domenica 13 dicembre 2015

La casa di Firenze

Ciao a tutti!
Cosa sarebbe Firenze senza il complesso del Duomo? Beh, di certo non sarebbe la stessa cosa. Da oltre millecinquecento anni, l'area tra Piazza San Giovanni e Piazza del Duomo - entro i quali confini sorge questo insieme di cultura e storia - segna la vita dei fiorentini, nonché la loro ricchezza, economica e artistica. Perché il complesso del Duomo di Firenze rappresenta un vero e proprio museo a cielo aperto. In questi pochi metri quadri sono racchiusi capolavori inestimabili della pittura (la cupola del Duomo affrescata dal Vasari), della scultura (la Porta "del Paradiso" nel Battistero di San Giovanni) e dell'architettura (il Duomo con la cupola del Brunelleschi e il Campanile di Giotto). E ho citato solo alcuni esempi.

Un'affollata Piazza del Duomo, anche di notte

Visitare l'opera del Duomo, composta dal Battistero di San Giovanni, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il Campanile di Giotto e l'opera del Duomo, è estremamente semplice. Con la cifra di soli quindici euro (può sembrare una cifra esagerata, ma per il valore di ciò che si visita, si potrebbe quasi definire modica) si può visitare tutto il meraviglioso complesso al centro di Firenze. Ok, visitare Firenze novembre non è come visitarla a maggio o ad agosto, ma di coda ne abbiamo fatta veramente poca. Bello visitare un'opera come il Duomo di Firenze con questa calma.

Il Duomo di Firenze nella sua interezza

Comincerei il percorso alla scoperta dell'opera del Duomo dall'edificio più antico, il Battistero di San Giovanni. Così antico che in origine era probabilmente un tempio pagano, anche perché lo suggeriscono le sue forme ottagonali. Il Battistero come lo si conosce ora, ha origine a partire dall'XI secolo, durante il quale viene ricostruito utilizzando i pregiati marmi della Toscana. Ma è solo nell'epoca rinascimentale che il Battistero accoglie ciò che lo rende unico, ossia le porte bronzee e i gruppi marmorei che le sovrastano. Ovviamente, la star del Battistero, quella più cercata dai turisti e dalle loro macchine fotografiche, è quella orientale, la Porta "del Paradiso", un colosso bronzeo ricoperto d'oro che racconta le più famose scene dell'Antico Testamento. Da guardare e riguardare all'infinito, come anche anche l'interno del Battistero...

Battistero di San Giovanni, lato orientale

...che non è assolutamente da meno dell'esterno. L'ambiente a cupola, anch'esso dalle forme più pagane che cristiane, rappresenta una grande miscela tra diverse culture, quella araba nel pavimento, quello classico nelle colonne di marmo e soprattutto quella bizantina nella cupola. Proprio la cupola è l'attrazione dell'interno del Battistero. La grande figura di Cristo domina superba su tutto il resto della cupola e la divide in una sorta di giudizio universale, nel Paradiso (alla sua destra) e nell'Inferno (alla sua sinistra). Attorno, a diversi livelli concentrici, i mosaici continuano nella loro estensione, con il racconto delle più famose storie provenienti dalla Bibbia. Una bellezza che distrugge il collo.

La cupola del Battistero

Usciti dal Battistero, il percorso alla scoperta del più grande complesso ecclesiastico fiorentino prosegue naturalmente con la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, un edificio che, come altri in Italia (penso al Duomo di Milano o San Pietro), ha richiesto secoli (quasi due) per essere portato a termine. E ha inoltre visto i contributi dei più grandi artisti di quel tempo, dall'Arnolfo di Cambio che pose la prima pietra della facciata e che stese il primo progetto, a Filippo Brunelleschi, che in sedici anni portò a termine la più spettacolare cupola esistente al mondo. Il risultato è qualcosa di stupefacente, di immenso per dimensioni dell'intera cattedrale, e di sbalorditivo per l'effetto cromatico tra i blocchi di marmo di diversi colori: sulla facciata si passa dal bianco del marmo di Carrara, al verde del marmo di Prato, fino al rosso del marmo maremmano.

Facciata di Santa Maria del Fiore

Se la facciata, così decorata che risulta difficile orientarsi nella sua comprensione, è veramente molto ricca, non si può dire altrettanto dell'interno, che colpisce ad una prima occhiata per l'enorme ampiezza spaziale e la sobrietà nelle decorazioni. Il fatto che Santa Maria del Fiore fu costruita a spese del Comune di Firenze lo si vede proprio nella decorazione della cattedrale: sulle navate trovano infatti spazio alcuni personaggi illustri della vita fiorentina, come i ritratti di Giotto, Brunelleschi e Arnolfo di Cambio, nonché il famoso dipinto di Domenico di Michelino che raffigura Dante con la sua Commedia.

