dell'atletica italiana e in particolar modo della maratona, sia in costante crescita. Anche nel 2014 è aumentato sensibilmente il numero di persone che si cimentano con la corsa regina delle discipline di fatica dell'atletica leggera. Quasi duemila persone in più hanno completato una maratona. Ed è un trend che ormai si consolida da molto tempo. Tutto ciò non può che portare, soprattutto negli anni che verranno, grandi benefici al movimento e anche al lustro dell'Italia in questa disciplina a livello internazionale.
Bis bald!
Stefano

lunedì 12 gennaio 2015

La storia che non avevo raccontato

Ci sono storie e storie.
C’è la storia di una maratona, l’ultima, a Venezia, terminata con successo, con il nuovo record personale e con la liberazione da un piccolo incubo. Per molti può essere una storia insignificante, per me è essenziale.
Poi c’è la storia nascosta, quella che è scritta nelle molecole di due cuori che proprio sullo sfondo di una maratona si sono conosciuti e si sono uniti. Era destino che con una maratona dovessero consolidarsi definitivamente.
Una pazza idea mi frulla in mente durante le maratone del 2013, che avrei potuto chiudere più velocemente se non fosse stato per un semplice gesto d’amore. Perché non rendere questo atto di amore… definitivo? Ci ho pensato un anno, sul quando, sul dove e sul come. Non sul perché, in quanto non c’è neanche un perché, tutto è così semplice e naturale. Quando: una maratona. Dove: Venezia è perfetta. Come: eh, come… un oggetto metallico nella tasca posteriore dei pantaloncini e il fiato per una sola domanda, diretta.
La stanchezza dei chilometri percorsi per raggiungere Venezia offusca i ricordi, li annebbia. Ricordo il tremore delle mie dita per l’emozione, prima del Canal Grande. Uno sguardo che cerca tra la folla. Il sorriso mio, il tremore suo. Le lacrime quando mi volto verso destra, per guardarla. Un tenero abbraccio alla fine di tutto.
Non c’è altro da aggiungere. Altrimenti non avrei raccontato il lato nascosto di un’assurda emozione.

Der Kuss

Bis bald!
Stefano

mercoledì 31 dicembre 2014

L'anno delle rivoluzioni

Ciao a tutti!
Poche ore e sarà 2015. Salutiamo un anno, il 2014 per me assolutamente rivoluzionario.
Il 2014 passerà agli annali per le crisi nella striscia di Gaza e tra Russia ed Ucraina, per i Mondiali brasiliani dominati dalla Germania, per le Olimpiadi di Sochi, per la minaccia Isis, per l'ascesa di Matteo Renzi a capo del governo. E magari verrà anche ricordato come l'anno del selfie.
Per me, solitamente attento ai fatti di cronaca italiana e internazionale, questi eventi passano leggermente in secondo piano. Il 2014 ha portato nella mia vita tanti cambiamenti. O meglio, uno di questi ha indotto tutti gli altri, ed è certamente il mio trasferimento a Schweinfurt. Per ragioni di lavoro, ho lasciato la provincia torinese per abbracciare una nuova vita in una città tedesca. C'è (e ci sarà ancora per molto tempo) un bel salto, ma essendo già reduce da nove mesi di esperienza in terra tedesca, l'atterraggio è stato un pochino più soft. Questa scelta ha implicato per me (e per Giulia, che mi ha seguito in Baviera) importanti cambiamenti al nostro futuro. Io spero di poter dire in futuro che i frutti di questa scelta siano stati positivi, e di poterli raccontare ovviamente su queste pagine.

Schweinfurt in una versione "by-night"

Anche quest'anno la corsa ha avuto un ruolo preponderante. Se da una parte ho dovuto rinunciare a quasi metà stagione per il fastidio al ginocchio, dall'altra ho recuperato nella seconda parte portando a termine per la seconda volta consecutiva la Venice Marathon, con nuovo personale: e ora sono già cinque le maratone che posso annoverare in bacheca. Senza dimenticare altre due mezze maratone, la Mezza di Varenne e la Mezza di Monza. Non male, tutto sommato. Alla luce di quanto fatto, le speranze per l'anno venturo sono molto alte.

L'arrivo alla 29esima edizione della Venice Marathon

Vivere in Germania già nella prima metà dell'anno mi ha dato modo di concepire e realizzare un'idea che ho definito folle, non a caso ribattezzata "die verrückte Idee": toccare in tre mesi tutti i sedici Länder tedeschi. Un progetto semplice nell'idea, molto più complesso nella realizzazione. Anche se sul fil di lana, ce l'ho fatta: dal Baden-Württemberg al Meclemburgo-Pomerania Anteriore, ho avuto modo di visitare almeno una località in ogni regione della Germania, scoprendo così le inaspettate differenze culturali delle diverse aree tedesche.

