mercoledì 7 novembre 2012

Turin Marathon, tappa 3: 31 con lode

Ciao a tutti,
ormai ci siamo, il giorno atteso è sempre più vicino. E da parte mia non cala la concentrazione in vista dell'evento. Anzi, è questa l'ora di darci dentro, come ho fatto domenica.
Già, domenica ho corso in allenamento, per la prima volta assoluta, una distanza superiore a 30 chilometri. E non mi sono limitato a correrli così, uscendo di casa trullo trullo con spensieratezza. Li ho corsi a Sestriere. Li ho corsi a 2000 m di quota. C'è chi dice sia un doping naturale correre in altura. Non so se sia vero, ma penso (non garantisco, non avendola ancora corsa) sia un buon surrogato di ciò che proverò domenica prossima... è veramente dura correre a 2000 m. Avevo già sperimentato questa sensazione qualche settimana fa, ma su distanza più breve e soprattutto non con la temperatura di domenica, 2°C alla partenza, 6°C al termine, non con la neve a bordo strada, non con la fastidiosissima sensazione che deriva dall'avere sotto i piedi un sottilissimo strato di poltiglia.

Fantasticandomi maratoneta, a Rio de Janeiro 2016...

Poche attività riescono quanto o meglio del correre a rappresentare il significato della parola "libertà". Di per sè, correre è probabilmente l'atto più libero che esista. Due immagini che mi giungono alla mente per dare l'idea: 1) pensare ad un criminale che scappa dal poliziotto, per mantenere la libertà: come? Correndo. 2) il bimbo che corre in un prato verde: come? Libero.
La montagna è anch'essa sinonimo di libertà: e correre a questa quota, al fresco (per non dire al freddo, a dire il vero), all'aria pulita, lontano dal caos cittadino è veramente particolare.
Tornando ad argomenti meno filosofici, l'allenamento di domenica è stato veramente tosto...31 km in altura sono tanti, li ho sentiti eccome. Sarà il freddo, sarà il continuo saliscendi sul circuito che ho ripetuto tredici volte nell'abitato di Sestriere (più di 400 i metri di dislivello totali percorsi), ma il mio ginocchio ne ha risentito e mi ha costretto a terminare l'allenamento alzando decisamente il ritmo.

Scenario di corsa: un'imbiancata Val Chisone ma con i colori dell'autunno

Sono contento di ciò che ho fatto: se sarà utile, lo dirò domenica prossima. E voglio ripetere l'esperienza, sicuramente. Non ora, però. Se ne riparlerà a neve sciolta e strade asciutte.
Ora è bene concentrarsi sugli ultimi allenamenti mattutini, sulle ultime sedute in palestra, sull'ultima sessione da 35 km (e più). E tenere duro, molto duro. Perché così dovrò fare anche domenica 18.
Alla prossima,
Stefano

domenica 28 ottobre 2012

Turin Marathon, tappa 2: nessun regalo più bello!


Ciao a tutti,
Due settimane fa, il 14 ottobre ho corso insieme ad altre cinque migliaia di atleti, appassionati, runners, chiamateli come volete, la prima edizione di Una Corsa da Re, manifestazione podistica non competitiva all’interno della Reggia di Venaria e dell’adiacente Parco La Mandria. Manifestazione veramente aperta a tutte le tipologie di persona, dato che si potevano svolgere tre tipi di circuito: 4 km, 10 km e mezza maratona.