Un campanile che svetta nel blu

L'apice della meraviglia dell'interno di Santa Maria del Fiore si tocca però ovviamente con la cupola. La decorazione, eseguita da Giorgio Vasari e Federico Zuccari nell'arco di otto anni di lavoro, ha lo stesso tema della decorazione della cupola del Battistero, ossia il giudizio universale. Esattamente come nel Battistero, il giudice dell'aldilà divide la superficie della cupola: in basso l'inferno, raffigurato simbolicamente dai peccati capitali; al centro e in alto il paradiso, rappresentato dai santi, dagli angeli e dalle virtù. L'effetto visivo che si ha dal basso è assolutamente mirabolante. È assolutamente ammirevole lo sforzo che fu fatto dal Vasari e dallo Zuccari, in termini di prospettiva, per garantire all'affresco della cupola un'ottima visuale dall'altare e dalla navata centrale. Lo si nota soprattutto durante la salita alla cupola, in cui si può camminare, per qualche secondo, a pochi centimetri da questi affreschi: le figure rappresentate risultano visibilmente deformate per poter essere ammirate nelle loro forme migliori dal basso.

Il lato interno della cupola

A due passi dal capolavoro

E poi c'è la cupola del Brunelleschi, il fiore all'occhiello dell'intero complesso. All'epoca della sua costruzione, essa era la più grande cupola esistente al mondo e tuttora rimane la più grande tra quelle costruite in muratura tradizionale. Secondo alcuni critici, la cupola di Santa Maria del Fiore è addirittura la più importante opera architettonica dai tempi dell'Impero romano. La storia della sua costruzione è un grande romanzo della storia dell'arte, e probabilmente meriterebbe un post a parte. Si può riassumere in due fasi: inizialmente fu la sfida iniziale tra Ghiberti e Brunelleschi, vinta poi da quest'ultimo, artista più completo ed originale; quindi venne il tempo della sua realizzazione, un lungo percorso ad ostacoli, tra le difficoltà tecniche di costruzione e i calcoli di progettazione: le dimensioni, che toccano quasi i 55 metri nel diametro esterno, erano di gran lunga superiori ad ogni altra cupola mai realizzata.

La cupola magica

Per molto tempo si è dibattuto sul segreto della cupola di Brunelleschi: con le tecniche di costruzione allora conosciute sembrava impossibile erigere una cupola di tali dimensioni. Il segreto stava nell'orditura a spina di pesce dei mattoni, ma la vera funzione di questa disposizione fu scoperta solamente nel XX secolo.
Ci si può rendere conto della magia di questa costruzione salendo in cima alla cupola. Il percorso di salita, dopo essere risaliti tra le mura della cattedrale, segue il perimetro della base della cupola e poi si incunea tra le due cupole - quella interna è la vera cupola, quella esterna fu creata per funzioni estetiche e di protezione. E una volta in cima, certo, c'è il panorama su Firenze, ma c'è anche tutta l'ammirazione per questa grande opera di ingegneria, un grande vanto dell'architettura italiana.

A precipizio verso Piazza del Duomo

Firenze e la cupola del Brunelleschi hanno un altro punto di osservazione privilegiato, ed è ovviamente il Campanile di Giotto. La salita è doverosa, è un'esperienza obbligatoria, nonostante siano poco più di quattrocento gli scalini, che tramite tratti di scala ripida e stretta risalgono la torre campanaria eretta sotto la guida di Giotto (e dopo la sua morte, da Andrea Pisano). È un campanile che sa tenere testa con grande forza alle sue "rivali" in altezza, la torre di Palazzo Vecchio e la Cupola del Brunelleschi. Al suo culmine, Firenze è ai nostri piedi, in tutta la sua completezza.
Uno spettacolo che mi godo per la seconda volta nella mia vita e del quale non potrei mai stufarmi.
Ma come ci si potrebbe mai stufarsi di Firenze e del suo Duomo?
Bis bald!
Stefano

sabato 12 dicembre 2015

Drei mal cena

Ciao a tutti!
Come è consuetudine nel mese di dicembre, è giunto il momento di partecipare alle tradizionali cene di auguri di Natale. Anche in Germania c'è questa abitudine, tra colleghi, di ritrovarsi per una cena (o in misura minore, per un pranzo), per riscoprirsi in un contesto extralavorativo non solo colleghi, ma anche persone e talvolta amici. Memore delle ultime edizioni, non ho esitato a partecipare anche quest'anno. La versione 2015 della mia cena aziendale, ha visto meno partecipanti ma forse proprio per questa ragione è stata più sincera, genuina - merito dell'assenza di un capo che ci lascerà a fine anno, forse? - dunque più gradevole. Ho concluso la serata decisamente contento, consapevole di aver trascorso del tempo di qualità con i miei colleghi di tutti i giorni. E consapevole, di tante altre piccole cose.