Die verrückte Idee: con Giulia ad Alexanderplatz, a Berlino

E sempre restando in ambito Germania, ho scoperto (o riscoperto?) il gusto del pedalare. La vastissima rete di piste ciclabili presente in Germania invita a salire in sella e godersi le meraviglie di questa nazione pedalando, pedalando, pedalando. Due i percorsi terminati quest'anno: con Giulia la Bodensee-Radweg (dislocata non solo in territorio tedesco ma anche austriaco e svizzero), attorno al Lago di Costanza; in solitaria e a tappe, la Mainradweg, la ciclovia del Meno (andata e ritorno) in uno dei tratti più caratteristici, da Bamberga a Würzburg.

Würzburg, termine ultimo di uno dei tratti più pittoreschi della Mainradweg

Trascorrere molto tempo in Germania e poco in Italia ha da un lato ridotto le mie ambizioni alpinistiche. I monti sono molto distanti da Schweinfurt, in pratica bisogna raggiungere l'Austria. Per questo motivo, la montagna è stata oggetto di qualche gita domenicale, nei pochissimi spazi che l'inclemente meteo di quest'estate mi ha lasciato. Nessuna alta via, e nessun trekking in compagnia dei miei amici del CAI, ma solamente qualche piccola ma intensa soddisfazione nel salire su tre montagne che ambivo da tempo di raggiungere, Giulian, Rocciamelone e Albergian. E nel aver finalmente completato un'idea da tempo lasciata nel cassetto dei desideri, il tour dei rifugi della Val Pellice.

In punta al Rocciamelone

Oltre alla montagna, si è ridotto anche il tempo a disposizione per assistere alle grandi manifestazioni ciclistiche, passione che da anni condivido con i miei amici più stretti. Niente Giro d'Italia e soprattutto niente Tour de France, proprio nell'anno in cui un italiano, Vincenzo Nibali, a sedici anni dall'ultimo trionfo tricolore con Marco Pantani, ha fatto risuonare l'inno di Mameli sui Campi Elisi. Il prezzo del vivere in Germania si è sentito anche a livello calcistico: niente festa scudetto nel 2014. Perché non l'ho vissuta di persona, ma il campionato la Juventus l'ha vinto di nuovo, in maniera memorabile come raramente in passato.

Die verrückte Idee: nelle acciaierie di Völklingen, nel Saarland

Per quanto riguarda il blog, è stato un anno positivo. Il trend che ha visto incrementare le visite nel 2013 si è protratto anche nel 2014, con quasi quarantacinquemila visite. Le uniche parole che posso dire sono ovviamente: grazie, grazie, grazie! E quest'anno, anche grazie alla spinta indiretta ricevuta da uno dei blog di Giulia, Scusate, devo andare a leggere, ho incluso tra i miei post le mie personali recensioni dei libri che leggo. Non sarò un granché come recensore, ma faccio del mio meglio per cercare di continuare a trasmettere passioni.
Sempre, leggendo, correndo, camminando, viaggiando, scalando, vivendo emozioni.

Sul Lago di Costanza

A tutti quanti, amici e lettori di A spasso tra i Giganti, i miei migliori auguri di un Felice 2015!
Stefano

E auguri a tutti! (...dalla fiaccolata delle Guide Alpine di Valtournenche)

mercoledì 26 novembre 2014

L'acqua che sfiora i tuoi piedi

Ciao a tutti!
Un mese è già passato da quel magico giorno, un condensato di sensazioni che, come la prima volta tanto quanto l'ultima, è sempre difficile rappresentare nella forma migliore. Le parole escono con tanta più difficoltà quanto è il valore dei ricordi personali. Per me questa maratona ha voluto dire tanto, per me e non solo. È per questo che a trenta giorni di distanza, riuscire a parlarne con effettiva lucidità è ancora arduo.
Ci sono tante immagini che porto con me di quel giorno… il sole della Riviera del Brenta, la lucente sagoma di Venezia dal Ponte della Libertà, il primo ponte nell'isola di Venezia e il canale della Giudecca, quell'indefinibile piacere nell'attraversare il Canal Grande, l'attesa e il batticuore in Piazza San Marco, il sorriso sotto il Campanile di San Marco, quei lunghissimi ed infiniti ponti in Riva degli Schiavoni, la folla che acclama il tuo nome, le incitazioni a non mollare, le gambe che non  ne hanno più ma vedono l'arrivo e per questo non smettono di muoversi. La gioia dentro, incontenibile. Non un piacere fisico, ma un orgasmo dell'anima.
Come al solito sono un fiume in piena, ma probabilmente solo chi ha corso una maratona o conosce qualche caro che l'ha fatto potrebbe comprendere appieno cosa possa significare. Se volete provarci – a capire, non a correre 42 chilometri – potete leggere la storia di questa maratona, tramite i post che raccontano l'avvicinamento alla mia 29°Venice Marathon e tramite alcune delle immagini (mie e non solo) di questo evento.
Bis bald!
Stefano