Due scatti sorridenti dalla corsa...
Anche in vista della maratona di Torino, che si avvicina inesorabilmente (mancano ormai tre settimane all’evento) ho scelto di correre la mezza maratona. Che soddisfazione... Tre settimane prima di Una Corsa da Re, ho corso la mia prima mezza maratona, a Torino. È stato bellissimo in quell’occasione, perché è la prima volta, perché è tutto nuovo… e il tempo stabilito in quell’occasione (1h33’36’’) era oltre le più ottimistiche speranze, specie considerando la tipologia del tracciato, ricco di cavalcavia e sottopassi.
Ma questa volta… che roba, 1h30’35’’. Mai più pensavo di fare qualcosa di simile. Anche questa volta considerando il percorso: saliscendi assurdo, quando la corsa era nel Parco La Mandria, infiniti tratti di sterrato e pochissimo asfalto. Sicuramente non le condizioni ideali per migliorare il personale cronometrico. 
E invece guarda che tempone! Però, se devo essere onesto al 100%, devo sicuramente ringraziare Diego, un triatleta (di 62 anni, semplicemente grandioso!) che mi ha praticamente tirato al traguardo. Mi ha superato ai 10 km circa e da lì, non so bene per quale motivo, ho provato a tenere la sua andatura, che mi sembrava buona ma senza correre il rischio di andare fuorigiri. E ci sono riuscito, in tandem abbiamo percorso la seconda parte di gara ad un ritmo (per me) velocissimo: alcuni chilometri sono stati percorsi a circa 4’/km. Alternandoci e mantenendo questo ritmo sostenuto abbiamo recuperato posizioni a manetta e siamo arrivati a sfiorare la soglia di 1h30’. Sul finale (bellissimo, all’interno dell’asse centrale della Reggia prima, e tra due ali di folla all’interno dell’abitato di Venaria Reale dopo) l’ho staccato un pochino; mi è dispiaciuto farlo, perché è stato un valido compagno di corsa. E probabilmente senza il suo ausilio non avrei mai chiuso la gara con questo tempo. Inevitabile, a fine corsa, lo scambio di complimenti e la condivisione delle nostre passate esperienze: per me, poche; per lui, runner e triatleta, una marea.

In tandem con Diego verso l'arrivo...
Gli effetti dei terrificanti allenamenti (che stanno continuando) si fanno sentire: vuoi 30” per le levatacce mattutine, vuoi 30” per la palestra intensiva, vuoi 30” per i 20 km in quota, vuoi 30” per qualche modifica alimentare e qualche grammo corporeo in meno, vuoi 1’ (forse di più?) per aver trovato una lepre degna di tale nome ed ecco serviti 3’ in meno sul tempo finale!

Verso l'arrivo in Venaria Reale

Devo fare assolutamente i miei complimenti ad Andrea, mio collega di lavoro, con il quale condivido quasi quotidianamente l’esperienza di corsa, punto di riferimento per le corse brevi (ad esempio a Vigone), ancora inarrivabile per me per le distanze lunghe (e con salite, Una Corsa da Re e Bricherasio). Ha stampato il tempone di 1h29’23’’ e a lui vanno i miei più sinceri complimenti. Spero di potermi confrontare con te anche in una maratona… ma ne riparliamo il prossimo anno!

Anche mentre si corre, c'è sempre spazio per una linguaccia "alla Del Piero"
E adesso non ci resta che continuare ad accumulare chilometri, il 18 novembre si avvicina e c’è sempre piu… Ansia? Curiosità? Voglia? di iniziare questa nuova esperienza…42 chilometri. Se ci penso ancora non ci credo. Ma il viatico di Una Corsa da Re, con un tempo così, mi fa ben sperare. È stato bello. Non ne vogliano i miei amici e i miei familiari (che posso solo ringraziare per tutto ciò che fanno per me!!!), ma il regalo più bello che potevo ricevere in occasione del mio 27esimo compleanno me l’hanno dato le mie gambe!
A presto, buona domenica a tutti,
Stefano

martedì 23 ottobre 2012

Al di là delle nuvole

Poco fa è terminata una puntata incredibile di Sfide, dedicata al mio mito, al mito di ogni alpinista e di ogni amante della montagna, Walter Bonatti. Qualcosa di pazzesco. Indescrivibile l'emozione che sa ancora dare adesso, a quasi cinquant'anni dalla sua ultima ascensione (l'invernale solitaria della parete nord del Cervino), questa leggenda. Vorrei provare a trasmetterne un po'...con le ultime parole della trasmissione, magistralmente condotta da Alex Zanardi.

