domenica 30 giugno 2013

Lontani, ma vicini

Da domani, attorno a me, non ci sarà nessuno.
A parte un piccolo oggetto, una specie di simbolo.
Attaccato allo spallaccio sinistro... Accanto al cuore, quindi. Per otto (o meglio, nove) giorni.
Uno scricciolo di pochi grammi che terrò con me, che potrò guardare nel momento della solitudine per pensarti con maggiore intensità.
Quando, circondato da immensi bastioni di roccia pallida, sentirò che sono solo.
Non tanto perché camminerò in silenzio, senza poter dividere fatica e paura, ma perché non sarai lì con me.
L'unico appiglio per me... Tanto quanto tu sei l'unico mio appiglio in questa vita.
Ti amo, Giulia.


Compagno (e compagni) di viaggio

Dunque, riepiloghiamo.
Accumulatore a pannelli solari. Asciugamani. Batterie varie. Beauty case. Benda elastica. Berretto. Borracce (piene). Calzettoni da trekking. Camel bag. Canottiera. Caricabatterie vari. Caricabatterie portatile. Carta per appunti. Casco. Cavigliera. Cellulari. Cerotti. Cerotti antiveschiche. Cerotti per la respirazione. Crema solare. Disinfettante. Fascia. Fazzoletto. Ghette. Giacca a vento. Guanti. Guida dell'Alta Via. Igienizzante mani. Imbrago. Integratori vitaminici. Kindle. Lampada a ricarica manuale. Lampada da lettura. Lampada frontale. Lettore MP3. Libro (per il tempo libero). Macchine fotografiche. Maglia tecnica a maniche lunghe. Mappe. Medicinali. Miele "da viaggio". Moleskine. Mutande. Orologio GPS. Pantaloni corti. Pantaloni lunghi. Paracollo. Passamontagna. Penne. Pile. POD portatile. Polsini. Poncho. Quaderno dei rifugi. Ramponi. Sacco a pelo. Sali minerali. Scarpe (per il tempo libero). Set di posate pieghevoli. Tablet. Tessera CAI. Treppiede. T-shirt tecnica. Viveri per otto giorni (ad alto tasso calorico). Voltaren.

Fedele e forzato socio di viaggio...

Che ne dite? C'è tutto nei 21.6 chili di zaino?
A presto,
Stefano

Annunci in vista, atto quinto: Venice Marathon!

Ciao a tutti!
Oggi è giorno di vigilia: domattina partirò alla volta di Belluno. Da lì, tramite più mezzi pubblici raggiungerò Dobbiaco. Qui, vicinissimo al confine con l'Austria, comincerà il nuovo trekking che mi porterà nel cuore delle Dolomiti Bellunesi.
Dalla Valle d'Aosta al Veneto... Quest'ultima regione è anche il cuore dell'ultimo annuncio dei cinque che avevo promesso due settimane fa (vedi post del 18 giugno), che vado a concludere oggi. È Venezia, quella che io reputo la città più bella del mondo, la protagonista di questo post. Perché mi vedrà presente, il 27 ottobre, alla ventottesima edizione della Venice Marathon.

Il momento più atteso di una maratona: il passaggio in Piazza San Marco!

Una maratona da sogno, quella di Venezia. I meno esperti penseranno che si corra tra calli e ponticelli. Eh... così sarebbe una maratona veramente incredibile. Ma anche impossibile da realizzare per motivi logistici, per non parlare della difficoltà che ci sarebbero nel correre 42 chilometri tra continui saliscendi.
La Venice Marathon non è tutto ciò, ma ha comunque un percorso di grande fascino. Unico al mondo, proprio come Venezia.

Immagini che conquistano un runner...


Si parte da Stra, dove cominciano i primi chilometri, quelli "facili", tutti in nella Riviera del Brenta, una splendida area caratterizzata dalla bellezza architettonica delle ville settecentesche dei nobili veneziani. Poi si arriva a Mestre, probabilmente la parte meno interessante del percorso che però, potrebbe regalare carica ai maratoneti. Qui saremmo intorno al chilometro 30... Quindi, lo spettacolo: transito sul Ponte della Libertà, che collega Venezia a Mestre. E poi ci siamo...per gli ultimi chilometri di corsa nella città più bella del mondo!!!
Se non erro, il percorso si sviluppa lungo tutto il canale della Giudecca; successivamente, in corrispondenza della Chiesa della Salute, tramite un ponte creato ad hoc per la maratona, si attraversa il Canal Grande per passare dal sestiere Dorsoduro al sestiere San Marco.

Dalla Salute a San Marco: questa è la Venice Marathon!


E poi... solo brividi nelle stanche membra... si passa in Piazza San Marco!!! Questo è a parer mio, uno dei fattori più importanti, se non il più importante, per il quale ho scelto di correre questa precisa maratona. In Italia ce ne sono tante di maratone importanti: Milano, Roma, Firenze. Non le ho mai corse. Ma questa, secondo me, le batte tutte. Correre circondato dall'arte, dalla storia, da un tifo pazzesco... fa venire voglia di fermarsi, di rallentare per godere di tutto ciò che invece ti farà solamente andare più forte!