04/09/2014: si ricomincia a correre!
13/09/2014: ritorno alle gare: Mezza di Monza

La gioia dell'arrivo

14/09/2014: un buon tempo in mezza maratona sull'Autodromo Nazionale di Monza
18/09/2014: il racconto della Mezza di Monza

...è per voi, è per me

07/10/2014: i miracoli del kinesio-taping
09/10/2014: il primo lungo in Germania

Il via da Stra (fonte: venicemarathon.com)


11/10/2014: finalmente un po' di ripetute veloci...
13/10/2014: i lunghi "più lunghi", lungo il Meno

Neanche alla mezza maratona


14/10/2014: l'annuncio, per la seconda volta a Venezia
19/10/2014: ultime ripetute sulla ciclovia del Meno
21/10/2014: l'ultimo lungo, poi sarà maratona

A Mestre, lanciatissimo


22/10/2014: il Charity program della Venice Marathon
23/10/2014: il percorso della Venice Marathon

La felicità di correre in Piazza San Marco


25/10/2014: cose da prendere prima di partire per una maratona
25/10/2014: grandi emozioni: pettorale, Baldini e Zanardi

Discesa


26/10/2014: ho concluso la mia quinta maratona con nuovo personale!
27/10/2014: una medaglia ed un pensiero

Piazza San Marco ci aspetta (foto by L. Di Maio)


30/10/2014: le immagini "dietro le quinte" di una maratona
03/11/2014: il racconto della mia Venice Marathon

Una medaglia che vale doppio


06/11/2014: i pensieri a caldo dopo e durante una maratona

martedì 18 novembre 2014

Due anni di maratone

"La gente pensa che io sia pazzo che abbia scelto una vita di torture, anche se io direi che è proprio il contrario. Da qualche parte lungo la strada abbiamo confuso la comodità con la felicità. Dostoevskij aveva ragione: "La sofferenza è la sola origine della coscienza". Mai i miei sensi si trovano più attivi rispetto a quando si raggiunge il dolore. C'è una magia nella fatica. Provate a chiederlo a qualsiasi corridore."
Dean Karnazes

L'ultima fatica!

Due anni fa portavo a termine la mia prima maratona, un ricordo indelebile.
Dopo due anni, posso dire di aver aggiunto in bacheca altre quattro medaglie, frutto di altrettante prove sui 42,195 chilometri.
C'è tanta tantissima soddisfazione per i risultati, per le emozioni vissute, per i ricordi che lego ad ogni maratona. Ogni volta questa corsa evoca piaceri diversi, piaceri ogni volta straordinari.
E c'è la consapevolezza che forse, senza la corsa, sarei una persona differente, con una storia che non è quella che ho potuto raccontare in questi anni, su queste pagine.
Io credo che la corsa in sé e tutto il percorso di questi ultimi due anni mi abbia reso una persona migliore e una persona più serena e resistente interiormente.
Per questo motivo, non posso far altro che dire "viva la corsa!"
Bis bald!
Stefano

lunedì 17 novembre 2014

Bimbi in gamba

Ciao a tutti!
Come avrete avuto modo di leggere nei miei post precedenti alla mia partecipazione alla Venice Marathon 2014, è chiaro come sia grandissima l'ammirazione che provo nei confronti di quel grandissimo uomo, ancora prima che atleta, che risponde al nome di Alex Zanardi. Ho sempre guardato alle sue gesta, dopo il terribile incidente automobilistico che l'ha costretto a ridefinire la sua vita, con grande stupore e meraviglia. Le sue imprese sportive a 360°, dalle auto all'handbike per arrivare fino all'ironman, sono state esempio di forza e coraggio senza eguali. Le sue parole, dette da una persona che ha conosciuto il dolore e visto la morte negli occhi, sono state fonte di motivazione ed ispirazione nei momenti più difficili.

Che incontro...

Vederlo dal vivo, sentire le sue parole e avere l'onore di fare una foto con lui, proprio il giorno prima della mia seconda partecipazione alla Venice Marathon, è stato assolutamente emozionante. Lui sa catturare l'attenzione del pubblico, totalmente in visibilio per il suo discorso. Quel giorno parlò ovviamente della sua impresa all'ironman di Kona, ma anche del progetto "Bimbingamba" (http://www.bimbingamba.com/), legato all'associazione che porta il suo nome. Grazie a lui (che ci ha messo non solo la faccia, ma cuore ad anima) ho conosciuto questa iniziativa che si occupa di dare una speranza a chi l'ha persa o non ce l'ha mai avuta a causa di una malattia, di una lesione o di un incidente: Bimbingamba si occupa infatti di realizzare protesi per bambini che hanno subito amputazioni e che non hanno accesso all'assistenza sanitaria.

