sabato 12 agosto 2017

Storie danesi vol.5

"Non faceva freddo, il giorno era stato lungo, e anche se adesso era buio la luce non era scomparsa, sembrava come avvolta dalla notte."
Peter Høeg, I quasi adatti

Castelli da favola e dove trovarli: Egeskov

venerdì 11 agosto 2017

Storie danesi vol.4

"Ti saluto, o figlia del cielo! Luce brillante d'oriente, ti saluto! Al tuo comparire fuggono la disperazione e la malinconia; la tua presenza è salutare allo spirito agitato dal timore non meno che quella di una divinità possente."
Andrew Swinton, Viaggio in Norvegia, in Danimarca e in Russia negli anni 1788, 89, 90 e 91


Grenen, dove si uniscono Mare del Nord e Mar Baltico, il luogo più mistico di Danimarca

giovedì 10 agosto 2017

Pure nature vol.29

Scatto, carico e pubblico. Quando hai tra le mani un'immagine così bella, non aspetto altro se non condividerla!
Una foca dell'estremo nord della Danimarca, dalla penisola di Skagen, dove si congiungono il Mare del Nord e il Mar Baltico: un luogo poco riparato, ma tranquillo quanto basta, affinché un branco di foche possa trovare la sua "casa" preferita. Una foca incurante dei turisti, impegnata a riposare al sole. E a farsi fotografare dai bambini...

Una tenerissima foca sulle spiagge baltiche di Grenen

Bye for nu!
Stefano

mercoledì 9 agosto 2017

Storie danesi vol.3

"C'è una cosa che è migliore in Svezia piuttosto che in Danimarca... hanno vicini di casa migliori."
Victor Borge

Vicini di casa ad Århus: la tradizione del Den Gamle By e la modernità del centro città

martedì 8 agosto 2017

Storie danesi vol.2

"Civitas eius Maxima Roscald, sedes regia Danorum."
La città più grande è Roskilde, sede regia della Danimarca
Adamo da Brema

Aria di Medioevo nella vichinga Roskilde

lunedì 7 agosto 2017

Storie danesi vol.1

"Qualunque somiglianza la Danimarca possa presentare con il resto del mondo scompare quando Copenaghen s'illumina."
James Stewart-Gordon, La Danimarca, Paese felice


Rosenborg Slot, il castello da favola di Copenhagen

domenica 6 agosto 2017

Il biscottificio della felicità

Ciao a tutti! Finalmente siamo pronti per iniziare la settimana danese! Otto giorni "on the road" in quello che viene considerato il paese più felice del mondo, alla scoperta di bellezze e tradizioni di una nazione mai neanche sfiorata in passato ma che ha sempre suscitato grande fascino e ammirazione in me. Spiagge e scogliere battute dai due mari della Scandinavia; una geografia singolare in Europa, fiordi e arcipelaghi tra i quali angoli di paradiso giocano a nascondino; rassicuranti città a misura d'uomo, immerse in un clima di gioia quasi mediterranea nonostante il meteo meno clemente, in cui convivono la modernità e la tradizione. Il ponte ideale tra la realtà europea (come siamo abituati a conoscerla) e quella scandinava.


Otto giorni da percorrere dall'estremità orientale, la capitale Copenhagen, all'estremità settentrionale, lo spartiacque della Scandinavia, Skagen. In mezzo, spiagge che si possono solo sognare, castelli che raccontano favole al semplice sguardo, villaggi di pescatori e borghi più turistici, colori che testimoniano lo spirito di questo popolo. Otto giorni con l'animo aperto e gli occhi pronti a farsi inondare dell'incantevole (come già ho avuto modo di osservare dalle prime ore a Copenhagen) Danimarca.
Bye for nu!
Stefano

sabato 5 agosto 2017

E noi partiamo! - La massima di viaggio n.16

"Una volta che hai viaggiato, il viaggio non finisce mai, ma si ripete infinite volte negli angoli più silenziosi della mente. La mente non sa separarsi dal viaggio."
Pat Conroy

Tutta la magia di Copenhagen

Sarà tutto nuovo. Una nuova lingua, una nuova capitale, un nuovo paese dell'Europa. Nuovi mari e nuove spiagge. Tutto da scoprire: Danimarca, stiamo arrivando!
Bis bald!
Stefano

mercoledì 19 luglio 2017

Storie di fulmini - Il giro del Sassolungo

Qualcuno leggendo il titolo potrebbe pensare: perché fare il giro del Sassolungo quando solo il giorno prima hai fatto il giro di Sassolungo E Sassopiatto? È assai semplice: per poter salire al Rifugio Demetz e scendere nel Vallone del Sassolungo. Un tratto di sentiero per me inedito, assolutamente spettacolare, che attendevo di percorrere da molto tempo. E che rappresenta l'ultimo atto del mio luglio tra i monti pallidi delle Dolomiti.

