mercoledì 11 novembre 2015

Avec le trash à Paris

Ciao a tutti!
Non ho fatto mistero di quanto ami Parigi e di quanto memorabile sia stata la settimana trascorsa nella capitale francese. Il fascino, l’eleganza e la tradizione di questa città sono senza pari: forse proprio per questi motivi credo di poter affermare che a livello di curiosità, bizzarrie e stravaganze, ossia tutto ciò che a noi piace definire come «trash», Parigi abbia fornito meno spunti di altre grandi metropoli europee come - tra quelle che ho conosciuto - Barcellona e soprattutto Berlino. Ma qualcosa da segnalare, dopo una settimana vissuta nel cuore di una città in cui vivono più di due milioni di persone, c’è sempre. E lo faccio in questo post, senza alcuna distinzione, dalle eccentricità più divertenti a quelle più antipatiche.

Japan in azione

Staccalo, 'sto bastone

Selfie-stick. L'oggetto più trash dell’estate – proprio in senso letterale: spazzatura – impazza anche a Parigi, come è lecito che sia in una città di enormi dimensioni e soprattutto in cui il turismo ha una parte preponderante. Ovviamente l'oggetto più trash del momento è proprietà quasi esclusiva dei turisti asiatici, per loro un must da possedere ad ogni costo. Il numero di selfie-stick in mano a cinesi e giapponesi davanti alla Tour Eiffel, all’esterno (e anche all’interno!!!) di Notre-Dame o nei corridoi del Louvre, è incalcolabile. Ma anche a qualche europeo piace esibire il proprio bastone in luoghi pubblici. È l'esempio di due francesi che al Louvre non possono rinunciare ad un selfie con il loro «dipinto nazionale», La libertà che guida il popolo di Delacroix; è anche l'esempio di un gruppo di bimbeminchia italiane a cui piace mettere in mostra loro immaturità di fronte all’Arc de la Defènse.
Io, comunque, un'idea per un migliore utilizzo di quell’utensile, ce l’avrei.

Le Galeries Lafayette in Boulevard Haussmann

Galeries Lafayette. Il grande centro commerciale in Boulevard Haussmann sarebbe uno dei luoghi più splendidi di Parigi, l'edificio simbolo dell'art nouveau. Peccato che ciò che vi contiene, ossia i più grandi marchi della moda mondiale, siano polo d'attrattiva per i turisti più spendaccioni e spesso più maleducati. Ossia cinesi e giapponesi: il 90% della clientela è composta da questi soggetti, che hanno costretto a rivedere anche i piani di assunzione del personale: un impiegato su due, secondo una mia rozza stima, ha gli occhi a mandorla. Buon per loro, ma non per i malcapitati turisti che alle Galeries Lafayette vorrebbero solamente curiosare e magari apprezzare lo sfarzo di uno degli edifici più famosi. non solo di Parigi ma del mondo intero.

Portate via il divieto di accesso!

Il codice della strada. Un divieto di accesso che diventa un carico molto pesante da trasportare: quella che abbiamo visto (nella foto) sull'Île Saint-Louis è in realtà solo una delle opere di street art che tappezzano Parigi. Il merito è di Clet Abraham, un artista bretone specializzato nel trasformare questi cartelli, rendendoli simpatici senza rimuoverne la giusta visibilità.

"Siamo uguali..."

Modigliani. I fan del famoso pittore livornese Amedeo Modigliani sono tanti, lo dimostrano i gesti di affetto sul luogo dove è sepolto, nel cimitero di Père Lachaise. Ma questo li batte tutti, ed è un gigantesco contributo di ignoranza italica: "Siamo uguali, amiamo il vino, l'arte, la vita [e fin qui...], l'hashish". No words.

Fontana, o piscina, quantomeno bizzarra

La Défense. La Défense è il quartiere del trash, per le sue forme provocatorie in ogni sua parte, dagli arditi grattacieli alle fontane più assurde, dalle panchine variopinte alle mura più indecifrabili. Ma non per questo rinuncerei a visitarlo ancora una volta...

Chissà cosa penserebbe Napoleone di questa bici...

La bicicletta. Appendere il manubrio di una bicicletta su un muro, sopra il segnale della via, è sicuramente cosa carina. Mi chiedo perché lo si faccia a Parigi che, nonostante ospiti annualmente l'arrivo del Tour de France, non è una città che eccelle per la presenza di ciclisti...

Ragguardevole...