1) La praticità dei tedeschi: se l'anno scorso il discorso manageriale aveva costretto i presenti ad una sosta forzata a tavola, quest'anno tale preambolo si è limitato ad un Wir können essen! ("possiamo mangiare!") che profuma di essenzialità germanica, molto diffusa qui, in un territorio prettamente industriale.
2) L'abitudinarietà dei tedeschi: vi siete trovati bene per tanto tempo in un ristorante? Perché cambiare? Perché dover rinunciare all'identico medesimo piatto, ogni santissimo anno? No, si segue la linea della tradizione, incuranti di novità e suggerimenti. E questo episodio è solo un esempio di come molti tedeschi (può sembrar strano, ma è così), specie nella fascia di età più elevata, siano completamente immuni all'innovazione.
3) Differenze nel bicchiere: da italiano e soprattutto da celiaco, il mio bicchiere si è tinto di rosso grazie ad un buon vino francone. L'unico sulla tavola, peraltro, dominata da boccali di birra, che però non si abbinava così bene al Sauerbraten che ci ha riempito lo stomaco. Altra cultura gastronomica, un solco enorme.
4) Differenze nel piatto: ok le verdure, ok le patate, ma non il riso. Il riso non può, non deve, essere un contorno.
5) Differenze a fine cena: i tedeschi stanno facendo passi da gigante nella cultura del caffè, mollando sempre più la loro brodaglia insipida per l'espresso. Un conto però è amare il nostro caffè (facile), un altro è riuscire a fare un buon espresso (difficile). Ma siamo sulla buona strada.
6) Alles in ordnung? Nein: se uno si immagina di assistere ad una cena ordinata e rigorosamente pianificata si sbaglia. Ognuno si alza dal suo posto a proprio piacimento, le posizioni a tavola mutano di minuto in minuto, in base alle sedie libere del momento. E i picchi di rumore possono toccare punte imprevedibili.
7) Ma quanto alcol regge un tedesco?
Concludo con la n.8) Italia vs. Germania: un italiano a tavola, in mezzo a molti uomini, non può che finire a trovarsi di parlare di calcio. E infatti, così è. La Germania è campione del mondo, nazionale italiana sta facendo schifo, devi tifare per la Mannschaft che è l'orgoglio della nazione, noi siamo i più forti e bla, bla, bla. Ma vallo a spiegare che li battiamo sempre, ogni volta che li incontriamo...
Bis bald!
Stefano

mercoledì 9 dicembre 2015

Occhio al prezzo - Puntata n.5

Ciao a tutti!
Il web è una fonte inesauribile di notizie e di fatti. Qualche giorno fa mi imbatto in un'immagine, che potete vedere nel post, caricata su Facebook e chiaramente presa da un quotidiano/periodico italiano. Questa diventa lo spunto per aprire una discussione su un argomento che è sempre fonte di dibattito, in Italia e in Germania. Ma soprattutto in Italia, e soprattutto in questo periodo, in cui scattano puntuali i rincari: parlo delle autostrade.

Numeri che si commentano da soli?