Un autografo da custodire gelosamente...

Bimbingamba è alla continua ricerca di fondi per finanziare i sogni di tanti bambini. Io ho contribuito, nel mio piccolo, a cercare di restituire una parte di sorriso. E voi, che aspettate?
Bis bald!
Stefano

giovedì 6 novembre 2014

Le menti limpide non si macchiano mai

Ciao a tutti! 
Quasi due anni fa, era il 18 novembre 2012, portavo a termine la mia prima maratona. Qualcosa per me impensabile, fino a poco tempo prima. Fu un evento personale carico di tantissimi significati, che ha segnato profondamente la mia vita nei mesi che seguirono. In quell'occasione pubblicai un post che raccoglieva tutto il mio pensiero al termine di una tale fatica. A due anni di distanza, voglio ripetere (attualizzandolo) questa sorta di esercizio, di sfogo. Perché - per più di un motivo - questa non è stata una maratona qualunque. Ci sono le sofferenze e ci sono i sogni: una maratona, in fondo, va sempre al di là del mero gesto della corsa.

In Riva dei Sette Martiri, all'arrivo della Venice Marathon, ho pensato...


...ai momenti in cui avevo attacchi di freddo pensando a Piazza San Marco
...a tutti i sacrifici di Giulia nell'aspettarmi a casa dopo l'allenamento
...ai momenti in cui correndo in salita sognavo la leg press in palestra
...e ai momenti in cui alla leg press sognavo di correre
...ai tramonti sul Meno durante le ripetute
...a tutti coloro che non sanno quanti chilometri si corrono in maratona, ma sono sempre 42,195
...a quegli allenamenti in cui mi ripetevo dentro "Giulia, sto arrivando"
...a tutti i bicchieri di vino mai bevuti
...ai chilometri corsi, e sono centinaia
...alle serate di un lungo inverno tedesco in cui mi chiedevo se mai sarei tornato a correre una maratona
...ai mobili montati nei weekend dopo aver appena corso trenta chilometri
...ai miei genitori, che mi hanno dato testa, polmoni e gambe sufficientemente resistenti per correre così tanto
...e a saperli orgogliosi di me
...ai momenti in cui ti chiedi perché lo fai, e non c'è una risposta, lo fai e basta
...a quegli istanti in cui mi dicevo di tenere duro perché in fondo stai facendo qualcosa di importante
...a tutte le magliette lavate
...al riposo che verrà dopo
...a tutti quelli che non possono provare questa gioia perché magari hanno un ginocchio disastrato
...alla mia scatola delle medaglie, che prima di tutto si arricchisce di un ricordo indelebile
...ai pasti ponderati che sono preceduti e quelli non ponderati che verranno
...all'ispirazione che le vittorie olimpiche di Bordin e Baldini mi hanno dato
...alla Marktplatz di Schweinfurt illuminata alle 7 di sera
...ad una promessa importante, all'appuntamento da non mancare
...a tutti coloro che non hanno mai fatto mancare il loro sostegno
...a quei veloci istanti in cui non sai dove guardare, talmente è tutto così bello
...all'abbraccio di Giulia, che di lì a poco sarà con me
...a tutti i runner che corrono questa maratona, ognuno con la sua battaglia da condurre e i suoi demoni da sconfiggere
...alla maratona che verrà, perché in fondo la corsa non finisce mai


Ed ancora una volta (come due anni fa), a tutti coloro che hanno corso una maratona, o la correranno, una volta almeno nella vita.
Stefano

lunedì 3 novembre 2014

Tuti bei, dal primo all'ultimo - Il racconto della mia seconda Venice Marathon

Ciao a tutti!
Raccontare il giorno della maratona, il giorno atteso da mesi, per non dire da un anno intero, non è cosa facile. Parlare di ciò che hai dentro, di ciò che tieni dentro per tanto tempo, paure, desideri, sogni, attimi, è impresa difficile. E infatti sono necessarie ore di riflessione per mettermi finalmente sulla tastiera di un computer e iniziare a battere tutto ciò che transita per la mente riguardo a domenica scorsa.

Dietro di me, il Canal Grande
Paure: quella di arrivare in fondo con un ginocchio a pezzi non è mai realmente scomparsa del tutto durante i mesi di preparazione. Al minimo dolorino i timori crescevano, eccome se crescevano. E nell’ultima settimana i piccoli dolori, anche quelli più stupidi diventano giganteschi. È tutto un effetto mentale, o chiamiamola tensione, se preferite. Questa volta mi presento a Stra, alla partenza della mia quinta maratona con un dilemma in più. Un banale incidente per le vie di Torino, un’abrasione al ginocchio sinistro (non quello incriminato ma già ferito quest’estate), e il dubbio: arriverò fino alla fine? Io credo di si, ma quarantadue chilometri sono lunghi e in più di tre ore di cose ne possono succedere veramente parecchie.