"L’eredità che ci lascia Bonatti è una provocazione… 
E’ come se ogni sua impresa mettesse a nudo le pigrizie, le debolezze di noi comuni mortali… e insieme fosse uno sprone e una consolazione… 
Grazie a lui, alla sua forza, alla sua integrità, abbiamo scoperto che i limiti dell’essere umano sono molto, ma molto più in là di quello che pensavamo prima che lui ci aprisse la via… E che la verità a volte è come la cima inespugnabile di una montagna, bisogna saperla conquistare, costi quel che costi."


Walter Bonatti durante la tragica ascensione del Pilastro Centrale del Freney

Grande Walter, un saluto, con affetto, tra le nuvole.


sabato 13 ottobre 2012

Turin Marathon, tappa 1: Venaria Reale

Ciao a tutti,
sono passate quasi due settimane dall'inizio della preparazione per la maratona e...a distanza di tre settimane dalla prima esperienza con la mezza distanza, alla Turin Half Marathon, domani riproverò in gara questo chilometraggio. In un contesto, devo ammetterlo, assai più scenografico: la Reggia di Venaria e Parco La Mandria. Si, questo è lo scenario di livello assoluto che farà da cornice alla prima edizione de "Una corsa da re", appuntamento podistico nato in occasione dei festeggiamenti per i cinque anni trascorsi dalla riapertura della Reggia di Venaria.
Questa corsa non è che una tappa di avvicinamento all'obiettivo molto più grande, quello della Turin Marathon. Però, nonostante molti me l'abbiano sconsigliato, domani darò il massimo per cercare di fare un bel tempo e, perchè no, provare a migliorare quello stabilito alla Turin Half Marathon, 1h33'36''. Già, cosa sconsigliata, in quanto tutti mi suggeriscono di provare il "ritmo-maratona". Ma quando sei in gara, dover tenere un ritmo più basso di ciò che sai di poter fare...beh non lo reputo possibile per quanto mi riguarda! Non è uno sport di contatto, il podismo. Ma l'agonismo lo senti eccome. E ogni volta che qualcuno ti sorpassa, tanto o poco, iniziano a rotearti. Quindi, domani mattina, al diavolo tutti i consigli di chi vuole a tutti i costi saperne più di te e...dai col gas! Facciamo mulinare le gambe al massimo per 21 km, in un percorso pieno di stimoli artistici e naturalistici...e se poi è vero che uno dei miei miti calcistici, Pavel Nedved, per me e per tanti tifosi juventini semplicemente Pavel, sarà ai nastri di partenza per questa mezza maratona (eh, così si vocifera)...beh, è un motivo in più per fare bene. Tra l'altro lui è di casa a La Mandria. Finito l'allenamento, faceva le ripetute nei sentieri del parco...Che calciatore, che professionista!
Parentesi calcistica a parte, sono fiducioso per domani. Nello sport (sia in quello che seguo sia, anche se da pochi mesi, in quello che pratico) sono moooooolto scaramantico e, quasi involontariamente ho fatto oggi alcune cose che feci prima della Turin Half Marathon: andare a Torino a ritirare il pettorale, vedere il mio carissimo amico Dario e fare due passi in centro: passeggiare è un'attività per me fondamentale prima di ogni gara. Quasi un rito, catartico quasi come metterti il pettorale, infilare le scarpe e inserire il chip tra i lacci.

Il programma di avvicinamento per la Turin Marathon: il 18 novembre incombe!