Le autostrade tedesche sono uno degli argomenti a cui i compatrioti sono interessati: "ma è vero che sono gratis?", "non ci credo che non costano niente". Eppure, è proprio vero. Le autostrade sono gratis. O meglio, per mantenere la rete autostradale in buone condizioni si attinge dalle tasse che vengono prelevate a fine mese, un meccanismo tutto sommato equo.
La foto riporta un altro dato: viaggiare in Svizzera costa 40 euro all'anno. Ad essere precisi costa ancora meno, per un discorso di valuta: i 40 da sborsare sono in realtà franchi e non euro (al momento, 40 CHF equivalgono a circa 37 €). Per la vignetta autostradale svizzera, tanto amata quanto odiata, faccio sempre volentieri lo sforzo economico, ben conoscendo l'importante utilizzo che ne farò nei miei viaggi verso l'Italia.
Davvero per fare centomila chilometri in autostrada, in Italia, si spendono 5000 €? In teoria, il calcolo è sottostimato, in quanto la tariffa autostradale si aggira intorno a 0,07 €/km. Mettiamola così: forse i numeri non saranno proprio corretti, ma l'ordine di grandezza lo è eccome: 0 per la Germania, 10 per la Svizzera, 1000 per l'Italia. Su questo non ci piove. Vogliamo aprire una discussione su come vengono gestite le autostrade nei diversi paesi? Si, in Germania l'illuminazione delle uscite è scadente, talvolta nulla, l'asfalto non è sempre eccelso e ci sono infiniti cantieri (che però non durano anni come per la Salerno-Reggio Calabria). Ma l'eventuale differenza tra le autostrade tedesche e quelle italiane veramente giustifica migliaia di euro di differenza all'anno a carico dei cittadini?Personalmente, la mia risposta è NO.
Il problema che intravedo in chiave futura, al di là dell'impatto sui bilanci economici delle famiglie e delle imprese, è però un altro. In questo modo, specie se si continuerà con il solito aumento annuale della tariffa autostradale, e aggiungendo che i prezzi della benzina sono completamente privi di senso, si perderà ancor più competitività con il resto d'Europa. Perché questi costi, in sintesi, ricadono sulle spalle di lavoratori, imprese e famiglie. Con lo sgradevole risultato di scoraggiare anche il turismo, fonte importante di reddito in Italia. Perché è proprio dai tedeschi che sento tante lamentele: "ma quanto sono care le autostrade in Italia?". Eh certo, vi sembra una cifra equa 17 € per andare dal Brennero a Verona (poco più di duecento chilometri e non è neanche l'autostrada più cara...)? Ai tedeschi, si sa, l'Italia piace eccome, però non facciamoli disinnamorare del Bel Paese...
Bis bald!
Stefano

martedì 8 dicembre 2015

Weihnachtsmarkt 2015 @ Erfurt

Ciao a tutti!
Sono trascorsi poco meno di due anni da quando, per la prima volta, oltrepassai i confini della Baviera. La mia conoscenza della Germania era sempre stata limitata a Monaco, alla Franconia, alla Romantische Straße, un po' per interesse, un po' per comodità geografica. Fino al natale del 2013, all'incirca. Il momento in cui avrei superato quel bordo che delimita la Baviera dal "resto della Germania" (i bavaresi, quelli più orgogliosi, potrebbero dire addirittura che quel confine separa la Baviera dalla Germania) sarebbe arrivato presto. Poco dopo, infatti, mi recai ad Erfurt, capitale del Land della Turingia, oltrepassando addirittura due linee: il confine tra Baviera e Turingia e anche la delimitazione tra la Germania Ovest e la Germania Est, quella che storicamente viene ricordata come la "cortina di ferro".

Così si presenta Erfurt ai Weihnachtsmarkt

Poco meno di due anni dopo, abbiamo scelto nuovamente Erfurt - lo ammetto, un po' per caso - per visitare per la prima volta i Weihnachtsmarkt al di fuori della Baviera.
Nella seconda domenica di Avvento (che per caso corrisponde al simbolico giorno di Nikolaus, il 6 dicembre) saliamo in macchina e partiamo dunque alla volta di Erfurt. Che effettivamente non tradisce le aspettative. La Domplatz che due anni fa mi era sembrata così tremendamente vuota è stavolta un grande catino in festa. La cornice è meravigliosa. All'ombra del Dom e della ruota panoramica (una tradizione degli Erfurter Weihnachtsmarkt), si consuma una festa che rispetto ai mercatini della Baviera risulta essere assolutamente più godibile.

Una comitiva al verde

La spettacolarità dei mercatini di Erfurt non può certamente essere paragonata a quella dei mercatini di Norimberga. Per la qualità delle merci esposte, per la sublime festa di luci e di colori, per la musica, per la varietà dell'offerta, Norimberga è il top e non vado neanche a cercarlo, un mercatino più bello. Ma Erfurt, grazie al grande spazio offerto dalla Domplatz, permette una visita più "respirata". Tra una fila di bancarelle e l'altra, c'è molto spazio per poter valutare acquisti, o anche solo scherzare sulla bizzarria di certa merce. L'atmosfera è più rilassata: più di una comitiva, anche di gente attempata, si reca ai mercatini con copricapi da Babbo Natale: è proprio vero che a Natale si ritorna tutti quanti un po' più bambini. Ah già, giusto, i bambini. Ad Erfurt se ne vedono decisamente di più: perchè? Ad attrarre le famiglie con prole al seguito, è la presenza di giostre e giostrine. Pensando alla mia infanzia, capisco quanto possa essere noioso vagabondare un giorno intero tra le bancarelle per un bambino di cinque/sei anni.