Iscritto!


Poi, dritti lungo il Bacino di San Marco: Palazzo Ducale, il Ponte dei Sospiri, l'Arsenale. E poi l'arrivo, la fine di una sofferenza fatta di quattordici infiniti ponti lungo la Serenissima, a Riva dei Sette Martiri.
Ho cercato di descrivere, con passione e con ardore, quanto (spero) avrò modo di vivere a fine ottobre. Ma con queste credenziali, non pensate che sia qualcosa di fantastico correre una maratona? Io l'ho sempre pensato prima e sempre lo penserò, dopo aver corso due maratone. Credo che, dopo la maratona di Venezia, lo penserò ancora di più.
A presto,
Stefano

sabato 29 giugno 2013

Muse, overdose di adrenalina

Ciao a tutti!
Uno dei momenti più attesi del mio 2013, quello di ieri sera: ore 21.15, Torino, Stadio Olimpico, i Muse in concerto. Ciò che mi attendevo prima di entrare nello stadio si è rivelato esattamente come previsto: la migliore scarica di energia prima della partenza per le Dolomiti.
Tanta fatica per conquistare quest'inverno due tagliandi (uno per me e uno per Gabriele) per la tribuna est dell'Olimpico. Ora posso dire che è valso la pena sudare per ottenerli... quando si dice "vale il prezzo del biglietto".

Ciminiere infuocate, a ritmo di rock: questo il palcoscenico del Muse World Tour 2013 (foto lastampa.it)

Non sono un assiduo frequentatore di concerti, ma quelli che vado a vedere sono sempre di qualità eccelsa. Se devo investire del denaro in qualcosa, tanto vale che sia un "prodotto" di qualità. I miei concerti passati (gli U2 a San Siro nel 2009 e Bruce Springsteen sempre a San Siro nel 2012) mi hanno fatto capire quanto delirio può esserci per le rockstar. Ma gli U2 e Bruce Springsteen sono mostri sacri della musica, animali da palcoscenico. Idolatrati dalle folle, a mio parere anche in misura eccessiva.

Voce pazzesca quella di Matthew Bellamy (foto lastampa.it)

Certo, mi aspettavo casino ieri sera a Torino, ma non tutta questa ebbrezza, non immaginavo tutta questa passione per la band britannica. E invece mi sbagliavo. Inizi ad avvertire questa sensazione quando in macchina ti trovi a fare coda in un sottopassaggio solitamente scorrevolissimo (quello di Corso Giambone), quando attorno a te le vetture hanno targhe provenienti da tutta Italia, quando un buco per parcheggiare la tua auto lo trovi a quindici minuti di distanza a piedi.

Delirio allo Stadio Olimpico per i Muse (foto lastampa.it)

E allo stadio, beh... superfluo dirlo, il caos dei migliori eventi rock. Bagarini e porcari, birra a volontà e paninazzi unti, la classica cornice della serata musicale da stadio. Entri nello stadio, e non è lo stadio che ti toglie il fiato: l'Olimpico non è San Siro (sarà perchè ci gioca il Toro?)... è il palcoscenico che fa impressione, va quasi a toccare il cerchio di centrocampo.
Come in tutti i migliori concerti, si inizia più tardi rispetto al previsto. Ma quando si inizia, si fa sul serio e non ce n'è più per nessuno. Ti giri verso il palco e ti fai catturare dai giochi di luce e dagli effetti scenici che i Muse vogliono concederci.

Stile, grinta e classe... (foto lastampa.it)

Ogni scenografia ti colpisce al cuore. Banconote sparate in aria, una gigantesca lampadina sparata in aria, ciminiere dal palco che fiammeggiano a ritmo di rock, una donna che si suicida ingurgitando benzina. Maxischermi che sanno attrarre la vista. Su Panic station ci si burla di Obama, Merkel, Letta e pure del Papa, sbeffeggiati sotto forma di burattini danzanti; su una memorabile Uprising Matthew Bellamy, Dominic Howard e Chris Wolstenholme si moltiplicano come per magia.

La moltiplicazione dei Muse per Uprising

La musica dei Muse ti travolge. A tal punto che quando arriva la mia canzone preferita, Supermassive black hole, non riesci neanche più a cantarla. Hai il fiato in gola e le parole non ti escono, costantemente esterrefatto dalla potenza di quest'opera d'arte in salsa rock. Non c'è canzone che non possa sconvolgerti l'udito. Un conto è ascoltare un cd, un'altro è vivere un loro concerto. Anche quel capolavoro che è Time is running out diventa gioia per i sensi. E quando partono le canzoni che li hanno resi così famosi, tra cui Knights of Cydonia e Resistance...lo stadio diventa un enorme catino danzante. La chiusura con Starlight, immensa.

