giovedì 16 giugno 2016

Cosa non si farebbe per la DFB

Ciao a tutti!
Un'altra grande manifestazione calcistica è cominciata e i tedeschi sono in grande fermento. La nazionale tedesca, la Mannschaft, è sempre in prima fila quando si stila l'elenco delle favorite - negli ultimi dieci anni il loro peggior risultato è stato la semifinale. D'altronde, quando in ogni reparto c'è una quantità impressionante di talento, è logico che le aspettative da parte dei tifosi siano altissime. La ARD, il primo canale pubblico tedesco, trasmette tutte le partite di questa edizione degli Europei (bye bye Rai...). Le radio non fanno altro che parlare di calcio (e domenica durante il viaggio tra Italia e Germania ci siam sorbiti tutti gli inni ufficiali delle ultime edizioni di Europei e Mondiali di calcio), i giornali non sono da meno per quanto ho avuto modo di sbirciare sulle scrivanie dei colleghi.

Dalla copertina di un magazine tedesco

Ma "l'apice dell'apoteosi" del tifo tedesco non è in ciò che l'opinione pubblica decide di trasmettere o pubblicare, ma nelle decorazioni. Bandiere sui balconi? Si, da qualche parte ho visto bandiere appese. No, il meglio è nel decorare la propria automobile! Quando la Mannschaft è impegnata, l'oggetto di culto è la Autofahne: una bandiera tedesca che si può attaccare alla vettura, solitamente ad un finestrino. Ovviamente l'oggetto più trash in circolazione in queste settimane, rintracciabile in negozi di accessori per auto - oppure oggetto omaggio, se compri la birra "giusta".

Inguardabili (fonte: fankurven42.blogspot.com)

Ciò che mi lascia stupefatto è però altro. I tedeschi, quelli tutti precisi e perfetti, quelli dell'alles in Ordnung di qua, noi siamo i migliori di là, non si rendono conto che questi oggetti sono potenzialmente pericolosi. Difficile a credersi, ma è così. Sconsigliati in autostrada, in quanto ad alte velocità le asticelle possono rompersi, le Autofahnen sono un pericolo per l'incolumità di altri viaggiatori e sono un incentivo al furto, in quanto pare che sia più facile aprire l'auto, senza neanche troppe difficoltà. E se succede qualcosa, un incidente o un furto - la compagnia di assicurazione non è tenuta a risarcire i danni.
Gut gemacht, cari tifosi!
Bis bald!
Stefano

mercoledì 15 giugno 2016

La nuova età

Ciao a tutti!
Una settimana in una nazione straniera, così lontana geograficamente e culturalmente dai nostri standard come il Sudafrica, non può bastare per comprenderla fino in fondo. Servirebbero più tempo a disposizione, più viaggi, più approfondimenti prima e dopo il viaggio, più... tante altre cose. Un buon modo per tentare di capirla meglio è la lettura di un quotidiano: la lingua inglese, una delle undici lingue ufficiali del paese, è sostanzialmente ben parlata e compresa da buona parte della popolazione, quindi è molto diffusa anche sui giornali. All'aeroporto poi, i quotidiani si trovano gratuitamente in appositi contenitori posti dopo i controlli di sicurezza: basta allungare la mano per leggere qualche notizia sul Sudafrica.

Un giornale sudafricano in una foto storica: De Klerk nel giorno nella fine dell'apartheid in Sudafrica (fonte: citylab.com)

Cosa salta all'occhio in un quotidiano sudafricano? Beh, innanzitutto il costo: una copia de The Western Cape New Age costa 4 ZAR (che sta per Southafrican Rand, la valuta locale), equivalenti in questo momento a 24 centesimi di euro! Questo il più economico; ma anche altre testate non sono molto più costose: The Citizen costa 6 ZAR (= 0.36 €), The Star 7,90 ZAR (0.47 €). Non male, eh? Poi, la struttura: come anche succede in Germania, la struttura del quotidiano è modulare; i giornali sono composti di più fascicoli, ognuno per sezione (attualità, esteri, economia, sport, ecc.), garantendo maggiore facilità di consultazione. Dunque, la caratteristica che più mi ha sconvolto: la quasi totale assenza di pubblicità, in sostanza una, massimo due, pagine di "consigli per gli acquisti", su un giornale - economico come il The Western Cape New Age - di ventotto pagine. Ne The Citizen, invece, le pubblicità e le offerte si trovano non direttamente nel giornale, tra un articolo e l'altro, ma addirittura in un fascicoletto a parte.