Sexy tool. Chi viene nella capitale francese in cerca di trash non può farsi mancare di certo lo strumento con cui godersi Parigi senza rinunciare ad un attimo di piacere. Parlo ovviamente del sexy tool a forma di Tour Eiffel, un oggetto assai facile da reperire nei migliori negozi in zona Moulin Rouge. Inutile aggiungere da che parte vada usato.

Opera d'arte... e uno

Opera d'arte... e due

Opera d'arte... e tre! (la mia preferita)

Centre Pompidou. Il Centre Pompidou è l'estrema sintesi di come quella che viene considerata arte può rappresentare, a suo modo, una forma di trash. È sufficiente osservare le opere della collezione permanente ma soprattutto quelle delle esposizioni temporanee, per rendersene conto. Come nelle immagini che ho scelto a titolo di esempio, in cui l'oggetto artistico è composto da luci al neon (spente) e da cubetti di pietra. Televisioni, vassoi, sedie, mattoni, mappamondi, rottami arrugginiti, dentiere, orinatoi: tutti gli oggetti possono essere arte, se rimodellati secondo la visione dell'artista e loro volta re-interpretati. Ma il top rimarrà il crocifisso ricoperto di nastro segnaletico bianco-rosso: è l'apice di un trash (con tendenza alla blasfemia) che nel Centre Pompidou tocca vette di assoluta eccellenza.

Pont des Arts

Pont des Arts. La passerella pedonale che collega la Cour Carrée del Louvre e l'Institut de France è un altro bell'esempio di trash. Perché è passato dall'essere il più famoso collettore di lucchetti, "les cadenas d'amour", ad un luogo di street-art, che è trash lo è praticamente per definizione: a giugno 2015, infatti, 56 buffissimi pannelli colorati hanno sostituito il muro di lucchetti. L'aspetto di Pont des Arts è quindi diventato molto giocoso, ma non per questo meno bizzarro. L'immagine spiega tutto o quasi.

Tutto alla modica cifra di...

Maxim's. Quello di Rue Royale è forse il più famoso ristorante del mondo, grazie ad una storia più che centenaria e a un simbolo di eccellenza gastronomica francese. Dove sta il trash? Provate a guardare il menu: non bisogna essere esperti di cucina per capire che spendere 26 euro per una crêpe sono una follia. Lo guardiamo con curiosità, sorridiamo ironicamente, ci giriamo e andiamo avanti.

David Luiz all'ingresso fa passare la voglia di comprarvi qualsiasi cosa

PSG-shop. Perché è trash? Perché, molto semplicemente, con il fior fiore di campioni che può permettersi il Paris Saint-Germain (Ibrahimovic, Thiago Silva, Cavani, Di Maria, Verratti), non è possibile che l'uomo copertina del proprio negozio ufficiale agli Champs-Élysées sia il difensore più sopravvalutato della storia recente, il brasiliano David Luiz.

Pubblicità in metropolitana

La pubblicità delle Galeries Lafayette. La Tour Eiffel in testa. Giriamo il verso della torre e premiamo con forza.

Mira il dito...

Il ditino. C'è un quadro molto "particolare" nel Museo del Louvre. Si tratta della Madonna col Bambino tra i santi Giuliano e Nicola, di Lorenzo di Credi. È particolare in quanto il bambino con la mano destra fa un gesto inconsueto per un simile dipinto. Non so per quale motivazione, un gruppo di asiatiche - probabilmente coreane - si senta in dovere di imitare il gesto del bambino dipinto, durante le spiegazioni della guida. Bizzarrie da Estremo Oriente.

Qui giace Marcel Proust

Le leggi di Proust. Dunque, io non sono mai stato un fan di Marcel Proust. Avevo provato a leggere La strada di Swann, primo volume della famosa Recherche, ma il suo stile di scrittura tanto originale quanto ermetico che sfocia quasi in un trattato di psicologia, non hanno mai fatto per me. però ne riconosco l'importanza nel panorama letterario e se è universalmente conosciuto come uno dei più grandi della letteratura di ogni tempo ci sarà pure un motivo. Ecco, come è possibile che una giovane ragazza italiana, davanti alla tomba di Proust, al Père Lachaise, si chieda chi fosse. E poi dica "ah si, quello delle famose leggi [le si studiano in chimica]". Che famose sono, ma non per il nome di chi le ha scoperte: non si chiamano infatti "leggi di Proust", ma "leggi delle proporzioni definite".