Presente allo Stadio Olimpico. Rigorosamente con la maglietta dell'evento

Una descrizione fantastica di questo concerto l'ha realizzata oggi Bruno Ruffilli su La Stampa: "Hai voglia di dire che una canzone assomiglia agli U2 (Madness, riscritta su Numb), che un’altra inizia come House of Rising Sun, che Matt Bellamy è un Freddie Mercury in sedicesimo. Inutile obiettare che quello visto a Torino ieri è uno spettacolo enfatico, strabordante di effetti speciali [...]. Lo show dei Muse è un grande carrozzone ipertecnologico, che cita un po' tutto ma inventa sempre qualcosa di nuovo. E talvolta lascia a bocca aperta, come quando le sei ciminiere ai lati del palco cominciano a lanciare fiamme a tempo di musica. Sorpresi e felici, i fan ieri allo Stadio Olimpico, per un concerto che sarà – è facile prevederlo – tra le cose da ricordare di quest’anno. Costruito con precisione impeccabile, è divertente, colorato anche quando vuole essere apocalittico, sempre carico di energia. Bellamy e compagni ripercorrono cinquant'anni di pose da rocker e le frullano in una specie di enorme videogame".

Assolo di chitarra per Bellamy, per emozionare i trentacinquemila dell'Olimpico

Quando esci dallo stadio senti solo parole di persone entusiaste. C'è un po' di malinconia, ma solo perchè il concerto è finito. Per il resto solo grandi vibrazioni: ovunque, testa, gambe, petto. Ti rendi conto, ancora una volta, che hai assistito ad un evento pazzesco, da annoverare sicuramente tra i migliori concerti dell'anno.
In attesa dei prossimi, questo è certo!
A presto,
Stefano

giovedì 27 giugno 2013

Il percorso dell'Alta Via dei Camosci

Ciao a tutti!
Praticamente ci siamo! Dopo qualche ricerca di ulteriori informazioni e dettagli tramite rifugi, uffici del turismo e guide alpine (e anche un po' di lavoro sulle mappe), posso finalmente dire che sono pronto per partire per le Dolomiti. A scanso di equivoci o di variazioni dell'ultim'ora, lunedì si parte per Belluno. Ove lascerò la macchina per raggiungere Villabassa o Dobbiaco. Lì comincerà l'avventura sull'Alta Via n.3 delle Dolomiti, detta anche "dei Camosci".
La decisione finale è maturata solamente nelle ultime ore. Nessun problema a livello di rifugi e ricettività, non credo che in questa settimana di luglio ci siano alberghi e rifugi pieni. Qualche preoccupazione per i trasporti locali, la provincia di Belluno è una selva di compagnia di servizi di trasporto e relative linee. Una matassa non facile da sbrogliare, insomma.

Giro di boa dell'Alta Via n.3: arrivo al Rifugio Venezia, sullo sfondo l'Antelao (foto di archivio, 7 agosto 2012)

Il problema più complesso da risolvere è stato quello del percorso da intraprendere. C'è un percorso ufficiale, ma alcuni tratti potrebbero essere pesantemente coperti da neve, cosa che rende molto pericolosi i sentieri. Le guide alpine mi hanno comunque rassicurato sulla presenza di neve sul percorso. Le ghette dovrò metterle, molto probabilmente, specie nei lati esposti a nord dei sentieri. I tratti più insidiosi saranno sicuramente nei primi giorni, dove le quote altimetriche sono decisamente più elevate. E superiore è la probabilità di trovare neve sul sentiero, nel caso di maltempo.
Tutta colpa di questa primavera decisamente... nevosa. E ne so qualcosa. Vedi le condizioni climatiche assurde incontrate alle Tre Cime di Lavaredo in occasione del Giro d'Italia (vedi post del 26 maggio 2013). Solamente nella notte tra domenica e lunedì stava nevicando. Non che mi crei apprensione questa neve. Ma quella che già è per terra non si scioglie.
Fortunatamente rispetto alla Valle d'Aosta, le Dolomiti offrono una rete di sentieri ineguagliabile, anche favorite dalla conformazione geografica delle vallate molto meno severa. Mal che vada, mi abbasserò di quota o in extrema ratio, calpesterò il bordo strada delle regionali bellunesi. Quindi, nessun indugio: ora prenotazione di rifugi e alberghi, definizione del trasferimento in Dolomiti e preparazione dello zaino. Quindi partenza per le magiche montagne trentine e venete: Vallandro, Sorapiss, Cristallo, Pelmo, Antelao, Tofane mi aspettano.

Il percorso dell'Alta Via dei Camosci

Il percorso potrebbe ancora subire variazioni, ma indicativamente dovrebbe essere il seguente:
Martedì 2 luglio >>> Villabassa - Rifugio Vallandro
Mercoledì 3 luglio >>> Rifugio Vallandro - Rifugio Alfonso Vandelli
Giovedì 4 luglio >>> Rifugio Alfonso Vandelli - Borca di Cadore
Venerdì 5 luglio >>> Borca di Cadore - Rifugio Venezia-Alba Maria De Luca
Sabato 6 luglio >>> Rifugio Venezia-Alba Maria De Luca - Rifugio Dolomites
Domenica 7 luglio >>> Rifugio Dolomites - Rifugio Casera Bosconero
Lunedì 8 luglio >>> Rifugio Casera Bosconero - Bivacco Osvaldo Tovanella
Martedì 9 luglio >>> Bivacco Osvaldo Tovanella - Longarone

E come dissi un anno fa circa, alla vigilia dell'Alta Via dei Giganti, "caro Stefano, non ti resta che scarpinare!"
A presto,
Stefano

mercoledì 26 giugno 2013

Annunci in vista, atto quarto: Germania!