Una prima pagina sudafricana

Cosa si può evincere dalla lettura di un quotidiano sudafricano? Innanzitutto, la situazione economica del Sudafrica. Non rosea, ma certamente non disastrosa. La crescita è lenta e l'outlook è negativo, ma non è prevista una recessione, inoltre ci sono buoni segnali da non trascurare, come la ripresa del rand sudafricano che sta recuperando terreno sulle principali valute internazionali. Servono riforme a 360° a livello politico ed economico, per garantire una crescita stabile, insomma.
Dalla lettura di un quotidiano sudafricano in due ore di volo, personalmente, non ho ritrovato tutto quel sentimentalismo e quel terrorismo psicologico che emerge dalle pagine di un giornale italiano. In prima pagina, su The Citizen, ho visto una foto che fornisce un bel termine di paragone con le nostre testate: un ippopotamo assalito da un coccodrillo - che non è proprio il nostro genere di articoli. Non si enfatizzano notizie drammatiche (poche, peraltro), ma vengono semplicemente riportate come fatti di cronaca, e in quanto tali non vengono commentati politicamente. Lo spirito della nazione sudafricana - gioiosa, allegra e piena di vitalità - si riflette in uno specchio che sono i suoi quotidiani, che non raccontano i fatti ma sempre in tono speranzoso e ottimistico, in tutti i settori, dall'economia fino alla politica interna. C'è grande attenzione alla natura: molti articoli sono dedicati allo sviluppo delle energie rinnovabili (in un paese che purtroppo brucia ancora troppo carbone) e alla conservazione della biodiversità. Purtroppo nel Sudafrica si deve combattere ogni giorno con il fenomeno del bracconaggio.
Nonostante il Sudafrica sia una nazione di stampo inglese - l'inglese è parlato da quasi tutta la popolazione, anche nelle aree più povere - i giornali sudafricani non vedono di buon occhio gli americani. Recentemente, il Sudafrica è stato messo in allerta per una possibile minaccia terroristica di stampo integralista. "Nah", pensano i sudafricani: per loro il vero terrorismo è proprio quello americano, con le sue minacce infondate. A detta delle nostre guide, qui i musulmani pensano più ad arricchirsi che a progettare attentati. Curioso, invece, vedere che come tutte le testate diano per sicura vincente Hillary Clinton alle prossime elezioni negli Stati Uniti. Spero di dar loro ragione...
A livello di sport, ovviamente si parla tanto di rugby, (lo sport dei bianchi) e di calcio (lo sport dei neri). Grossa attenzione viene giustamente data alle notizie locali, ma è indubbio come lo sport europeo sia molto seguito anche in Sudafrica. Non è difficile trovare sulle pagine sportive sudafricane i volti di Ibrahimovic o Cristiano Ronaldo.

"He would resign"

E dulcis in fundo, cosa dicono i giornali sudafricani dell'Italia? Beh, non molto. La nostra influenza a livello internazionale è poca cosa in confronto con gli Stati Uniti o la Cina. Solo un piccolo trafiletto, dedicato al nostro primo ministro Renzi: se ad ottobre, il referendum confermativo sulla riforma costituzionale vedrà vincente il "no", lascerà l'incarico. Ora lo sanno anche i sudafricani: nel qual caso, sarà di parola?
Bis bald!
Stefano

lunedì 13 giugno 2016

Non avremo classe...

Probabilmente questa è la nazionale dal più basso tasso tecnico della storia. I piedi sono quello che sono, specie in mezzo al campo. Te ne accorgi quando la 10 va ad uno che non può essere l'eredità di Baggio, Del Piero e Totti.
Ma come disse Ligabue, "non avremo classe, ma abbiamo gambe e fiato finché vuoi". Servono corsa, fame di vittoria, polmoni, grinta. Serve scendere in campo con il coltello tra i denti. Noi siamo l'Italia, e se sei l'Italia non puoi fare altro che credere nella vittoria. Sempre.
Forza Azzurri!