Dolciumi come se non ci fosse un domani

L'estetica un po' meno ricercata di bancarelle e oggetti in vendita è comunque compensata dai decori delle casette. Non ve ne è una sola che sul tetto non abbia una fila di palline cangianti, qualche pacco regalo, una slitta, un Babbo Natale o una renna. Tutto ciò fa molto più Natale del telo bianco-rosso delle "scatole in legno" che tappezzano la Hauptmarkt di Norimberga.

Pranzo all'ombra del Dom

Apprezzata è stata anche la varietà gastronomica. Il Glühwein e il Kinderpunsch, certo. Lebkuchen e Christstollen, certo. La frutta ricoperta di cioccolato, certo, molto buona. Però Erfurt, così come tutta la Turingia, sa vendere molto bene uno dei suoi prodotti tipici, il Thüringer Rostbratwurst. Esso non è il würstel/salsiccia al quale io e Giulia ci siamo abituati in Franconia (il Nürnberger Bratwurst) o quello che gli italiani sono abituati a consumare sulle proprie tavole (il Frankfurter Würstchen). Ogni area della Germania produce insaccati secondo la diversa tradizione del luogo (vedi post). La versione della Turingia innanzitutto ha ben altre dimensioni (la salsiccia e più lunga e massiccia) e la carne non proviene interamente dal maiale. Fino al 2011, le spezie dovevano provenire per almeno il 51% dal territorio della Turingia. L'Unione Europea ha purtroppo annientato questa regola, confermandosi in prima linea nel cercare di distruggere tradizioni consolidate da secoli.

Rostbratwurst in preparazione

Non c'è però Rostbratwurst che tenga, se servito con il pane è per me impossibile (essendo celiaco) poter pensare anche solo di assaggiarlo. Come dicevo, ad Erfurt la varietà non manca. Ma la domenica in Turingia è stata anche quella dell'illuminazione a due anni di distanza dal primo Weihnachtsmarkt: le Gebrannte Mandeln. Le mandorle tostate sì, mi avevano attratto fortemente, ma non per il loro gusto (mai assaggiate fino ad adesso) bensì per l'aroma che esalta fortemente i recettori olfattivi. Personalmente, ritengo che non esista mercatino degno di tale nome senza l'aroma di mandorle tostate. Dopo due anni, invece, ho messo da parte le mie velleità sui salsicciotti e mi sono fiondato sulle mandorle.  Delizia, bontà, piacere, godimento. Che dura purtroppo troppo poco, come tutte le cose belle. Come anche una meravigliosa giornata di mercatini natalizi ad Erfurt.
Bis bald!
Stefano

lunedì 7 dicembre 2015

Nessun dubbio, piazzale Michelangelo

Ciao a tutti!
Il titolo del post non è altro che una risposta. Risposta a domanda precisa: "cosa vogliamo vedere per prima cosa a Firenze?". E allora ogni incertezza viene spazzata via. Il luogo che più di ogni altro incarna la bellezza fiorentina globale è la grande balconata sull'Arno e sul centro storico di Firenze. Non credo che molte altre città italiane possano vantare un simile panorama sull'intero centro storico. Probabilmente Roma e Torino, altre ora non mi sovvengono. Ma questo, per colpo d'occhio e qualità è forse il migliore.

Firenze da Piazzale Michelangelo: senza parole

Bisogna scarpinare un pochino, certo. Piazzetta San Miniato, poi in salita su una già panoramica Scalea del Monte alle Croci, dunque si arriva in una location da brividi (ex-partenza della maratona, tra l'altro). Da Piazzale Michelangelo la vista su Firenze è assolutamente grandiosa e diventa speciale se si aspettano le luci del tramonto, verso ovest, quando la torre di Palazzo Vecchio e il marmo di Santa Maria del Fiore si tingono di rosa. La prospettiva gioca gli occhi quando questi si volgono a sinistra, alla ricerca dell'Arno - un po' nascosto da vegetazione ed abitazioni - e dei suoi ponti, che solo da Piazzale Michelangelo appaiono così stranamente vicini l'uno all'altro. E poi ci sono le dolci colline di Firenze, le sue chiese inconfondibili, come Santa Maria Novella e Santa Croce, Fiesole.

