sabato 30 aprile 2016

No problem

Tedeschi: un grande popolo, non lo metto in dubbio. Guidano l'economia dell'Europa, hanno dato contributi fondamentali alla scienza e alla letteratura, si sono risollevati da un conflitto devastante, il tenore di vita che possono vantare è invidiabile. Io li ammiro per tutto questo. Però, però. Però, da italiano, mi chiedo come possano essere a volte così... tonti. Me ne accorgo ogni giorno, in ufficio, quando i problemi da risolvere sono all'ordine del giorno. Ma soprattutto, me ne accorgo quando il problema è più banale.

Accendessero la lampadina, talvolta...

Prendiamo il caso di qualche mattina fa. Partendo dal presupposto che ai tedeschi piace ridurre in sigla parole di lunghezza chilometrica o frasi comuni, una collega riceve una mail di risposta che cita questa sigla: KP, che si pronuncia qualcosa come kapé (foneticamente ka:pe:). Non con disperazione, ma con perplessità e quasi sdegno, chiede a noi tutti cosa vorrà mai dire questo kapé. A loro volta, tutti quanti si chiedono cosa vorrà mai significare questa sigla. Dunque, io ora non so il tedesco, ossia, lo parlotto e lo leggiucchio, ma se c'è una frase che si impara in fretta, soprattutto in ambito lavorativo, è proprio "Kein Problem" (che tradotto significa "nessun problema"). Non è che sarà KP l'abbreviazione di "Kein Problem"? Io li lascio elucubrare a dovere, curioso di vedere cosa potessero mai partorire. E dopo un minuto di cervelli andati in fumo, mi impietosisco e entro nella discussione a mo' di stopper, col piede a martello: "significa Kein Problem". Dentro di me sorrido, ma fuori, silenzio glaciale. Der Italiener ha ancora una volta risolto questo (banale, per altro) problema.
Bis bald, neh!
Stefano

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