La selezione italiana agli Europei 2016 in Francia (fonte: ilfoglio.it)

domenica 12 giugno 2016

The Big Five

Ciao a tutti!
Prima di partire per il Sudafrica ero perfettamente conscio che in questa settimana saremmo partiti alla caccia dei "Big Five", i cinque animali più imponenti e pericolosi della savana sudafricana. Una caccia immaginaria, non fatta di fucili e bersagli da centrare con una pallottola, bensì fatta di binocoli e macchine fotografiche. Bufalo, rinoceronte, elefante, leone e leopardo - in ordine di difficoltà crescente nella loro ricerca - rappresentavano nell'immaginario collettivo i cinque animali più difficili da cacciare, per la loro natura elusiva, per le dimensioni e per la loro pericolosità.
Partendo per un safari in Sudafrica, si inizia sempre con un'idea in testa: trovare i grandi cinque animali della savana. Guide naturalistiche, ranger e traccisti mettono però in guardia fin dalla partenza dell'uscita: un conto è cercarli, un altro è trovarli.

Le cinque banconote sudafricane con i Big Five

Se dal vivo non si riesce c'è un modo alternativo per collezionare i Big Five: collezionare i rand sudafricani in banconota. Dal 1992, le cinque banconote ufficiali del Sudafrica, hanno nella loro facciata posteriore l'immagine dei Big Five: il rinoceronte sulla banconota da 10 ZAR, l'elefante sulla banconota da 20 ZAR, il leone su quella da 50 ZAR, il bufalo sulla banconota da 100 ZAR e dulcis in fundo l'animale più affascinante, il leopardo, sulla banconota da 200 ZAR, quella dal taglio più alto.
Non solo con i Big Five pagano i sudafricani. Per sottolineare quanto stretto sia il rapporto che lega questo paese con la sua natura, basti pensare che anche alcune monete raffigurano un animale della savana: l'antilope, il kudu e lo gnu si trovano sulla faccia delle monete rispettivamente da 1, 2 e 5 rand.

Ovunque in Africa si può trovare qualcosa che rappresenti i Big Five
I sudafricani l'hanno capito bene: il loro grande tesoro sta nella natura.
A presto!
Stefano

sabato 11 giugno 2016

Ritorno in festa

Amburgo, puntata numero 3.
Si, nel giro di tre anni, posso dire di essere stato ad Amburgo ben tre volte (quasi quattro, per la precisione). La prima perché non ci ero mai stato, la seconda perché ci ho corso una maratona, la terza perché volevo condividere questa città con Giulia, che non ci era mai stata. Tutti ottimi motivi per venire e ritornare ad Amburgo. Ora devo trovarne un quarto... ma credo che non sarà particolarmente difficile.

Lungolago

Perché Amburgo, a dispetto di molte altre città tedesche, non si può visitare completamente in un giorno, neanche spostandosi da una parte all'altra della città a ritmo di maratona. E poi che visita sarebbe? Non ci si potrebbe rilassare in riva al Binnenalster, non si potrebbe godere appieno dell'eleganza dello Jungfernstieg, nonvhé perdersi nelle geometrie e nelle prospettive della Speicherstadt o sconvolgersi dalla spavalderia architettonica di Hafencity, non sarebbe possibile fermarsi davanti ad uno dei tanti negozi di St. Pauli - e farsi una risata. No, ad Amburgo bisogna mettersi il cuore in pace: come forse solo a Monaco, Berlino e Francoforte, nella più grande città dell'estremo nord della Germania è necessario mettere in conto una visita di più giorni.

Dal giardino botanico di Amburgo

Altrimenti, si deve fare come abbiamo fatto noi: si guarda qua e là, saltellando nei posti più significativi. Arrivati in stazione, non ho alcun dubbio da che parte iniziare: ovviamente dal movimentato centro città, fatto di charme e di tradizione. La passeggiata sullo Jungfernstieg e un salto nella Markt sono passi fondamentali in una visita ad Amburgo. Lasciandosi guidare dai ricordi e dal cuore, ci spostiamo subito verso la zona del porto. Troviamo una città in grande festa perché ci troviamo nei giorni del "compleanno" del porto. Stupefacente lo spettacolo di barche, di ogni tipo, che affollano il porto di Amburgo. Una zona che in altre città non può che essere malfamata, qui è grande attrazione turistica. Merito della grossa spinta di HafenCity, il nuovo rivoluzionario quartiere adiacente alla Speicherstadt, ancora in costruzione. Sarà pronto per il 2024, quando Amburgo spera di poter ospitare le Olimpiadi? Conoscendo l'ambizione tedesca, sono sicuro di si.