Verso San Miniato

Ma non bisogna dimenticare ciò che dà il nome a questa balconata: Michelangelo Buonarroti e il suo David, (una delle copie, l'originale è nella Galleria dell'Accademia) che troneggia al centro del piazzale, come a voler dominare la città in cui il grande maestro aretino ha fatto grandi cose. Nell'intento di Giuseppe Poggi, l'architetto che ha sostanzialmente creato Piazzale Michelangelo, qui doveva sorgere un museo dedicato esclusivamente al grande artista del Rinascimento. Questo non fu mai realizzato, forse a causa degli stessi fiorentini, scandalizzati dal quantitativo di denaro speso per la ristrutturazione dell'area: i lavori di Piazzale Michelangelo furono compiuti proprio durante il periodo in cui Firenze fu capitale d'Italia.

Il David di Michelangelo (una copia)

Non serve camminare molto per raggiungere un altro gioiellino di Firenze, la Basilica di San Miniato al Monte. È un'opera inconfondibile del romanico fiorentino, dalla quale sono stati ispirati il Battistero di San Giovanni e la Basilica di Santa Maria del Fiore. Non a caso, l'accostamento cromatico tra il marmo bianco e il serpentino verde è proprio ritrovabile in queste due costruzioni. Ma è anche chiesa inconfondibile perché osserva Firenze da secoli, e che a sua volta viene guardata dai fiorentini e dai turisti che si trovano a percorrere il Lungarno.
Per osservarla più da vicino invece, bisogna risalire una scalinata che ha del sacro, del monumentale. Forse per la presenza dell'elegante cimitero ai fianchi della scalinata stessa? L'eleganza è parametro fondamentale per questo cimitero (detto "delle Porte Sante"), in cui sono sepolti alcuni personaggi illustri: tra i vari, Carlo Collodi, Giovanni Spadolini, Vasco Pratolini e Mario Cecchi Gori.

Attrazione di San Miniato: il mosaico del Cristo Redentore

La facciata di San Miniato, come già detto esempio del romanico fiorentino, presenta al centro un mosaico. Questo non è altro che la versione "mignon" del mosaico del Cristo Redentore che adorna l'abside. Una vera meraviglia in un contesto molto particolare, che profuma di pagano: quest'effetto è dato dal coro e dal presbiterio, entrambi rialzati; è inoltre diffuso un certo simbolismo zodiacale che aumenta il senso di esoterismo del luogo.
L'en plein non ci riesce: l'ora è tarda per poter ammirare gli affreschi della sagrestia, forse la vera attrazione di San Miniato al Monte, che raffigurano la vita di San Benedetto - l'annessa abbazia aderiva in origine all'Ordine benedettino. È un peccato, osservati successivamente in fotografia sembrava proprio di avere già visto questi affreschi, probabilmente negli agognati libri di storia. Dai, sarà questa una scusa, una delle tante, per tornare in visita a Firenze.

Scendendo da San Miniato al Monte

Dall'alto di San Miniato, appena usciti dalla basilica, il colpo d'occhio su Firenze si fa ancora più formidabile. È difficile scegliere: il panorama sulla città dei Medici o la bellezza del marmo di San Miniato? Nelle ultime luci di una giornata senza ombre, mi faccio travolgere da questa magia fiorentina...
Bis bald!
Stefano

domenica 6 dicembre 2015

Il potere delle immagini @ Firenze 2015

Una maratona in immagini: difficile da farsi, quando tu sei uno degli oltre diecimila protagonisti della corsa. Di GoPro (e tamarrate simili) non ne voglio neanche sentire parlare, quindi devo accontentarmi di raccontare ciò che è una maratona tramite le immagini dei due giorni prima dell'evento e delle ore post-maratona. Che è in fondo, è poi tutto lì. L'emozione del ritiro del pettorale, i luoghi della corsa, i preparativi della mattina, la gioia della medaglia. Sono sensazioni fugaci, molto brevi, ma intense. Così intense che sono poi quelle che i maratoneti amano cercare e vogliono rinnovare ogni qualvolta si presentino alle griglie di partenza.
E che amo presentarvi, con sincerità e con passione per questo sport.
Bis bald!
Stefano

La linea verde che attraversa Firenze

Presente all'appello/1

Ma quanti siamo???

Presente all'appello/2

Quante scarpe...