Ciao a tutti!
Sono passati più di tre mesi, quasi quattro ormai, da quando annunciai (vedi post del 7 marzo 2013) che nel corso del 2013 mi sarei trasferito in Germania per lavoro. In quel post, uno sfogo, per me quasi una liberazione, fui piuttosto vago quanto a date o tempistiche. Il tempo però scorre veloce, velocissimo. Ed anche la partenza per Schweinfurt (mia futura sede di lavoro in alta Baviera) si avvicina.

Il simbolo della città di Schweinfurt, i cinghiali (foto di archivio, 14 settembre 2011)

Il fatidico momento avverrà a settembre. Non c'è ancora al momento una data ufficiale ma le date papabili per la mia partenza sono quelle del 2 o del 16 settembre, con maggiore probabilità per la prima.
Sale l'attesa ma sale anche il timore per questo momento che verrà. È lecito preoccuparsi per questo, sono pur sempre un essere umano con tutte le paure che lo contraddistinguono. Paura di non essere all'altezza della situazione, di non rendere al massimo o più semplicemente di non ambientarsi. Oppure di non riuscire a imparare il tedesco, non mi sono mai sentito particolarmente portato per le lingue straniere. Tutto ciò è come... una specie di "ansia da prestazione". Cosa che durante il corso della mia vita mi è capitato ben poco.
Voglio far bene e il pensare all'ipotesi di non potervi riuscire non mi fa stare sereno al 100%. Ah, ovviamente questi pensieri sorgono quando mi trovo in un contesto lavorativo. In montagna o durante una corsa, sono ben lontani dalla mia mente o comunque, sono pensieri innocui.

Il municipio (Rathaus, in tedesco) di Schweinfurt (foto di archivio, 14 settembre 2011)

Ma più di ogni altra cosa, è la paura dell'allontanamento e del radicale cambiamento: sarò da solo, senza la mia famiglia e i miei amici, senza Giulia (a momenti, spero), ma con una "vita" da gestire. Questa è in realtà la vera sfida. Imparare a vivere, finalmente. Voglio comunque pensare anche ai lati più belli: un salto a Monaco di Baviera, all'Allianz Arena per vedere i campioni d'Europa del Bayern Monaco e magari per vivere l'atmosfera dell'Oktoberfest (solo viverla, dato che non posso bere birra); una gita a Berlino per la maratona più importante d'Europa.
Tanti mi chiedono quando partirò. Ora l'ho detto: a settembre. Ma settembre, tutto sommato, è ancora lontano. Quante incredibili esperienze vivrò nei due mesi che verranno... e zero tempo per le paranoie, soprattutto!
A presto,
Stefano

martedì 25 giugno 2013

Quelli che il martedì sera... Episodio 5, Rocca Patanua

Ciao a tutti!
Tornare alle 23 da una gita in montagna proprio non mi era ancora mai capitato. Si può, e non è che mi dispiaccia, alla fine. Soprattutto se ripenso al grande spettacolo offerto oggi dalla Val di Susa, complice condizioni meteo estremamente favorevoli. Sole e leggero vento (quanto basta) per mantenere costantemente una splendida visuale sulla valle e sulla pianura torinese.

Alpe Formica: niente male pascolare con queste vedute...

La meta di giornata (o forse, si dovrebbe dire di serata) è la Rocca Patanua, punta di oltre 2400 metri dal nome tipicamente piemontese che si raggiunge partendo dalla cappella di Prarotto, situata nel territorio di Condove. Il significato del nome è presto chiaro: patanua in piemontese significa nuda, probabilmente la forte esposizione a sud la rende una cima molto spoglia. E in effetti, già da 1800 metri di quota circa, di alberi ce ne sono ben pochi. Si risale dapprima attraverso un ripido sentiero tra i boschi fino a raggiungere l'Alpe Formica, dalla quale si può già godere di un'immensa veduta, e poi lungo una cresta erbosa, fino ad una sella, dalla quale si stacca l'ultimo tratto ripido di salita, quasi costantemente tra le rocce.
La visuale sul panorama circostante è sensazionale, tutta la valle (e non solo) è ai nostri piedi. Ed è resa magica dalle luci del tramonto: sono ormai le 20.15 quando arriviamo in cima. Le vette che compongono la dorsale che separa la Val di Susa dalle valli Sangone e Chisone sono completamente visibili e la ormai fioca luce che filtra tra le nuvole ad ovest le colora di un rosa tenue. Avremo fatto anche tardi, ma quando sei lì, stanco ma felice, poi, come fai a dire che il gioco non vale la candela?