La magia prospettica della Speicherstadt

Ah, la Speicherstadt: non si può non attraversare la rete di canali e degli imponenti magazzini della città portuale. Questo è il cuore di Amburgo. Venire ad Amburgo senza fermarsi per qualche secondo su uno dei ponti della Speicherstadt sarebbe come andare a Venezia senza mettere piede in Piazza San Marco: imperdonabile.

L'azzurro totale del centro di Amburgo

Sfumata l'occasione di vedere il Miniatur Wunderland (il museo della Germania - e non solo - in miniatura) in quanto saturo di visitatori, puntiamo su qualcosa di totalmente diverso. St. Pauli. Altra tappa irrinunciabile, perché questo è il quartiere che meglio spiega la rinascita amburghese degli ultimi vent'anni: dal degrado al turismo, dall'essere evitato all'essere location (quasi) di tendenza, il fenomeno St. Pauli è qualcosa di essenziale per comprendere questa città. Tutto in un clima di divertimento, come è nella logica di un quartiere libertino: i negozi e le vetrine della Reeperbahn, la centralissima via di St.Pauli, offrono più di uno spunto per scoppiare a ridere...
E non lontano da St. Pauli, c'è il giardino botanico, splendido, che per me vuol dire anche altro... Haspa Marathon Hamburg, partenza, arrivo, una medaglia al collo, fatica. Bellissimi ricordi.

HafenCity

Chiudiamo la nostra giornata ad Amburgo dove l'avevamo cominciata, sul Binnenalster, quando il sole inizia il suo cammino verso il tramonto, facendosi coprire senza protestare dalla sagoma della torre della televisione e dalla fontana posta al centro del lago. Una passeggiata attorno al lago è ciò che ci vuole per sapere che una prossima volta ad Amburgo ci sarà e non sarà troppo lontana!
Bis bald!
Stefano

venerdì 10 giugno 2016

A caldo - Dell'Africa e della sua povertà

Ciao a tutti!
Siamo appena sbarcati in Italia, quindi è ufficialmente chiuso il nostro viaggio in Africa. Abbiamo ancora qualche giorno da trascorrere in Italia, con i nostri familiari e i nostri amici, prima di ritornare in Germania, alla solita routine quotidiana, con tutto il bello e il brutto che ne deriva.
Un volo intercontinentale della durata di dieci ore garantisce molto tempo per pensare e riflettere - nonostante ci si trovi ancora a sangue caldo - su questi giorni "africani". Perché l'Africa ti cambia, ed è inevitabile. È inevitabile in quanto non si può fare a meno di incontrare realtà lontane anni luce dalla nostra immaginazione di europei. L'Africa è un continente che lotta per sopravvivere ogni giorno. Noi abbiamo visto la parte più rigogliosa del paese, quella che vive dignitosamente e quella che spreca nel lusso. Ma questa non è che una cartolina, basta allontanarsi di poco per capire che l'Africa non è la fetta di prosperità del Sudafrica ma è anche e soprattutto la miseria dello Zimbabwe - e di chissà quanti altri paesi africani.

In cerca di qualche dollaro a Victoria Falls

Prendiamo ad esempio Città del Capo. Una città pazzesca, estremamente moderna e di variopinta multiculturalità. Solo in alcune aree, Città del Capo non è solo la ricchezza di Waterfront o la.chiccheria di Clifton: nel pieno centro abbondano abusivi e mendicanti e attorno ad esso si trovano diverse bidonville, ricettacolo dI malvivenza. Allo stesso modo non si può confondere Johannesburg con il quartiere alla moda di Sandton, bensì va considerata la presenza di quartieri in cui di notte "o si esce nudi o con i piedi in avanti".
Idem nel Parco Kruger: i safari e il movimento turistico che ne consegue permettono a molte persone di avere un lavoro e poter mantenere una famiglia, ma attenzione, ciò che lo circonda è desolazione. Le due regioni del Limpopo e del Mpumalanga sono terribilmente povere, la disoccupazione e la miseria regnano incontrastate. Qui le persone provano a vivere vendendo qualche souvenir o qualche oggetto dell'artigianato locale, piuttosto che provando a rifilare un sacchetto di macadamia. Qui si vive ancora in baracche di lamiera, si fatica a reperire le risorse per arrivare a fine giornata.
Discorso a parte merita lo Zimbabwe - che approfondirò in futuro. Questa, a dispetto dei turisti che la affollano, è una nazione tra le più povere dell'Africa, dove si sopravvive con un reddito medio di 800 dollari... annui. Merito di tanti fattori, tra cui la dittatura "de facto" che affligge la nazione dagli anni Ottanta. Considerando che ciò che abbiamo visto nello Zimbabwe, Victoria Falls, è un'isola felice del paese (aeroporto moderno, ricettività di buon livello, infrastrutture relativamente adeguate, occupazione forse ai massimi nel paese), non riesco ad immaginare in quale situazione versi il resto del paese.