All'ombra di Palazzo Vecchio

Domani non si sosta, domani corriamo noi

Gabbie

Spot a due passi dallo start

Pronti... per l'arrivo

Luci su Santa Croce

1/2 chilogrammo di penne al sugo

Canotta, pettorale e altri accessori

Così si sveglia Firenze il 29 novembre

A pochi passi dalla partenza/1

A pochi passi dalla partenza/2

In coda per alleggerirsi

Selfie con medaglia

Immagini di stanchezza

Quelli delle quattro ore

Come recuperare i 42 chilometri: 1 kg di fiorentina e un bicchiere di Chianti

Aeroporto di Firenze, si torna a casa

Il volo della medaglia

sabato 5 dicembre 2015

Settemila chilometri insieme

Dapprima fu un'Alta Via in Valle d'Aosta. Poi furono le Dolomiti. Quindi una mezza maratona. Poi corse, ripetute, lunghi e allunghi. Dunque la mia prima maratona.
Poi ne venne una seconda, e una terza, e una quarta. In mezzo tante altre mezze maratone. Molte salite e altrettante discese, nelle Dolomiti e nei Pirenei. Sempre insieme.
Arrivò anche il tempo delle ciclovie, sul Danubio e sul Lago di Costanza. E ancora maratone, ancora un'Alta Via. Sempre al mio fianco, sempre fedele, sempre a stretto contatto con me.
Nonostante tutto, oggi devo sostituirti. Non hai retto allo sforzo sfiancante di settemila chilometri di attività sportive in poco più di tre anni.

Il vecchio e il nuovo

(Post semi-ironico ma molto affettuoso sulla sostituzione del cinturino del mio orologio da corsa - sempre con me in ogni uscita in cui c'è da bruciare un po' di calorie).

venerdì 4 dicembre 2015

Più veloci in bicicletta

Ciao a tutti!
In Germania da qualche giorno si parla con insistenza di una nuova ciclovia. Il che non è certo una novità: la Germania è uno dei paesi più bike-friendly d'Europa e molte delle ciclovie europee più frequentate anche a livello turistico (Danubio, Meno, Elba, Reno e Lago di Costanza) attraversano in parte il territorio tedesco. Ma questa non è una Radweg come tutte le altre, questa è una Radschnellweg, ovvero: ciclovia veloce.

Una nuova ferrovia del Reno (fonte: velocityruhr.net)

L'iniziativa prende luogo in una delle zone più trafficate di Germania, l'area industriale della Ruhr, una porzione di Germania che conta numerose metropoli e una bella fetta del prodotto interno lordo tedesco. Nonostante la fittissima rete autostradale che l'attraversa, le ore di punta e gli incidenti sconvolgono il traffico della zona. Viaggiando talvolta verso l'Olanda, ho dovuto pagare dazio anch'io in passato, a Duisburg e a Dortmund. Ma posso immaginare il nervosismo di chi questa realtà la deve sopportare ogni giorno. Proprio per questo è stata studiata la RS1, una ciclabile veloce lunga poco più di cento chilometri, qualcosa che si potrebbe ribattezzare come una "autostrada per bici". Nelle intenzioni essa dovrebbe collegare le città di Hamm e di Duisburg, passando per importanti centri come Unna, Dortmund, Bochum, Gelsenkirchen ed Essen. La speranza è che i pendolari della Ruhr lascino a casa le automobili per salire in sella ad una bici, contribuendo a quello che a me piace definire il "triplo beneficio": alla salute, all'ambiente e al portafoglio.
Costo dell'opera? Si sfiorano i duecento milioni di euro, cifra raggiunta da fondi della UE e finanziamenti del Land interessato, la Renania Settentrionale-Vestfalia. Sulle cifre parte il confronto con l'Italia: per l'intero territorio nazionale, lo stanziamento per migliorare la mobilità su due ruote è di soli trenta milioni di euro. Bazzecole.

Il progetto RS1 (fonte: gruene-im-rvr.de)

La RS1 dovrebbe sfruttare in gran parte ferrovie in disuso (i venti chilometri già inaugurati corrono su una ex-ferrovia). È stata progettata con severi criteri di sicurezza: la sede stradale è molto ampia - per facilitare i sorpassi - e il tracciato presenta un numero minimale di curve strette, incroci e semafori, il tutto per facilitare lo spostamento del lavoratore che intende rinunciare all'auto per la bici, in sicurezza e anche nei tempi giusti: su una pista ciclabile di quattro metri di larghezza, senza troppe curve, tutti possono facilmente raggiungere velocità intorno ai 20-25 chilometri orari. Dunque, proprio come capita a me a Schweinfurt, si rischia di arrivare in ufficio più velocemente in bici che in macchina.
Come un paradosso di Achille e la tartaruga, attualizzato ai nostri tempi.
Bis bald!
Stefano