Lucchetti in faccia al Louvre

I lucchetti. Su Pont des Arts rappresentavano un pericolo, sulla Rive Gauche evidentemente pare di no. Non capisco. Personalmente continuo a ritenere che, ovunque essi si trovino, i lucchetti dell'amore rimangono qualcosa di profondamente stupido e privo di senso. Punto.

Bis bald!
Stefano

martedì 10 novembre 2015

Direzione Ponte Vecchio: -16 (e non sono giorni)

Ciao a tutti!
A tre settimane dall'appuntamento con la maratona di Firenze, si può dire di essere entrati nella fase finale della preparazione. È il momento di "affinare", così si suole dire. Non ho mai capito bene cosa si volesse dire con questo verbo, sinceramente. Io, durante tutti i cicli di preparazione, ho utilizzato questo periodo per concludere la fase delle ripetute e dedicarmi ai lunghi. Due tipologie di corsa completamente diversa, per lavorare su caratteristiche peculiari poste agli antipodi. Con un solo scopo però, giungere al traguardo di una maratona nel minore tempo possibile.

Per illustrare il concetto di "lungo"... (fonte: sureyoucanrunthatfarbutwhy.wordpress.com)

Il lungo è l'allenamento che affronto con più serenità. Mi piace l'idea di uscire da casa e andare a correre una trentina di chilometri senza dover badare a minuti, riposi e allunghi. È qui che elaboro l'amore per la corsa, è qui che mi proietto con l'immaginazione nel bel mezzo dei 42,195 chilometri. Sempre qui, provo il giorno della gara, simulando il più possibile alcune situazioni: vestiario, alimentazione, orario di corsa, riscaldamento. Quindi, corro di mattina, scelgo le pantaloncini e calze della gara, faccio una "colazione-tipo", due bustine di zucchero in tasca, una bottiglietta con acqua e sali minerali, ripeto alcuni esercizi di stretching e riscaldamento. Come se la maratona la dovessi fare in quel momento. Perché alla fine, questi allenamenti sono la migliore cortina di tornasole dell'attuale condizione fisica.

Aggiornamento sui progressi nella serie dei lunghi

Così è stato anche negli ultimi due lunghi, in cui ho sfiorato rispettivamente le distanze di 33 e 35 chilometri. Cosa hanno spiegato questi due allenamenti? Che abbassare il passo sui lunghi non sempre è possibile. Oltre i trenta chilometri, la fatica bussa alla porta, il lattato si fa largo nei muscoli, e bisogna andare più piano. L'importante è non decelerare troppo, ma tenere un ritmo, più lento, ma il più costante possibile. Detto fatto: 4'36"/km sui 33 chilometri, 4'40"/km sui 35 chilometri, in entrambi i casi realizzati con negative split (seconda metà più veloce della prima) contenuto, a riprova dello sforzo fatto per correre il più possibile a ritmo costante. Le sensazioni di fatica sono sempre tremende, ma sono pedagogiche: servono a capire cosa si prova durante la maratona. Il dato che però più mi conforta, anzi, mi infonde speranza e ulteriore fiducia, è il passo nell'ultimo lungo. Due settimane prima della Haspa Marathon Hamburg di aprile, sullo stesso identico percorso, ma con la scusante del vento (vedi post), mi servivano sedici secondi in più per ogni chilometro corso. Un'eternità, moltiplicato sui 42 chilometri. Senza comunque crearsi false illusioni, questo vuol dire che la condizione atletica c'è, eccome se c'è. Lo capisco da tante cose, a partire dal recupero fisico, che mi pare più rapido rispetto alle precedenti preparazioni. Ancora qualcosina da sistemare c'è: una scarpa che sfrega sul collo del piede, una vescica che non se ne vuole andare, un fastidio ad una spalla (che io reputo dovuto al tenere una bottiglietta in mano per trenta chilometri, e che a Firenze non ci sarà). Venti giorni, ancora. Il tempo per arrivare al top c'è ancora tutto!
Bis bald!
Stefano