Croce di vetta alla Rocca Patanua

Una breve sosta in cima, giusto per incamerare qualche zucchero prezioso per la discesa e fare qualche foto. Senza dimenticare il libro di vetta, non sia mai che la Silvia si offenda! In seguito realizzi che non si può aspettare ancora molto per instradarsi lungo la discesa, soprattutto se si vuole evitare di indossare la frontale lungo la discesa. E allora saluti la vetta e inizi a scendere. Se non altro in discesa puoi cianciare più facilmente e la separazione dalla splendida visuale diventa molto meno dolorosa. Specie quando arrivi giù alle macchine. Da Prarotto ci aspetta un'altro show, tutto fatto di luci nella notte: sono Torino e la Sacra di San Michele a trasformare quella che il più delle volte sarebbe un'eterna e noiosa discesa tra curve e tornanti, in uno spettacolo... beh l'aggettivo giusto, ora, proprio non riesco a trovarlo.

Fioritura alla luce del tramonto

Questa è stata l'ultima uscita in montagna prima delle Dolomiti. Mille metri circa di dislivello, fatti in totale tranquillità. Se riesco pure a parlare durante gli ultimi metri di salita vuol dire che di fiato in corpo ce n'è a volontà. E anche la prova-scarponi è andata bene, gli ultimi arrivati per ora hanno svolto un lavoro più che egregio. Riepilogando, le gambe e il fiato ci sono, e l'attrezzatura pure. Una cosa, spero non ci sia: neve in Dolomiti. Solo più lei, ora, può mettermi i bastoni tra le ruote.
Nei prossimi giorni decido il da farsi. Un po' di neve c'è ancora sul percorso, ma la quantità dipende molto da zona a zona, e soprattutto dall'esposizione dei sentieri. E per di più, le previsioni meteo non sono ancora del tutto stabili. Le prossime ore saranno decisive. Tocchiamo ferro, ora più che mai.
A presto,
Stefano

lunedì 24 giugno 2013

Il prezzo dell'estate in montagna

Ciao a tutti!
L'allenamento per la montagna andrebbe fatto in montagna. Un po' come dire... "per imparare a nuotare vai in piscina!" Sinceramente, credo che anche una corsa possa essere un buon training per le avventure alpinistiche del domani. In fondo parliamo sempre di uno sforzo aerobico. E allora, anche in vista di ciò che verrà dopo l'estate (una sorpresa ancora per molti), non mi sono fatto mancare niente a livello podistico.
Stavolta ho scelto le gare nelle quali avrei potuto divertirmi di più.

In azione sulle salite di San Germano Chisone (grazie ad Elisa per la foto)

Prima a San Germano Chisone, per la Staffetta dei Babi, sei chilometri da correre in coppia, ossia tre chilometri a testa, alternativamente. Poi ad Airasca, per la CorriAirasca, cinque chilometri veloci, corsi più per la presenza di tanti amici e colleghi che non per la corsa in sè.
Gare corte e veloci, ma che diventano massacranti se prese alla velocità forsennata con la quale inizio solitamente. So perfettamente di essere fuori condizione per la corsa, ora. Ed anche inadatto alle corse con un minimo di salita, o alle gare corte, quelle sotto i dieci chilometri.
Correre un po', comunque, male non mi fa. E se capita un po' di salita, ancora meglio. L'estate è la stagione del divertimento, dell'allegria. Correre in allegria fa solo bene. L'allenamento non è solo una serie rigide tabelle di allunghi e ripetute, è anche (ogni tanto) staccare la mente dal cronometro, considerare una corsetta di paese un'occasione di ritrovo tra persone che condividono la stessa passione. Il tempo per il lavoro serio (e duro) arriverà. Neanche troppo tardi...
A presto!
Stefano

domenica 23 giugno 2013

L'ombra dei giganti

Ciao a tutti!
Ci sono volte in cui ti commuovi tornando indietro nel tempo. In cui ritorni con la mente ad un anno fa circa, quando portai a conclusione una fantastica avventura in Valle d'Aosta. Quando poi lo fai anche con il fisico, tutto assume una dimensione diversa. Guardi le cime di fronte, cerchi con lo sguardo quel passaggio che in un modo o nell'altro ti è rimasto impresso nel tuo personale archivio di ricordi. Una fugace occhiata ai segnavia, quelle frecce e quei triangoli gialli che per due settimane scandiscono il cammino.
E poi, piccoli flash... Che, veloci come i fulmini estivi che illuminano questa notte, completano il quadro della memoria.

Scatti da Alpenzù Grande

Gli ultimi due weekend in Valle d'Aosta hanno riportato alla luce dei miei pensieri più intimi parte di quanto vissuto undici mesi fa circa. E farlo con Giulia è a dir poco magnifico. Scappa sempre un sorriso quando si va a rispolverare piacevoli ricordi. Ma quando, calcando la stessa terra e la stessa erba percorsa un anno prima, riesci a condividerli con la persona più importante che c'è, è l'estasi. Con lei è possibile tutto questo. Come me ama questa terra e le sue montagne. E sa bene che ciò che ho provato un anno fa, e che ho provato a ripercorrere negli ultimi giorni, lungo le salite all'Alpenzù Grande (sabato scorso) e all'Oratorio di Gilliarey (oggi) è pura gioia.

Il versante Lyskamm del Monte Rosa, tra le nuvole...