Scene di povertà assoluta nel ghetto nero di Johannesburg

Dopo questi giorni in Africa più sentimenti contrastanti crescono in me. Assieme a domande di peso, che inducono ad altrettanto importanti riflessioni. Quanto è ingiusta l'opulenza delle piccole isole ricche e felici in Africa, in confronto con l'immensa povertà che le circonda? Certo, noi portiamo i soldi, ma questo denaro è veramente concreto benessere per loro? Forse, ma solo per i pochi che vi lavorano. E tutti gli altri, costretti a mendicare o cercare di raccattare qualche banconota in cambio di un oggettino? Quando vedo un ragazzo che mi chiede di dargli una mano, comprando un suo souvenir o lasciando una mancia piuttosto che una monetina, a cuore aperto ma con la disperazione negli occhi... è struggente dire di no. Perché non puoi farlo per tutti. Perché non è il tuo compito. Perché in fondo non lo vogliamo nemmeno. Il nostro benessere, al quale non vogliamo rinunciare (o sbaglio?) si basa anche sullo sfruttamento dell'Africa, sul consumo delle sue risorse - e non parlo solo di minerali, petrolio, diamanti, eccetera. Quanto cibo sprecato negli hotel, che si potrebbe dare ai poveri; quanta acqua buttata per innaffiare il giardino di un albergo, quando tutto attorno non vi è altro che siccità. Questo è un ben di Dio che non si dovrebbe permettere. Ma a noi in fondo sta bene così. Perché uno dei mali del nostro mondo è l'indifferenza, quella verso il prossimo e quella verso la natura che ci circonda. Questa è la sfida che dobbiamo intraprendere.
So che questi sono ragionamenti contorti, magari difficili da comprendere. Ma sono sinceri. E li metto per iscritto senza filtri, come escono dal mio animo. Per non dimenticare, per fissare un momento.
A presto!
Stefano

giovedì 9 giugno 2016

Sawubona

Stiamo per lasciare l'Africa. I dieci giorni in questo continente, intensi e vissuti altrettanto intensamente come raramente mi è capitato, stanno purtroppo volgere alla conclusione. È ora di tornare a casa, con tutti i suoi pro e i suoi contro. È difficile farlo. Non solo perché è stato un viaggio (nonché una vacanza) straordinario, non solo perché è stata la luna di miele, non solo perché tutto ciò che abbiamo visto è stato incredibilmente fantastico e superiore alle aspettative prima della partenza. Soprattutto perché salutiamo il continente africano, che ci ha letteralmente conquistati.
Ieri sera ci siamo affacciati per l'ultima volta sulle sponde dello Zambesi, dove abbiamo alloggiato durante l'ultima parte del nostro viaggio in Zimbabwe. L'abbiamo fatto in uno dei momenti più carichi di fascino che l'Africa sa donare: il tramonto. Fidatevi, i tramonti africani non deludono mai. E quello sul fiume Zambesi non è stato un tramonto come tutti gli altri. Perché, forse, chiudeva giorni stupendi, che torneranno tra chissà quanto tempo. E chissà tra quanto tempo rimetteremo piede in Africa...
Poco dopo, l'ultima cena sul suolo africano mi ha riempito di malinconia. Un gruppo di zulu ha allietato la serata con musiche tribali africane, di grande ritmo e grande contenuto emotivo. Mangiare carne di coccodrillo durante un concerto a base di battiti di mani e tamburi, ha improvvisamente acceso in me la nostalgia per una terra che non avevamo ancora lasciato ma che so che mi mancherà, fra molto poco. Eh no, le lacrime, i minuti di silenzio, il nodo alla gola, tutte queste cose non sono riuscito ad evitarle.
Lasciamo una terra straordinaria. Una terra, l'Africa, che è soprattutto la sua natura selvaggia, che vive quotidianamente in un sottile e minuzioso equilibrio; una terra di emozioni, dove gli elementi si fondono idealmente tra loro come da nessuna altra parte. È una terra di grandi uomini, dove i sorrisi della gente scavalcano i problemi, i finti problemi dell'Occidente, dove un "come stai?" o un "buongiorno" valgono innumerevoli volte di più di un like su Facebook.