domenica 8 novembre 2015

Valentino, l'Italia è con te

"Vorrei vedere Valentino che va in pista e onora la sua stagione con la miglior gara possibile. Che senza neanche bisogno di dirlo, mostra di aver compreso l'ennesima lezione di vita e di averne fatto tesoro. Vorrei vedere un Valentino che va a Valencia e fa tutto il possibile per far riemergere la sua bellissima annata, perché sono profondamente convinto che tutti i piloti che corrono al Motomondiale siano lontani dall'aver dimostrato quello che Valentino invece ha dimostrato. Si può essere pro o contro di lui, può risultare simpatico o antipatico, ma la sua stagione è stata meravigliosa."
"Valentino ha 36 anni ed è un grande campione, indipendentemente se vincerà oppure no questo Motomondiale. È un grande campione che merita il rispetto di tutti noi, perché ha fatto delle cose che pochi sono in grado di ripetere a livello sportivo. E le ha fatte in particolare nel corso dell'ultima stagione, che secondo me è stata stupenda. Viviamo in un mondo in cui davvero, come diceva Nelson Mandela, c'è grande bisogno di ispirazione. E la stagione di Valentino è stata bellissima."
"Valentino è l'ultimo dei grandi eroi dello sport. Con l'interesse che è riuscito a calamitare sulla MotoGp, da solo, paga metà dello stipendio a tutti gli altri, non so se è chiaro. Non si tratta affatto di una scusante, ma l'essere umano è vulnerabile e imperfetto per natura. In questa circostanza, mi sembra che tanti ragazzi che dovrebbero mordersi la lingua si siano sentiti invece non solo autorizzati, ma addirittura in dovere di esprimere un'opinione solo per andargli addosso."
Alex Zanardi, da un'intervista a Lettera 43

Ogni riferimento è puramente casuale (fonte: facebook.com/Vale46Official)

sabato 7 novembre 2015

Spunti da un sabato di piccolo shopping

Ciao a tutti!
Dopo l'intensa settimana lavorativa appena conclusasi, mi è toccato un sabato di acquisti e compere varie. Detto così, sembra quasi che sia stata un'attività spiacevole; in realtà per me non lo è mai affatto. Se non devo perdere troppo tempo ad aspettare qualcuno che si provi un vestito, solitamente è qualcosa che mi piace e che non mi annoia. Oggi, dopo più di due anni dal mio primo contatto con la vita in Germania, in poche ore ho avuto modo di trovare qualche curioso spunto di riflessione su ciò che ruota attorno al mondo del commercio.

Code al supermercato (fonte: swr.de)

- Le farmacie ti regalano i fazzoletti in omaggio. E non solo se acquisti, come ho fatto io, le pastiglie per la sinusite. Il simpatico dono viene incluso con qualsiasi acquisto venga fatto. Farmacisti, gente che previene.
- La Germania, terra della precisione e della meticolosità, sfugge a questa logica quando si tratta di grandi supermercati. Provate a cercare dei guanti da giardinaggio: li troverete vicino ai prodotti da cucina. Oppure dei fiammiferi: di fianco ai detersivi.
- La gentilezza delle cassiere tedesche non ha pari. Proprio qui, nella terra in cui sono tutti "brutti e cattivi".
- Pure il fotografo al quale ci siamo rivolti per farci fare delle foto biometriche rispetta quanto appena detto. Gentile, cortese, e incline alla battuta, senza trascendere nel volgare o nel banale. Essendo le foto necessarie per il passaporto italiano sono più piccole rispetto a quelle necessarie per il passaporto tedesco, risulta giusta l'equazione "foto più piccole per persone più piccole". Usciti dal negozio con un sorriso.
- E quanto ai sorrisi, la gente nei negozi è tutta molto più sorridente. Eppure sto sempre parlando di quelli che dovrebbero essere tutti "brutti e cattivi". Anche per questo motivo fare shopping in Italia non mi dà altrettanta soddisfazione.
- Se in coda alla cassa, le famiglie di fronte a te hanno carrelli formato XL, e tu numero due oggetti in mano, è garantito che ti viene permesso di scalare qualche posizione. Adoro questa forma di cortesia tedesca, che in Italia è sempre meno conosciuta.
- Se si tratta di acquistare un calendario con le donnine nude, il fattore pudore entra in gioco prepotente. Soprattutto quando i maschietti vedono Giulia alla cassa.
Infine, inglese usato in negozio: ZERO. I miglioramenti (piccoli) nell'uso della complicatissima lingua tedesca, si vedono anche da questo...
Bis bald!
Stefano