giovedì 3 dicembre 2015

Un maratoneta curioso a Firenze

Ciao a tutti!
Ho scelto Firenze come sede della mia ultima maratona per una complessa combinazione di motivi. Una maratona a fine novembre si collocava perfettamente nell'agenda di impegni autunnali. Non avevo minimamente pensato a Firenze come una città nella quale desiderassi correre la distanza più famosa dell'atletica leggera. In testa, davanti alla "culla del Rinascimento", avevo molte altre opzioni: Roma, Parigi, Berlino, Atene. Ma ho immediatamente pensato che questa poteva essere un'ottima chance per tornare - a distanza di quasi otto anni dall'ultima volta - in una delle città più belle d'Italia. Sono tornato a Firenze e ho trovato una città dalle tante contraddizioni: un centro storico affollato da turisti e svuotato di fiorentini, probabilmente tutti a fare la guerra nel traffico dei grandi viali che circondano il nucleo più antico; una città italiana in cui il turismo dilagante si sposa anche con l'abusività; un centro storico curatissimo, e più di un motivo di degrado nelle aree più periferiche. Dunque, lo specchio del bello e del brutto dell'Italia. ma ciò che conta, quando si torna in una città come Firenze, è la bellezza.

Unico aggettivo: immensa

Ritrovarsi a Firenze è come camminare nella storia dei nostri antenati, lì dove è nata la nostra arte, la nostra cultura, la nostra scienza e la nostra lingua. Sulle vie oggi strabordanti di turisti provenienti da ogni parte del mondo, hanno camminato illustri personaggi come Dante Alighieri, Galileo Galilei, Filippo Brunelleschi, Niccolò Machiavelli, Donatello, Giovanni Boccaccio. E potrei continuare con la lista. Firenze è la storia d'Italia. Ogni singolo mattone di ogni suo singolo palazzo potrebbe raccontare una vicenda che ha segnato in qualche modo il nostro paese.

Vista su Firenze al tramonto da San Miniato al Monte

Firenze è la città degli Uffizi, il museo italiano (fatta eccezione per le aree "museali" di Pompei e del Colosseo) più frequentato in Italia. Certo, ma Piazza della Signoria, con la magnifica austerità di Palazzo Vecchio e il compendio di storia scultura italiana della Loggia dei Lanzi non è forse un altro meraviglioso museo, stavolta a cielo aperto, di libero accesso e fruibile a tutti? Ma tutti gli altri musei, soprattutto quelli più conosciuti - penso alle Gallerie dell'Accademia, al Bargello, alle collezioni di Palazzo Pitti - non sarebbero tutti quanti grandissime attrazioni se spostati in un altra città europea?

Piazza della Signoria nella sua veste da sera

Poi, come non ricordare che Firenze è il suo Duomo, un complesso artistico (cattedrale + battistero + campanile) racchiuso in pochi metri quadri. che per il valore e il fascino fa accapponare la pelle. Ogni giorno viene immortalata da decine di migliaia di turisti, che non hanno paura di mettersi in coda davanti alla bellezza di questa vera e propria officina dell'arte italiana. D'altronde, per molti secoli, i cantieri del Duomo hanno visto avvicendarsi figure come Giotto, Brunelleschi, Arnolfo di Cambio, Vasari, Paolo Uccello, Ghiberti, Donatello. La coda e l'attesa sono ripagate, non solo per lo stupore di fronte agli affreschi del Vasari o di fronte alla possanza della cupola del Brunelleschi, ma anche per il colpo d'occhio su Firenze. Da non mancare.

Lacupola del Duomo affrescata dal Vasari - e no, non ci stava tutta

Firenze è anche le sue chiese: Santa Croce, il Tempio dell'Itale glorie (per i grandi artisti e scienziati ivi sepolti), Santa Maria Novella e i suoi affreschi, San Lorenzo e la sua austera facciata, San Miniato al Monte e il mosaico del Redentore. Dall'alto del Campanile di Giotto è un pullulare di chiese e campanili, perché l'arte che contraddistingue Firenze in tutto il mondo non è solo nei corridoi dei tanti musei ma anche in piccoli scrigni come le chiese fiorentine.

Un Ponte Vecchio illuminato

Firenze è una passeggiata tra le sue vie, ammantate di storia; è una passeggiata fino al balcone di Piazzale Michelangelo; è una passeggiata sul Lungarno - indipendentemente dal fatto che ad essere ammirate siano le colline a sud o la torre di Palazzo Vecchio; è lo zig-zag tra gli orefici di Ponte Vecchio, un gioiello che non ci si stanca mai di ammirare; è il viavai continuo di Via de' Calzaiuoli, la via dello shopping fiorentino. Firenze è la bistecca alla fiorentina in locali di loquaci camerieri e di gradevoli ristoratori. Firenze è il terreno più fertile per negozi storici, antiquari, rigattieri e librerie impolverate. Firenze è il meglio della bellezza che può darci l'Italia.
Bis bald!
Stefano

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