L'alba di domenica, l'alba dell'edizione 29 della Venice Marathon


Desideri: beh, prima di tutto arrivare in fondo, magari farlo anche alla grande. Un anno fa realizzavo il mio personale, nel frattempo ho sofferto molto, più mentalmente che fisicamente. Esserci nuovamente è già molto bello, esserci e migliorare quanto fatto l’anno scorso sarebbe spaziale. Tornare e tornare più forti di prima, questo è il sogno.

Sono solo i primi chilometri


Il risveglio in albergo è all’insegna dei grandi nervosismi pre-maratona: passeggio concitatamente in camera, cercando di sistemare pettorale, cerotti e fascia cardio. Giulia (fortunatamente per lei) dorme ancora e posso solo scaricare parzialmente la mia tensione quando la saluto per andare a fare colazione, con quel “torno presto” che accompagna ogni nostro distacco. La colazione è velocissima: ho solamente venti minuti per ingerire quei carboidrati che brucerò celermente nel giro di poche decine di minuti. Nella sala colazione dell’albergo ci sono solo runner, talvolta accompagnati dalle loro mogli o compagne. Tutti silenziosi, assorti nei loro pensieri. Magari avvolti anche loro da un’aura di desideri. O coperti da una nube carica di angosce.

Prima curva a destra


Inizio a star meglio nel taxi che ci porta alla stazione ferroviaria di Mestre, da dove partono i pullman per Stra. Con me ci sono due ragazzoni svedesi, al primo appuntamento con la Venice Marathon. Sono cinque minuti piacevoli, racconto loro un po’ del percorso, come per scaricarmi e allo stesso tempo ripassare il percorso.
Fuori si gela. Ci saranno cinque gradi, non di più. Nel frattempo arriva il tanto desiderato bus. Dove potrò sedermi e cercare di trovare un po’ di tranquillità. Non ho interlocutori o compagni di avventura, non è come a Torino in cui è per me facile trovare qualche faccia conosciuta. Sono da solo, qui: saranno trenta minuti in cui ora non so dire cosa ho fatto o pensato. Credo di aver fatto un lungo viaggio in me stesso, infine. Perché una maratona è anche questo, un lungo viaggio dentro se stessi, alla ricerca di qualcosa che ti porta a compiere una fatica così grande. Ed è anche un grande viaggio nel passato, in quello che sono stato giorni, mesi e anni fa, e nel presente, a ciò che sono ora.

Transito a Mestre


Quando si raggiunge Stra non ho proprio voglia di scendere, il freddo è ancora tanto, nonostante il sole sia già ampiamente alto in cielo. La Riviera del Brenta accompagna me e i vari compagni di viaggio fino alla zona partenza, dove la folla è già numerosa. Code per i servizi igienici, code per il tè caldo, code anche per entrare nel tendone dove ci si ripara dal freddo prima di cominciare a correre. Questo tendone puzza di creme riscaldanti, qualcosa di cui non faccio uso ma sono un must per molti podisti. Io attendo qui il momento propizio per spogliarmi e iniziare il riscaldamento. Mangio due gallette di mais, senza un vero motivo. Poi controllo che tutto sia a posto nella borsa che troverò all’arrivo. Quindi faccio che giocare un po’ con il cellulare: ogni mezzo è buono per distrarsi. Poi arriva l’ora di togliersi la tuta. Ora si fa sul serio: c’è da eseguire un po’ di riscaldamento e molto stretching. Queste sono le operazioni che mettono in me molto nervosismo. In quei momenti non sai mai se lo stai facendo bene o no. E poi ovviamente se c’è un piccolo fastidio, voilà, eccolo che lo senti triplicato. Il ginocchio torna a bussare sui tuoi nervi più scoperti. E c’è quella paura, quel timore che sì, ti porta a scavalcare il guardrail, scendere in riva al Brenta e lasciare un piccolo ricordo, una fugace testimonianza in dono alla natura.
Quando decido che il riscaldamento è terminato, mi avvio verso le gabbie. La mia è la numero 2, colore giallo. Passo davanti a Villa Pisani, una delle residenze più belle del Brenta: si, l’inizio della Venice Marathon è veramente da brivido, in una tale location. Quando entro nella gabbia manca ancora mezz’ora allo sparo che decreterà il via alla maratona. In quei trenta minuti si pensa di tutto e si vede di tutto. Sono molti i siparietti curiosi a cui ho assistito, come quello dei runner in fila sulle transenne intenti a rimuovere gli ultimi liquidi, o come i lanci di maglioni verso i prati di Villa Pisani, prontamente raccolti dagli extracomunitari lì deliberatamente appostati. Però il più bello è anche quello che sogno di poter vivere in prima persona un giorno: una mamma con il proprio figlio, che tiene in mano un palloncino; sopra vi è scritto “forza papà”. Ecco, la maratona è anche questo.