Alpenzù Grande, Valle del Lys: tanti saluti a Gressoney e alla valle che mi ha ospitato per ben cinque giorni di percorso. Si provano emozioni forti durante e dopo la salita... La salita ripida tra i pini, dopo aver attraversato in piano tutto il territorio di Gressoney. La dolce sosta alla fontana di Alpenzù, oasi nella giornata caldissima di un anno fa. Saliamo poco sopra il villaggio walser, da lì si domina la vallata a sud e il Lyskamm a nord. Ora ci si può fermare, si può contemplare la bellezza di ciò che ti circonda. Nessun programma o cartina ti obbligano a rimettere uno scarpone davanti all'altro. Poi la cerchi, la Cresta del Lupo. È inconfondibile. La trovi, e la vedi innevata. Niente Alta Via della Valle d'Aosta, quest'anno.

Scatti dall'oratorio di Gilliarey e dai pascoli di Torgnon

L'oratorio di Gilliarey non è parte dell'Alta Via dei Giganti. Ma la sua magica atmosfera la respiri eccome. Lo capisci solo quando ti rendi conto che, per raggiungere l'edificio posto a 2174 metri, stai attraversando quei pascoli che avevi trovato favolosi, talmente tanto da inserirli nella tua personale classifica (vedi post del 20 agosto 2012, foto 8). Quando me ne sono reso conto (perché le paline indicano mete come la Fenêtre d'Ersaz o il Bivacco Tsan) non fai altro che ripensare a quella ventosa domenica di luglio in cui camminai dal Rifugio Barmasse al Rifugio Oratorio di Cuney, tra pascoli, laghi, pietraie e rododendri in fiore. Cerchi costantemente la posizione delle "fenêtre", dei laghi e dei sentieri. Li voglio mostrare a Giulia, voglio trasmettere tutta la carica emotiva che mi travolge al solo e semplice atto di ripensarci.

I pendii erbosi dell'oratorio di Gilliarey. Dietro, le vette della Valtournenche: Grand Tournalin, Petit Tournalin, Zerbion


Giornate che sanno di una specie di investitura, in fondo. Un'Alta Via è stata conclusa un anno fa, un altra sta per cominciare (credo). Ritornare su questi luoghi, a sangue freddo, mi fa riflettere e riesce a farmi ritrovare la carica per affrontare nuovamente un'altra grande avventura.
A presto!
Stefano

sabato 22 giugno 2013

Annunci in vista, atto terzo: ciclo-Danubio!

Ciao a tutti!
Le sorprese di questa estate non finiscono con le Dolomiti e i Pirenei, assolutamente! Ma stavolta non avrò più a che a fare con la montagna. E neanche con il trekking, o la corsa. La novità è proprio questa: la prossima avventura sarà in bici!

Vista aerea di Passau (Passavia), la partenza di questo viaggio lungo il Danubio

È stata Giulia ad avermi trascinato con entusiasmo in questa nuova sfida. Che ho prontamente raccolto. Con le sfide ci convivo, abitualmente. Una sera mi segnala un sito web, www.girolibero.it. Lo guardo ma in realtà non colgo bene le sue intenzioni. Poi è lei a darmi delucidazioni, e l'idea mi travolge a mo' di tsunami. Girolibero è un tour operator che organizza viaggi con l'esclusivo ausilio della bicicletta come mezzo di trasporto per gli spostamenti. E ha nel suo catalogo proposte di viaggio in tutta Europa.
Proposte tutte veramente molto, molto interessanti. E tutte di grande fascino. A tal punto che la scelta è veramente ardua. Il criterio di selezione diventa quello del costo...e alla fine la preferenza viene data all'Austria.

Uno degli scorci più suggestivi che regala il Danubio in terra austriaca, l'ansa di Schlogen.

Il viaggio scelto è quello che ci porterà sulla ciclabile del Danubio, una delle piste ciclabili più famose al mondo. Si parte da Passau, in territorio tedesco, e si arriva a Vienna, una delle capitali europee più ricche di arte, fascino e cultura. Per un totale di più di trecento chilometri, tutti in sella! Ma non sarà ovviamente, una vacanza di sola bici. Si attraverseranno scorci di indubbia bellezza naturalistica e ad alto tasso culturale. Monasteri, castelli, città storiche, il tutto accompagnato dal lento fluire del "bel Danubio blu". I dettagli sul percorso di questa nuova avventura chiaramente seguiranno nei post futuri.

Il simbolo della capitale austriaca: il Duomo di Santo Stefano a Vienna

Ovviamente, non vedo l'ora di partire per questa vacanza con Giulia... la nostra prima vacanza! E in bici... che bello! Ci tocca aspettare ancora un mese e mezzo. Giusto il tempo per prepararsi anche un po'. Non sono molto abituato a fare sessanta chilometri al giorno in bici. Spero abbia ragione il mio capo quando mi dici "si, dai, sarà tutta in discesa... i fiumi scendono..." Vedremo. Ma in fondo, chissenefrega dei chilometri da fare, se sono da fare li faremo. Ora penso a godermi quest'idea, di partire una mattina di agosto per Passau, io e Giulia. E di restare insieme un'intera settimana, e pedalare, pedalare...fino a Vienna.
A presto,
Stefano

Ciò che ci va

Dormire fino a mezzogiorno, con piacevoli deviazioni sul tema.
Pastasciutta con ragù di capriolo.
Uscire sulla terrazza quando si affaccia un potente raggio di sole.
Osservare divertenti mimiche facciali, e riderne in allegria.
Prati in fiore, ruscelli che versano fragorosi.
Camminare mano nella mano.
E fare i giri "scemi" nei boschi.
Guardare vecchie scuole diroccate.
Fare la spesa, una spesa... "vissuta".
Con mocetta e jambon de Saint-Oyen, tra sapori e aromi intrisi di Valle d'Aosta.
Parlare, soltanto parlare, di cime da salire.
Alla fine sorprendersi dei piaceri che l'anticena riserva.