Ultimo tramonto sullo Zambesi

Ma è una terra che ci ha spinto a fare profonde riflessioni, su cosa siamo noi stessi, come persone e come uomini dell'Occidente. Abbiamo scavato internamente, allucinati dal contrasto tra le piccole isole di opulenza e gli enormi oceani di povertà che le circondano, dove la lotta non è per un lavoro migliore o una manciata di euro in più sullo stipendio, ma per la sussistenza quotidiana. Torneremo a casa umanamente cambiati, da questo viaggio? Credo di si, soprattutto nel nostro modo di approcciare certi argomenti o discussioni. In fondo è proprio questo il senso del viaggiare: scoprire, esplorare, stupirsi, conoscere, per diventare uomini diversi, persone migliori.
Usale kahle okwamanje!
Stefano

Prima di salutare definitivamente questa terra, è doveroso fare un ringraziamento a tutti coloro che ci hanno regalato questo sogno, e ovviamente a coloro che l'hanno reso unico, dal personale dei tour operator alle strutture ricettive, dalle guide ai nostri meraviglioso i compagni di viaggio. A tutti voi, va un sentito grazie.

mercoledì 8 giugno 2016

The crocodile! The crocodile!

Di momenti elettrizzanti in questi giorni di Africa ne abbiamo vissuti parecchi. Elefanti che corrono all'impazzata, la natura più selvaggia, albe e tramonti impensabili, panorami marini incancellabili. Ma quello che sto per raccontare è insuperabile, il numero uno in assoluto - a meno che le ultime ore di domani regalino ancora qualche sorpresa last minute.
Crociera sullo Zambesi, una gita tranquilla, per potere ammirare un bel tramonto sul fiume e un po' di natura. Natura che qui cresce rigogliosa, grazie all'immensa portata dello Zambesi, a dispetto del resto dell'area dove vige una siccità totale. Gli ippopotami sbadigliano nell'acqua, le giraffe brucano felici e il regno degli uccelli è florido nella folta vegetazione.
Poi, all'improvviso, uno spettacolo assurdo. Il coccodrillo! Animale non difficile da trovare in riva al fiume, in Africa. E sta cacciando! Ha chiaramente tra le fauci una preda. Ma quella non è una preda qualsiasi. È un cucciolo di coccodrillo, o un esemplare più giovane. Qualcuno dell'equipaggio della barca dice di non aver mai visto qualcosa di simile. I presenti miscelano il silenzio per lo stupore alle urla per l'incredibile attimo. È la realtà della natura, violenta, crudele. Difficile rendersene conto se non si è in Africa.

Secondi da brivido

Giulia obietta, un po' scioccata, che sia un episodio "contro natura", un padre o una madre non uccidono i loro figli. Ma in fondo all'uomo succede anche questo, e quanti uomini uccidono altri uomini, ogni giorno?
No, ciò che abbiamo visto succede davvero in natura. Perché l'abbiamo visto con i nostri occhi. Ma soprattutto perché il coccodrillo è soggetto a fenomeni di cannibalismo. Il coccodrillo caccia spesso in branco ma non disdegna la solitudine. In questo caso diventa assai territoriale e fa di tutto per difendere le sue zone di caccia, anche uccidere i suoi simili.
Noi l'abbiamo visto.

martedì 7 giugno 2016

E noi (ri-)partiamo! - La massima di viaggio n.13

"Nel grande viaggio si fanno dei viaggi, sono i nostri piccoli percorsi insignificanti sulla crosta di questo pianeta che a sua volta viaggia, ma verso dove?"
Antonio Tabucchi

Cartolina da Johannesburg

Sono passati esattamente sette giorni dal nostro sbarco in Sudafrica. Fra poco ci troveremo nuovamente in volo, non senza un briciolo di tristezza e malinconia (il Sudafrica ha fatto decisamente centro nel nostro cuore), verso una nuova destinazione. L'aereo sul quale stiamo per salire ci condurrà in Zimbabwe, la nazione africana che ospita uno dei più grandi spettacoli della natura, le Victoria Falls (in italiano, le cascate Vittoria). Grandiosi salti d'acqua, stiamo arrivando!
Julle binnekort!
Stefano

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...