Il Vallone del Sassolungo
Per il giro del Sassolungo parto dal Col Rodella, forse il miglior balcone dal quale osservare il Gruppo di Sella e il gruppo del Sassolungo. Sorvolo sui motivi per cui ho iniziato il cammino dal Col Rodella, ci tornerò (polemicamente e successivamente) in un altro post. Affronto la ripida discesa per raggiungere il Passo Sella, dove ha inizio la salita verso il Rifugio Demetz. Un rifugio, questo, che si potrebbe raggiungere tranquillamente tramite l'ovovia che parte dal passo. Troppo comodo per i miei gusti, meglio affrontare il sentiero. Dal basso sembra una salita ardua, ma se affrontata con passo rilassato e costante, lo zig-zag che conduce alla Forcella del Sassolungo, ove giace il Rifugio Demetz, si rivela in realtà meno onerosa del previsto. Servono tra i quaranta e i sessanta minuti per raggiungere questo rifugio che sì, questo è proprio un nido d'aquila.

Che salita per raggiungere il Rifugio Demetz!

La storia del Rifugio Demetz è una vicenda che non può lasciare insensibile chi ama la montagna. Il rifugio è intitolato a Toni Demetz, che nel 1952 era una giovane guida di Santa Cristina Valgardena, nonché promettente alpinista. Nonostante la sua giovane età, conosceva già il Sassolungo come le sue tasche. Il 17 agosto di quello stesso anno, Toni Demetz è sulla parete del Sassolungo con due clienti milanesi. Un violento fulmine si abbatte sulla montagna, uccide all'istante uno dei due clienti e ferisce Toni e l'altro cliente. Il padre di Toni, Giovanni, anch'egli guida, si precipita a soccorrere il figlio e il suo cliente, entrambi in fin di vita. Sceglierà di dare priorità al cliente e pur in uno stato d'animo comprensibilmente disperato riuscirà a portarlo in salvo a valle. Giovanni risalirà una seconda volta il Sassolungo per soccorrere il figlio, ma sarà troppo tardi. Molti padri avrebbero maledetto quel luogo. Non fu così per Giovanni Demetz, che ottenne il permesso di costruire sulla Forcella del Sassolungo un rifugio in memoria di suo figlio, un rifugio che potesse offrire supporto e aiuto agli alpinisti in difficoltà. Un rifugio che ancora oggi, a oltre sessant'anni dalla tragica morte di Toni, è gestito dalla famiglia Demetz.

Il circo di roccia

Pietre che incombono

Trovarsi al rifugio Demetz, alla Forcella del Sassolungo, è come entrare in una basilica dell'alpinismo. Qui hanno compiuto imprese grandi nomi dell'alpinismo: il primo salitore del Sassolungo, Paul Grohmann; il primo saliore dello spigolo nord del Sassolungo, Eduard Pichl; Emilio Comici e il Salame che porta il suo nome; Oskar Schuster, che in suo nome è intitolata la ferrata sulla est del Sassopiatto; Angelo Dibona e Reinhold Messner, che sul Sassolungo aprirono due nuove vie di scalata; Gino Soldà, che sul Sassolungo firmò quattro prime ascensioni. Trovarsi al rifugio Demetz vuol dire anche trovarsi nel santuario della roccia. Tutto è pietra attorno, una pietra che incute una certa agitazione. Le guglie del Sassolungo sembrano reliquie in grado di poterti giudicare, la mole delle Cinque Dita e della Punta Dantersas infonde soggezione a chi osa penetrare questo regno dominato esclusivamente dai sassi.

Il profilo del Salame Comici svetta su tutto

La discesa verso il Rifugio Vicenza è veloce, velocissima. Troppo rapida, perché in quel mare di pietre avrei voluto rimanere ancora a lungo. Un paesaggio che appare veramente incontaminato, preistorico, dove non vi è traccia di opera umana - esclusi i lontani pascoli dell'Alpe di Siusi che si aprono tra il Sassopiatto e il Sassolungo. Scendendo le guglie appaiono sempre più alte, così elevate che bisogna torcersi il collo per ritrovare l'azzurro del cielo. Il Sassolungo è una muraglia sulla quale non troverei una sola via di uscita, le Cinque Dita sembrano volersi piegare verso il vallone per afferrare i disturbatori della sua quiete: centinaia di escursionisti che ogni giorno percorrono il sentiero che collega i rifugio Demetz e Vicenza.

Ultimo sguardo a queste meraviglie, prima di tornare a casa

Ripercorro fino al Passo Sella e quindi al Col Rodella un itinerario simile a quello affrontato nel giro del Sassolungo e del Sassopiatto, con una differenza: nel tratto tra la Forcella Ciaulonch e il Rifugio Comici decido di rimanere sul sentiero più basso, meno panoramico, ma che mi permette di poter osservare in pienezza tutta la formidabile ed assurda verticalità della parete nord del Sassolungo, forme che non posso concepire essere state calcate da mani umane. Dopo il Rifugio Comici, tutto il sentiero è ormai storia nota: una piacevole passeggiata con sullo sfondo il Sella - finalmente sgombro dalle nubi. Ritorno al Col Rodella con immagini memorabili negli occhi, tutte le vette del Sassolungo che signoreggiano luminose nel cielo, e un po' di mestizia: so che questo è l'ultimo sentiero, per quest'anno, sulle Dolomiti. Quantomeno, chiudo con un itinerario di quelli che non dimenticherò facilmente.
A presto!
Stefano

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...