La partenza da Stra (foto by A. Marini)


Arriva il momento dello sparo. Sono molto vicino – inspiegabilmente, nonostante la gabbia -alla linea di partenza, quindi so che il tempo che segnerà il cronometro all’arrivo sarà molto vicino a quello netto. Ma per i calcoli non c’è molto tempo ancora. Bisogna solo pensare a correre. Ovviamente parto abbastanza forte, senza neanche rendermene conto. Sempre così, in maratona. L’attraversamento del primo comune, Fiesso d’Artico, non aiuta a rallentare il mio ritmo, ma mi devo imporre una condotta di gara più oculata rispetto ad un anno fa. Cosi sarà: fino ai trenta chilometri il mio ritmo sarà veramente molto costante tra i 4’34”/km-4’38”/km. Correre così mi permetterebbe di chiudere a Riva Sette Martiri in 3h14’. Sognare è lecito, ma qui si tratta di qualcosa di impossibile. So di andare troppo forte, so che pagherò in fondo. Però so anche che è un ritmo buono e soprattutto molto costante.

Passaggio ai 30 chilometri


Un anno fa a rovinare parte della prestazione era stata l’alimentazione in corsa. Quest’anno, memore dell’esperienza dell’anno scorso e dei consigli del prezioso libro di Arcelli (vedi post), ho provveduto a rifornirmi di bustine di zucchero per poter rifornirmi continuamente di glucosio, limitando così l’assunzione di frutta sul percorso (che al sottoscritto lascia spiacevoli squilibri gastrici, con un’influenza di circa 10” a rifornimento). La tecnica funziona: lo zucchero scende giù molto più facilmente rispetto a banane e mele. Anche il rifornimento alla mezza maratona, un anno fa ai limiti del letale, passa via in scioltezza.

Muscolatura impressionante


La Riviera del Brenta non delude. L’incoraggiamento è festoso dall’inizio alla fine, in tutti i paesi. In particolare a Dolo e a Mira la folla è scatenata. Il clima è veramente positivo, favorito anche dall’incredibile sole che splende sul Brenta. Giornata perfetta per correre: c’è anche un po’ di venticello, molto gradito, in quanto mi permetterà di non sudare per quasi venticinque chilometri di corsa.
Correre di fianco al Brenta è veramente piacevole e nella prima parte di gara, grazie al paesaggio, all’atmosfera festante, ad un meteo eccezionale, non ci si accorge che si sta correndo una maratona. Tutto pare eccezionalmente facile, ma è sempre così, in ogni maratona. Si arriva dunque alla mezza maratona senza alcun intoppo, fatta eccezione per il cerotto kinesio applicato sul “famoso” ginocchio destro: non regge e dà solo noia, meglio toglierlo. L’attraversamento di Marghera è invece qualcosa di notevolmente fastidioso. Tralasciando la bruttezza della zona industriale, vi è un sottopassaggio che conduce a Mestre che attira a sé molte maledizioni, soprattutto a causa della risalita, forse più ripida di qualsiasi altro ponte in Venezia. A Mestre ci accoglie una folla nutrita: l’anno scorso mi diede modo di imprimere una bella accelerazione (che pagai alla fine); quest’anno mi contengo, memore delle fatiche di un anno fa.

Piazza San Marco è qui


Si può dire che a Mestre inizi veramente la maratona. Le mie gambe stanno bene e il morale è alto, avendo battezzato le “lepri” giuste per una decina di chilometri. Ma in uscita dalla città iniziano anche le prime difficoltà. Innanzitutto, il vento si fa più accentuato ed il sole diventa una presenza continua: essendo già le 11, si avverte il caldo. Poi, cominciano i primi dolori. Prima, la fitta al ginocchio destro, quello incriminato. Poi, un ginocchio sinistro (tutto quanto) che pare addormentato, come fatto secco da un’iniezione di morfina. Tutto passa, fino ad un certo punto. Dopo, dolori continui, fino alla fine. In realtà, le difficoltà, quelle vere, che arriveranno, sono altre.