venerdì 6 novembre 2015

Ed è quasi Natale - Utrecht by night

Ciao a tutti!
Quando mi trovo ad affrontare una trasferta di lavoro, il pensiero non va solamente alle attività da svolgere, ma anche a ciò che si potrebbe fare nel tempo libero. Per la seconda volta ad Utrecht nel 2015, una buona opzione poteva essere allenarsi un po'. Ma il centro storico di Utrecht, città di canali, ciclisti e anche strette vie, non si addice molto ad una corsa. Meglio godere delle (tante) bellezze di questa città. Stavolta l'ho fatto - per forza di cose - nella sua versione notturna.
Dopo una dura ma prolifica giornata - insolitamente da insegnante - non mi sono lasciato intimorire da stanchezza e dalla pioggia dei Paesi Bassi, e ne ho approfittato per una passeggiata tonificante e per scattare qualche foto a questa meraviglia olandese, che già a novembre si prepara al Natale. Nemmeno in Germania si lavora con così tanto anticipo. Ironia a parte, Utrecht rimane un splendido luogo dove trovarsi in trasferta. Peccato non avere mai il tempo necessario per approfondire a dovere le realtà di questa città. Confido di poterlo fare in futuro con più calma...
Bis bald!


















giovedì 5 novembre 2015

Direzione Ponte Vecchio: motore di un'altra cilindrata

Ciao a tutti!
Non tutti possono correre una maratona. O meglio, tutti possono farlo o comunque provarci, a patto di sottoporsi annualmente a visita medica che attesti che la propria salute sia adeguata allo sforzo della corsa. Anch'io, quindi, ogni anno, prenoto una visita di idoneità all'attività agonistica per l'atletica leggera. La mia visita, che eseguo sempre presso l'Istituto di Medicina dello Sport di Torino (IMSTo), nei locali dello Stadio Olimpico, è anche qualcosa di più. È quasi uno studio scientifico fatto sul mio corpo. Da sempre attratto dalla comprensione dei meccanismi fisiologici che regolano il funzionamento del corpo umano durante uno sforzo fisico, sono favorevole a spendere qualcosina in più per analizzarmi, capire le mie potenzialità e i miei limiti fisici e infine, ma è un fattore non meno importante, fare un bello screening delle mie funzionalità cardiorespiratorie.
L'esame che svolgo annualmente è quello atto a stabilire la soglia aerobica ed anaerobica. Di che cosa sto parlando? Essenzialmente si tratta di due indici che determinano una caratteristica fisiologica che varia da persona a persona. La soglia aerobica rappresenta l'intensità di esercizio alla quale si ha l'aumento della concentrazione di acido lattico nei muscoli. La soglia anaerobica rappresenta invece il livello di sforzo al quale l'organismo non è più in grado di smaltire l'acido lattico nel sangue: una soglia che non consente di proseguire l'esercizio fisico. La preparazione per la maratona, fatta di allenamenti dai continui cambi di ritmo è finalizzata ad aumentare il più possibile la soglia aerobica e anaerobica.

Ecco, immaginate una cosa del genere, ma con mooooolti meno muscoli (fonte: clubsolutionsmagazine.com)

Beh, quello che è emerso dall'ultima visita effettuata la settimana scorsa a Torino, oltre a confermare la mia idoneità è un bell'incremento nella soglia anaerobica, da 13 a 15 km/h (anche se ho ancora qualche riserva sulla bontà di questo ultimo dato, 14 km/h è una soglia più realistica), e soprattutto in un altro parametro biologico di importanza basilare negli sport di fatica, il consumo massimo di ossigeno (altrimenti detto VO2max), il fattore che viene considerato come la cilindrata del proprio organismo. Nel giro di un anno quindi, sono passato da 3.7 litri/minuto a 4.3 litri/minuto, che sarebbe un po' come dire passare dal motore di un'utilitaria Fiat al motore di una Porsche. Consumare più ossigeno vuol dire mettere più comburente a disposizione dei muscoli, quindi poter produrre più energia durante la corsa. Un dato che conferma ancora di più quanto di buono è stato fatto nell'ultimo anno (dall'ultima visita medica per l'idoneità agonistica sono passati tredici mesi in cui sono state completate due maratone) e che evidenzia molto bene gli ultimi miglioramenti.
E oltre alla soglia anaerobica incrementata, oltre al consumo massimale di ossigeno si aggiunge un calo ponderale di oltre due chili, quasi completamente dovuto alla perdita di massa grassa. Tutto questo non può che voler dire (molti?) secondi in meno sui quarantadue chilometri. Pochi o tanti? Poco più di tre settimane di attesa per la risposta...
Tot ziens dus!
Stefano