Valtournenche


Niente corse, nessun sentiero e zero stress.
Una di quelle giornate in cui il nulla è più utile del tutto.

Il Mont Roisetta e la Becca d'Aran. Prossime mete?

Saluti dalla valle del Cervino, saluti da Valtournenche.
Stefano

giovedì 20 giugno 2013

Annunci in vista, atto secondo: Pirenei!

Ciao a tutti!
Forse qualcuno pensava che la dose di montagna annuale fosse finita con le Dolomiti. Eh no... un'altra grande avventura è prevista per quest'estate. Ma non si parla più di Valle d'Aosta, o di Dolomiti. Questa volta si espatria.
Qualcuno potrebbe pensare...Alpi. Eh, di montagne belle in Svizzera, o in Austria, ce ne sono, eccome. Invece no, non si parla neanche di Alpi. Stavolta si va in Francia ed in Spagna, si portano i propri scarponi sui Pirenei.

Il Monte Perdido (o Mont Perdu in francese), terza vetta dei Pirenei

Montagne che conosco perchè sono lo spartiacque tra Francia e Spagna. E poco altro. Ah si, le salite leggendarie del Tour de France. Col du Tourmalet, Col d'Aubisque, Plateau de Beille e i grandi trionfi di Marco Pantani su queste strade. Stop, la mia conoscenza sui Pirenei finisce lì. Insomma, una specie di nuovo mondo. Interessante, tutto da esplorare, a cavallo tra luglio ed agosto...

La Brecha de Rolando (o Brèche de Roland in francese): qui si sprecheranno le leggende...

Non partirò da solo per i Pirenei Centrali, perchè sarò con l'allegra brigata dal CAI Uget-Commissione Gite, all'interno della quale si vociferava di questo trekking già l'anno scorso. E che ora si è concretizzato. Molti dei partecipanti del trekking 2012 in Dolomiti saranno nuovamente presenti quest'anno, e ci sarà da divertirsi.
Il programma degli otto giorni di trekking (che si svilupperà principalmente nel Parco Nacionale de Ordesa y Monte Perdido e nel Parc National des Pyrénées), devo ancora assimilarlo. L'ho letto velocemente, ma la salita al Monte Perdido e l'attraversamento della Brecha de Rolando mi danno molti stimoli, molta voglia di camminare su nuove montagne e in nuove nazioni. Nota: bloggare dalla montagna e per di più lontano dall'Italia non sarà facile, immagino. Ma lavoreremo anche su questo particolare non da poco. E seguiranno aggiornamenti... ovviamente, dopo l'Alta Via in Dolomiti! (speriamo)
A presto,
Stefano

mercoledì 19 giugno 2013

Annunci in vista, atto primo: Dolomiti!

Ciao a tutti!
Come avevo già raccontato (anche se parzialmente) nel post pubblicato una settimana fa, quest'anno avrei voluto completare l'esperienza "valdostana" ripetendo il trekking che porta da Donnas a Courmayeur, ma percorrendo in questo caso i sentieri dell'Alta Via n.2 (detta anche "Naturalistica")... Rosa, Cervino e Grand Combin sostituiti da Avic, Gran Paradiso e Rutor.
Niente avventure valdostane, purtroppo. Nonostante la colonnina di mercurio si sia alzata parecchio negli ultimi giorni, il manto nevoso è ancora molto spesso. Le immagini che provengono dalle webcam poste a La Thuile e al Colle del Piccolo San Bernardo sono poco incoraggianti. Troppo rischioso provare a superare punti a quota oltre tremila metri in queste condizioni. E i nevai nei canalini? Sarebbero attraversabili in sicurezza? Troppi sono i fattori di incertezza sul percorso.

Il Pelmo visto dal Rifugio Sonino al Coldai al tramonto (foto di archivio, 11 agosto 2012)

Per ora, non voglio rinunciare ad una bella avventura in montagna ad inizio luglio. Ma se la Valle d'Aosta non è, per così dire, agibile, la situazione è ben diversa per quanto riguarda le Dolomiti. Le quote altimetriche sono inferiori e le possibilità di trovare neve sui sentieri sono decisamente minori. Quindi, Dolomiti siano!
Non c'è ancora nulla di ufficiale, ma il percorso prescelto è quello dell'Alta Via n°3 delle Dolomiti, detta anche "dei Camosci". Si parte da Villabassa, in Val Pusteria e in sette/otto giorni si arriva a Longarone, nella Valle del Piave. Sono circa 120 chilometri di percorso, 6500 metri di dislivello verticale e 35/40 ore di cammino. Un'altra avventura notevole. Nulla da paragonare con la mia prima Alta Via, quella "dei Giganti".
Ah, dimenticavo... Ancora una volta, in solitaria!