Correre una maratona è anche questo... tutti contro la SLA


Il momento chiave della mia maratona e del mio rendimento in corsa è ancora una volta al Parco San Giuliano, dove cade il chilometro 30. Qui si corrono circa 3-4 chilometri in totale, che iniziano con un lungo e insidioso ponte. Dopo, un tortuoso saliscendi che conduce al Ponte della Libertà. È un tratto che molti non amano, a causa delle salite e delle numerose curve che lo contraddistingue. Io ci arrivo con un’ottima gamba, tanti altri no. Inizio a sorpassare e, galvanizzato, non metto freno all’entusiasmo. Sorpasso in continuazione, scendo anche sotto i 4’30”/km. Questo è troppo per le mie gambe. Di lì a poco pagherò con gli interessi. La salita che porta al Ponte della Libertà prima, e il ponte stesso, dopo, mi porteranno a correre anche venti secondi in più ad ogni chilometro. Sul Ponte della Libertà, rispetto ad un anno fa, c’è il vantaggio psicologico di poter già vedere lo skyline di Venezia. Si, i campanili di Venezia sono un bel punto di riferimento, ma quando soffia il vento è inevitabile dover rallentare il ritmo. Si fa più fatica respirare e il proprio corpo necessita di consumare più ossigeno per mantenere lo stesso passo. Si, faccio veramente fatica. Anche qui trovo una “lepre”. È un ragazzo che forse si chiama Stefano, o Simone, o Sergio, che ne so, ma ci sorpassiamo e controsorpassiamo a vicenda sull’ampia carreggiata del Ponte della Libertà, e ci diamo un notevole vantaggio psicologico. Intanto, stringendo i denti e cercando le più recondite energie interiori, questi tanto maledetti quanto scenograficamente meravigliosi chilometri giungono al termine: si entra finalmente a Venezia!

"Ce l'ho fatta, ancora una volta"


L’ingresso a Venezia avviene ovviamente dal lato ovest dell’isola, quello sicuramente meno interessante: qui la scena è dominata da un mare di asfalto e cemento. Questa è la zona del Tronchetto, di piazzale Roma e del porto, inutile aggiungere altro. Rispetto a un anno fa c’è una brutta sorpresa. La rampa di accesso all’isola viene completamente attraversata dalla corsa, e non elusa da un apposito sottopassaggio. È una discreta salita che i podisti si ritrovano al chilometro 37 di corsa. Non fa piacere, ecco. La fatica è tanta e l’acido lattico, ahimè, fa già male. Si, c’è una bella discesa, dopo, utile per rilassare braccia e gambe. Ma una salita seguita da un’importante discesa è tuttavia molto più deleteria in termini cronometrici di un’unica leggera discesa.
Beh, questa salita non vuole finire mai. Gli ultimi metri dello strappo sono accompagnati da molti incoraggiamenti e ce n’è un gran bisogno. Il sole annerisce l’asfalto e assieme al vento crea le peggiori condizioni di corsa fino a quel momento. Ma tutte le fatiche, prima o dopo, devono giungere al termine.

La Serenissima attende... (foto by L. Di Maio)


C’è più di un chilometro da correre nella zona portuale. Da una parte ci sono gli stabili del porto, dall’altra le navi di MSC e Costa, impetuose. Indubbiamente ci si sente piccoli piccoli. È un piccolo pensiero, un piccolo diversivo dalla fatica costante che si sta provando. Una sorta di zig zag tra quelli che sembrano essere magazzini e poi si inizia a vedere il Canale della Giudecca. Poi c’è il primo ponte. Ne seguiranno altri tredici. La quantomai lunga e al contempo breve “cavalcata” di quattro chilometri all’interno della città più bella del mondo, verso Piazza San Marco e verso Riva dei Sette Martiri, ha qui inizio.
Tutto è perfetto. C’è una folla che ti sprona a non mollare – e come potremmo – anche pronunciando il tuo nome. Il canale della Giudecca raggiunge stupefacenti picchi di bellezza. Mare e cielo, tutto quel blu. Il lastricato delle fondamenta del sestiere Dorsoduro, la facciata della chiesa dei Gesuati, tutto quel bianco. È meraviglioso esserci, è fantastico essere parte di questa scena, un piccolo puntino che corre ai bordi di Venezia.

L'arrivo del vincitore, l'etiope Mamo


La strada, o meglio, il passaggio, si fa veramente stretto quando ci si avvicina a Punta della Dogana. C’è spazio praticamente per un solo corridore, o quasi. Mi ritrovo una coppia di podisti e non è facile sorpassarla. Quando lo faccio mi ritrovo sul ponte che attraversa il Canal Grande. Stupore, come sempre d’altronde. Sono poche centinaia di metri, ma sono parte di ciò che dalla tua mente non scapperà mai più via. Non so perché corro, non so quanto forte corro, ma corro e basta, con la testa costantemente rivolta verso sinistra, verso qualcosa di magico. Non so se sto soffrendo, ma dentro e fuori di me c’è un sorriso enorme, che rimarrà impresso nell’obiettivo del fotografo appostato al termine del ponte.