Nel frattempo, sono scivolate via due settimane di allenamenti intensi. Già, un programma in palestra molto intenso, due sessioni di corsa mattutine da un'ora circa e una sessione domenicale a lunga percorrenza (...a settimana!) si stanno facendo sentire sul fisico e sulla mente.
Sul fisico...lo si poteva anche immaginare. Ma il doversi alzare alle 5-5.30 di mattina è agghiacciante! Da un lato, distrugge il corpo e la psiche. Non è il freddo, anche perchè freddo non fa ancora...è l'ora: alle 6 le gambe non ne vogliono sapere di correre e il cervello "ha ancora in testa" il letto! Terrificante, specie per chi come me, ama stare a letto, nel suo piacevole tepore.
Però correre a quest'ora ha anche i suoi lati positivi: macchine in giro ce ne sono ancora poche, si può correre in santa pace e poi... è bellissimo poter vedere un paese svegliarsi: la signora del bar che apre il locale e che inizia un'altra lunga giornata, gli studenti mezzo rincoglioniti che barcollano le loro giovini membra verso la fermata del bus, il signore che porta a spasso il cane, la fragranza del pane da poco sfornato che proviene dalle panetterie, il muratore che si ferma al bar prima di scomodare giù santi e madonne dal creato, il giornalaio che espone le prime pagine de La Stampa e Tuttosport, vedere le facce stupite (alcune, tante a quell'ora sono ancora in piena fase REM) della gente che ti vede un ragazzo correre a quell'ora. Belle sensazioni. Tanto quanto l'entrare in ufficio e poter salutare Giovanni e Ilaria con rinnovata allegria e gioia, nonostante sia io il primo a sapere che con loro dovrò condividere le fatiche di un'altra intensa giornata in trincea.
Il programma che mi porta verso la maratona è ancora lungo. Me l'ha preparato il mio fido istruttore di palestra, Edoardo, che inizio già fin d'ora a ringraziare, fiducioso che ciò che in serbo per me mi farà arrivare in grande forma all'appuntamento del 18 novembre (partite di calcetto permettendo, vero?).

L'asse centrale dei giardini della Reggia di Venaria, da dove domani partirà "Una corsa da Re"

L'avvicinamento è tosto...domeniche con 18 km (già percorsi domenica), poi mezza maratona a Venaria, una tranquilla 10 km a Pinerolo (proprio perchè è di casa...), e tre long-run da 20, 30 e 35 km negli ultimi tre weekend: tutto condito da uscite mattutine e palestra durante la settimana. Niente male...per fortuna che c'è sempre spazio per l'ironia: guardate la foto e vedrete il suo programma per il 18 novembre...simpatico! Ah, dimenticavo: sarebbe consigliabile fare i 20, i 30 e i 35 km in quota. Ho provato a farne 18 a Sestriere, domenica scorsa. Li ho fatti, si. Ma che roba, da tagliare in due un polmone...35 non so se li farò a 2000 m.
Sapete che vi dico? Che per ora i 21 km di domani sono più che sufficienti!
Con questo, vi saluto e ora si va a nanna!

p.s. Direte voi: "Che cosa????? E'sabato sera!"
Don't worry! Running's always a good time!

A presto!
Stefano

lunedì 1 ottobre 2012

Berg Heil

Concentrato di montagna in poche parole, pazzesco...

"Le montagne ti fanno piccolo, ti fanno uomo di paura, di insicurezza; ti costringono a domandarti se, andando avanti, riuscirai a sopravvivere o, al contrario, se sia meglio tornare indietro per non morire".
Reinhold Messner

giovedì 27 settembre 2012

A spasso tra i Giganti? No...di corsa!