Il gruppo del Sorapiss e il Monte Cristallo visto dalle Tre Cime di Lavaredo (foto di archivio, 4 luglio 2011)

Montagne diverse, sentieri diversi, atmosfera diversa. Completamente, ma panorami altrettanto affascinanti. Posso garantirvelo, e ve lo dimostrerò, ancora una volta con il racconto su A spasso tra i Giganti.
Partenza prevista per la prima settimana di luglio, ma tutto è ancora da confermare: l'Alta Via richiede molta preparazione, e questa volta non intendo dire solo quella fisica. Studiare il percorso, contattare i rifugi e gli uffici turistici, valutare le condizioni dei sentieri e preparare l'attrezzatura necessaria. Ovviamente, ulteriori aggiornamenti nei prossimi post!
A presto,
Stefano

martedì 18 giugno 2013

Tutto in quattro mesi!

Cinque immagini. Cinque località diverse, alcune famose, altre per niente.
Cinque avventure. Alcune simili tra loro, alcune mai provate prima...
Cinque esperienze in cinque nazioni diverse. E quattro mesi...








Le immagini sono volutamente senza didascalia. Non voglio fornire ulteriori indizi, molti già sanno qualcosa. Anzi voglio stimolare la vostra curiosità: cosa rappresentano queste fotografie? Cosa vorranno mai significare queste immagini? Aspetto le vostre opinioni...
Stefano

lunedì 17 giugno 2013

Inoblidable

Ciao a tutti,
sono ormai passati tre mesi dal quel magico seppur piovoso giorno di marzo in cui portai a termine la mia seconda maratona. Ah Barcellona... che bei ricordi. Città unica, atmosfera fantastica, maratona indimenticabile e tante, tantissime impressioni che porterò sempre con me. Che in realtà vanno oltre la maratona in sè. Ma è giusto che, come una persona più che speciale mi disse qualche giorno fa, "qualcosa rimanga solo nostro". Cosi sarà, certe cose le terrò dentro. Oppure le condividerò con i miei cari.
Con questo post voglio in realtà raccontare ancora una volta ciò che è già stato narrato, cioè tutto ciò che  ha segnato questa fantastica avventura. Una specie di resoconto, un riassunto. In cui ci sono i link a tutti i post pubblicati tra gennaio e marzo 2013 che raccontano i fatti e le mie personali sensazioni. Arricchite da alcune foto della 26esima edizione della Zurich Maratò de Barcelona, alcune personali ed altre (la maggior parte) tratte dalla pagina Facebook della Maratò de Barcelona. Tutte quante, per un motivo o per l'altro, molto, molto significative.
Ed è l'ennesima occasione per ringraziare tutti coloro (non li elencherò più) che mi hanno aiutato a compiere questa avventura. O che l'hanno resa... inoblidable (in catalano).
Buona lettura e a presto,
Stefano

23/01/2013: l'annuncio: al via il 17 marzo alla Zurich Maratò de Barcelona

A pochi metri dall'arrivo della Maratò de Barcelona...

31/01/2013: l'avvicinamento alla maratona di Barcellona con il nuovo personale sulla mezza maratona

Un'immagine che è tutta un sogno...

17/02/2013: la situazione ad un mese dalla maratona

Un terzo di maratona è completato quando si raggiunge la Pedrera

23/02/2013: il primo lungo: 25 chilometri veloci

L'etiope Lemelem Behra Yachem è la padrona della gara femminile, con il tempo finale di 2.34.39

26/02/2013: osteopatia, la soluzione ai problemi al piede

Sentito ringraziamento a tutti i volontari della Maratò de Barcelona

11/03/2013: ottantacinque chilometri in una settimana per prepararne quarantadue in duecento minuti

Chilometro 36: passaggio da brividi sotto l'Arc de Trionf

12/03/2013: ultimo allenamento in palestra

Il fantastico colpo d'occhio di Plaça d'Espanya alla partenza della Maratò de Barcelona 2013

13/03/2013: in partenza verso Barcellona!

Carica vitale per i runner...

14/03/2013: il percorso della Zurich Maratò de Barcelona

Nel cuore del Barrio Gotic

15/03/2013: la ricognizione sui chilometri più tosti della maratona

Qui le gambe iniziano a far male: è il chilometro 34, si corre in faccia alla Torres Mapfre

16/03/2013: sensazioni prima di accordarsi per il ritiro del pettorale

Un giorno la farò una maratona conciato così...

16/03/2013: la lunga sera pre-maratona

Foto di gruppo con i miei companeros prima dello start

17/03/2013: sale la tensione, a meno di due ore dalla partenza

Grandi, ma piccoli ed impotenti di fronte alla Sagrada Familia

17/03/2013: l'annuncio: 3.23.11 alla maratona di Barcellona!

La fatica è finita, la maratona è conclusa. Ai piedi del Montjuic, 3.23.11

30/03/2013: il racconto dell'emozione della maratona di Barcellona!

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