mercoledì 4 novembre 2015

Le foto più belle dall'Alta Via n.2 della Valle d'Aosta

Ciao a tutti!
Ho impiegato un po' di tempo, ma infine ce l'ho fatta. A quattro mesi dalla mia ultima avventura sulle montagne valdostane, sono riuscito a completare una selezione delle fotografie per me più belle tra le oltre duemila scattate in dieci giorni di duro ed intenso trekking. Non è stata un'opera semplice, scartare una foto per un post rimane comunque una rinuncia. Ma quando i soggetti che ho immortalato sono così ricchi di leggiadria, le fotografie non possono che contenere bellezza di rimando.
Ce n'è per tutti i gusti. Cieli, ghiacciai, praterie, acqua, vette, animali, fiori, panorami. Ognuno potrà trovare una foto nella quale identificarsi maggiormente. Io l'ho fatto con la prima, in cui sono ritratto in una sorta di contemplazione del Monte Bianco, durante l'ultimo giorno di cammino. Per me è un po' come il senso stesso dell'intera Alta Via, un percorso meraviglioso che ci fa riscoprire la nostra dimensione, piccola, a confronto con quella pressoché infinita di queste vette e di questi panorami.
Tutto è assolutamente indimenticabile, ben impresso nella mia mente. Con l'auspicio che questa sensazione giunga veloce anche a chi vorrà perdere qualche minuto per guardare queste immagini delle montagne più belle d'Europa...
Bis bald!
Stefano

Piccolo al cospetto del Monte Bianco

Semplicemente, Valsavaranche

La strada verso l'ultima salita

L'ultima alba sulla Val Veny

Butterfly/1

Tutti in piedi di fronte al Cervino

I prati di Sant'Orso

I riflessi del Lago Combal

Becchi

Verso l'orrido

Vista sul Grand Assaly

Verso il Col de la Crosatie

Panorama sulla Valgrisenche

Ingresso nella Valle di Cogne

Saluti alla Valle di Rhêmes...

Lente di ingrandimento sul Monte Bianco

La prima (o l'ultima?) cascata del Rutor

In azione sotto il Gran Paradiso

Butterfly/2

Sprazzi di bianco su cielo e terra

Tutte dritte le bistorte

Ci si concede un gesto di trionfo

Relax per gambe stanche (con Cervino)

Il Vallone della Legna, culla di tesori nascosti

Ponti verso Champorcher

Insetti al lavoro

Trifogli alpini

Ancora un po' di neve sotto i tremila metri

Chiare fresche e dolci acque...

Meraviglie dalla Valle di Cogne

La maestosità del Gran Paradiso

Una vigile marmotta

La Conca del Lauson, scrigno di tesori della fauna alpina

La genziana delle nevi (o delle rocce?)

Panorama dal Col Lauson

Re incontrastato del Parco Nazionale del Gran Paradiso

Sguardo su una lontana Valsavaranche

Levionaz

Cascate tumultuose

Lavoratrice instancabile

Un re non sbaglia mai i luoghi di villeggiatura

Compagno di viaggio (per qualche minuto)

Laghi Djouan

Fiori, prati, laghi e la Grivola

Un lago nero tutt'altro che nero

Ruralità in Valle di Rhêmes

Vedute dalla finestra (il colle)

Primo contatto col Rutor

Semplicemente Valgrisenche

Sentiero guidato

Bellissimo esemplare di genziana porporina

In località Glacier (manco a dirlo)

Panoramica dal Col de la Crosatie/1

Panoramica dal Col de la Crosatie/2

Promoud, l'angolo di paradiso

Passo Alto

L'acqua "glaciale"

Benedetta sia la Comba des Usselettes

Contorni

Le ombre della mattina

Colori dal Rutor

Pochi, pochissimi metri

Come un miraggio, la Val Veny

Rifugio Elisabetta Soldini, un bastione del ghiacciaio

Mordor?

Origine delle nuvole

Toh, un camminatore

Sul filo dell'equilibrio

Meraviglia Rutor dal Rifugio Deffeyes

Butterfly/3

Il Ghiacciaio di Château Blanc

Un'ombra sulla Valle di La Thuile



Col des Chavannes

Alpeggio in Valsavaranche

Dal Col d'Entrelor

La peverina, il fiore che cresce sui sassi

Appunti di viaggio

Rosa alle ultime luci del giorno

La piscina

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