Ciao a tutti!
Finalmente a casa... si, mi sono assentato dalla terra natia per qualche giorno, non per diletto ma per lavoro. Destinazione: Olanda. Bella è bella, però... quando in un posto ci vai per lavoro, non puoi mai goderti appieno la location: perchè non puoi vedere quello che vorresti (qui ho poche scuse: il mio è stato un viaggio di lavoro), perchè non sei con chi vuoi (nessun caro, solo colleghi), perchè non puoi neanche parlare la tua lingua (eh, se i colleghi sono tutti stranieri... e non solo, appartengono anche a culture radicalmente diverse da quella europea), perchè non si riesce neanche a portar via un souvenir se non dall'aeroporto (dove è anche rimasta la valigia...), perchè, semplicemente, non c'è tempo a sufficienza. Tuttavia, questa breve due-giorni nei Paesi Bassi è stata intensa e proficua, in più ha lasciato un buon ricordo di questa zona e mi sono promesso che tornerò un giorno, ma da turista e basta. Magari tra aprile e maggio, quando ci sono i tulipani in fiore...
Uno degli effetti più incredibili che esercitano su di me i viaggi all'estero è che lontano da tante cose, si ritorna con spirito diverso a casa. E una delle prime cose che volevo fare, tornato a casa, era scrivere un po' sul mio blog.
Già, escludendo il viaggio in Olanda, il quale in realtà poco ha a che fare con montagna ed affini, avrei molto da raccontare. A partire da una nuova, chiamiamola così, avventura, che sto per intraprendere. Nulla a che vedere con l'Alta Via, o con le Dolomiti: qui non si parla di montagna, non si parla di panorami spettacolari, non si parla di dislivelli da superare ma solo di chilometri da macinare; l'unica cosa che le accomuna è l'immensa fatica. Domani comincia un periodo intenso e faticoso: darò il via alla preparazione in vista della fatidica data del 18 novembre 2012, giorno in cui a Torino si disputerà la Turin Marathon.
Una maratona...42 km di corsa! Tornando indietro a due anni e mezzo fa, quando iniziai a correre, non mi pare vero di essere arrivato a questo punto. All'inizio era per diletto, per tenersi in forma in vista della stagione estiva in montagna; poi arrivò una fase, diciamo di sperimentazione, nei numerosi ed ampi scampoli di tempo diventato libero in seguito alla separazione da Giulia, la mia (ormai ex-) fidanzata storica: durante questa fase sono arrivato a correre anche quasi 30 km. E poi, durante il 2012, la sperimentazione si è trasformata in voglia di provare a confrontarsi con altri runner, e con se stessi, in qualche gara, cominciando da competizioni tranquille, come la TuttaDritta, 10 km da Piazza San Carlo fino a Stupinigi, per arrivare poi, storia di domenica, alla mia prima mezza maratona, la Turin Half Marathon. Il desiderio di provare questa corsa assurda, la maratona, era tanto ma è sempre stato un sogno più che una reale volontà. Dopo la mezza maratona, corsa in 1h33'36'' (a detta di altri podisti, è un ottimo "primo" tempo) chiudendo in 355esima posizione, mi sono deciso: è ora di correrla, 'sta maratona! Cominciando nei luoghi a cui sono più legato, Torino...per poi arrivare chissà dove. Parigi?
Vedremo! Domenica, al termine della mezza maratona, ho inviato qualche sms ad amici e colleghi per informarli del risultato: bene, il mio capo, anche lui appassionato di podismo, mi ha fatto scoprire, tramite una selva di e-mail, che all'interno del Global Lab (chi non lavora con me non potrà capire cosa sia questa entità...) ci sono un sacco di runner, i quali vorrebbero correre la Marathon de Paris, appuntamento per il 7 aprile 2013. Ci sarò? Boh, ripeto: vedremo. Per ora mi accontenterei di correrli a Torino questi 42 chilometri. E ora...si comincia! A correre, però!
Per tutti coloro che criticheranno il fatto che il blog è nato per raccontare la mia esperienza in montagna e non qualsiasi tipo di mio affaraccio dico 1) che montagna è bellezza ma anche sport, quindi fatica; 2) che il podismo è stato un componente di grande aiuto in preparazione delle escursioni in montagna, estive ed invernali: 3) e poi... se non è un'impresa "da Giganti" questa, quale potrebbe mai esserla? :-D
A presto, per nuovi aggiornamenti, per il risultato del sondaggio e per un nuovissimo sondaggio!

