Il 25 agosto può essere una data come tante altre. Non lo è invece per chi conosce bene la grande storia dell'alpinismo sul Cervino. Il 25 agosto non si celebra una scalata storica, ma è una data di grande importanza. In questa data, era il 1890, moriva Jean-Antoine Carrel, il grande conquistatore italiano del Cervino. E non lo fece in maniera "banale". Lo fece sotto la sua montagna, quella montagna che più di ogni altro alpinista credette fosse possibile scalare.
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La "croce Carrel", memoria della grande guida di Valtournenche (fonte: quotazero.com) |
Il 25 agosto 1890, Carrel si ritrova nel bel mezzo di una bufera lungo la cresta del Leone. Con lui ci sono il suo cliente, il compositore torinese Leone Sinigaglia, e un portatore, Carlo Gorret. Nella tempesta, nella nebbia, in mezzo ai fulmini, Carrel si posiziona come ultimo di cordata e guida magistralmente Gorret. Quando quest'ultimo capisce che il peggio è passato, da grande eroe (dopo 17 ore di discesa), Carrel si accascia ed esala l'ultimo respiro. Aveva sessantuno anni, e sulle sue robuste spalle di valdostano tenace si contano cinquantuno salite alla Gran Becca . Dove morì, sorge ora una croce, unanimemente conosciuta come la "Croce Carrel".
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Jean-Antoine Carrel (fonte: matterhorn.nzz.ch) |
La frase che le guide del Cervino pronunciarono dopo la morte del loro "fondatore", quando i clienti volevano sapere come e dove fosse caduto, fu sempre la stessa: "egli non è caduto, è morto".
Ma nella storia dell'alpinismo, egli è tutto fuorché morto. I giganti come Jean-Antoine Carrel sono come le montagne: immortali.
Bis bald!
Stefano
Ma nella storia dell'alpinismo, egli è tutto fuorché morto. I giganti come Jean-Antoine Carrel sono come le montagne: immortali.
Bis bald!
Stefano
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