Il ponte sul Canal Grande (visto dal vaporetto del ritorno)


Il passo successivo è Piazza San Marco. Il momento più atteso, da quando iniziai a coltivare l’idea di tornare a Venezia per la Venice Marathon. C’è un piccolo tratto sotto gli alberi subito dopo il ponte sul Canal Grande. Qualche bancarella di souvenir, poi un minuscolo ponticello, quasi impercettibile. Palazzo Ducale è già lì, inconfondibile, con il suo incantevole colonnato in stile gotico veneziano, dietro alla colonna con il leone marciano. Si, ci siamo. Ci sono, Piazza San Marco è qui. È qui che si concentra la maggior parte dei tifosi e degli accompagnatori. Anche Giulia mi sta aspettando qua, come l’anno scorso, da qualche ora. Devo fare attenzione a vederla, oltre che a schivare le pozzanghere presenti nelle depressioni della piazza. So che mi attende all’incirca all’altezza del Caffè Florian, come un anno fa. La vedo, finalmente, e questa è una delle immagini più belle dei miei 42,195 chilometri. Non solo perché lei è bellissima, come sempre d’altronde, ma perché protrae le sue braccia verso di me, distese come a voler afferrare qualcosa. La preda sono io, e non oppongo resistenza. Io non so ancora bene ora cosa sia successo in quei sedici secondi (si, sono proprio sedici), da questo punto di vista l’amore fa brutti scherzi. Un abbraccio, forse. Un bacio, probabilmente. Una promessa che vale una vita intera, sicuramente.
Poi riparto. Al traguardo di Riva dei Sette Martiri manca ancora più di un chilometro. Ho ancora un personale da conquistare.

Arrivo!


Non si vorrebbe mai lasciare Piazza San Marco: questa piazza è speciale, emana un’atmosfera distensiva, di pace. Ma è una maratona. Quando corri questa distanza ciò che hai sotto i piedi scivola via imperturbabile, senza alcuna possibilità di accorgersene. E anche Piazza San Marco scorre, passando di fronte alla Basilica, alla Porta della Carta e a Palazzo Ducale. Inizia Riva degli Schiavoni e lo fa con il suo ponte più duro, il Ponte della Paglia, un nome che non dimentico da un anno. Lo superi. Poi un largo spiazzo, fino al ponte successivo. Così via fino all’Arsenale. C’è tanta gente attorno a te, sui ponti le grida sono ben definite. È una fatica che sembra non finire mai, ma paradossalmente finisce troppo in fretta. Si, corro ancora veloce, nonostante i ponti chiudo il quarantaduesimo chilometro in meno di cinque minuti. Gli attimi dell’arrivo…beh, quelli vorresti non finissero mai. La gente che ti incita e tu chiedi a gran voce il suo sostegno (con l’ultimo fiato che rimane), il sole che batte in faccia, una linea da oltrepassare. Dopo, tanta gioia, tanta fatica. L’ultima goccia di energia la uso per alzare le braccia al cielo. Stavolta non urlo. Guardo la foto del mio arrivo. C’è tutta la grinta di chi non ha voluto mollare dopo i dolori dell’inverno, la rabbia per i tanti mesi in cui non ho potuto correre, la liberazione da tutti i dubbi che hanno attanagliato la mente. Poi, guardo il cronometro. Il tempo che esso segna non può essere quello esatto ma è quanto basta per poter dire che ho stabilito il nuovo personale sulla distanza della maratona. La soddisfazione è ovviamente doppia.
Poco più avanti, dopo un cambio e un piccolo recupero di energia e carboidrati, rivedo Giulia. Il nostro abbraccio è la fine di un mese durissimo, fatto di tanti sacrifici: i miei, quelli in allenamento; i suoi, quelli dell’attesa solitaria di tante sere durante le mie corse; i nostri, quelli del conciliare tutto ciò con i lavori per una casa nuova, in un paese straniero. È un abbraccio che vuol dire tanto, tantissimo.

I'm a finisher (per la quinta volta)


3h17’21”, è questo il tempo ufficiale all’arrivo: 441esima posizione (su 4687 giunti all’arrivo), 71esima di categoria. Sono quarantasei i secondi di miglioramento all’arrivo. Più o meno era quello che mi aspettavo. Certo, non ci fosse stato quel vento sul Ponte della Libertà… non ci fosse stato quel ponte all’ingresso di Venezia… non ci fosse stato tutto quel caldo all’arrivo. Ma alla fine ho corso solo un’ora peggio dei professionisti: il vincitore, l’etiope Ketema Mamo, ha trionfato con il tempo di 2h16’45”, che è un crono altissimo. Anche la prestazione dei top runner è stata dunque decisamente influenzata dalle condizioni meteo, dal vento in particolare.
Ma a conti fatti non mi interessa tutto ciò. So di aver fatto qualcosa di importante, di bello. Per me e per i miei cari. Sono altre le cose che ti rimangono dentro. Cose che non si possono spiegare, cose che si potranno dissolvere solo alla fine dei nostri giorni.
Bis bald!
Stefano

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