Stefano

lunedì 24 settembre 2012

Sgambata...al Giacoletti

Ciao a tutti!
Mi sono preso un po' di pausa (ancora una volta) dal blog. Come già ho scritto giorni fa, un "piccolo" progetto al quale penso da molto tempo mi sta portando via molte energie, fisiche e psichiche. Per ora non voglio anticipare pubblicamente niente, anche se ormai quasi tutti sanno. Chiedete ai miei colleghi più stretti o ai miei amici e vi sapranno illustrare... Però, lo ammetto, anche "avventure" calcistiche e fantacalcistiche hanno sottratto tempo utile al blog.
Bene, dopo un luglio trascorso in Valle d'Aosta per l'Alta Via, e l'agosto tra Dolomiti (con il CAI UGET) e Francia (un po' di mare e Punta Roncia) ho pensato che era cosa buona e giusta tornare alle origini, alle montagne di casa. A dirla tutta, le mie vere origini di appassionato di montagna sono radicate in Valle d'Aosta e per la precisione in Val d'Ayas, come già raccontai durante l'Alta Via, fu lì che scoprii (o meglio, riscoprii) la passione per l'alta quota. Però... è da quasi 27 anni che quando mi alzo, ho la possibilità di uscire sul balcone di casa e poter ammirare una delle montagne più affascinanti in assoluto (e non lo dico a caso, come scoprirete): il Re di Pietra, il Monviso. Innegabile che questa visuale sia stata per me come un catalizzatore alla mia passione per la montagna. Chi lo sa, magari un giorno ci andrò laggiù, in punta. Vedete, questa montagna regna sovrana in mezzo a tutta una serie di altre vette..."suddite", quindi non può che avere un effetto, come dire, magnetico... così come ce l'ha avuto per tanti alpinisti: basta dire che i primi a scalarlo furono due inglesi e due francesi (quest'ultimi furono due tra le più formidabili guide di Chamonix, i fratelli Croz)!!!

Pian del Re

Ed è così, che sabato 8 settembre, quando il sole ancora non accennava a far capolino, sono partito in compagnia di Alberto, in direzione Pian del Re, sopra Crissolo, per una escursione classica, quella al rifugio Vitale Giacoletti. Beh, vi dirò, era un sacco di tempo che non tornavo da queste parti. Di ciò che ho fatto quest'estate ho raccontato ampiamente, negli anni passati la mia vita sentimentale mi ha portato altrove, su altre montagne e altre valli.

Sotto il Re di Pietra

Ed è stato bello sentire come una specie di fitta al cuore vedere comparire il Re di Pietra dinanzi ai miei occhi con tutta quell'imponenza. E salendo il sentiero che porta al Giacoletti, che bello vedere sorgere il sole! E qui non è bellezza casuale, qui nasce il Po, qui si intravede il riflesso dell'alba nelle acque di questo fiume da poco nato. Qui si cammina con il Monviso in faccia tutto il tempo. E con un po' di neve (venuta giù nella settimana corrente il giorno della gita) questa montagna ha tutto un altro effetto. Regala emozioni, il Monviso.
Al Giacoletti ci si arriva velocemente, ma posso garantirvi che non si vuole lasciare questo posto altrettanto in fretta. Con una buona cioccolata calda, con un bel sole che illuminava le nostre facce e la nebbia che pian pianino si stagliava alla base del Re di Pietra...era dura andarsene a cuor leggero! Fortunatamente un buon gelato, anzi ottimo, gustato a Saluzzo, ha reso meno amaro il ritorno! :-D

Viso Mozzo e Monviso

A presto per nuove avventure!
Stefano

mercoledì 12 settembre 2012

Reminder - Sondaggio n°1

Ciao a tutti,
con il breve post che andrete a leggere vi ricordo che avete ancora una settimana di tempo per votare la foto (o il posto) che più vi è piaciuto tra le dieci proposte nella mia personale classifica. Le foto si trovano sul post pubblicato il 20 agosto (CLICCATE QUI per vederle tutte...), per votare basta spuntare, nella colonnina a destra, la foto che preferite (o le foto, c'è possibilità di risposta multipla)...
Mi raccomando, aspetto numerosi voti, per poter eleggere il luogo, la foto che più vi ha attratto. E per poter partire con un secondo sondaggio, questa volta, relativo alla settimana in Dolomiti!
A presto, un saluto a tutti quanti mi seguono nonostante dalla Valle d'Aosta sia tornato da due mesi! :-D
Stefano

domenica 2 settembre 2012

Punta Roncia

Ciao a tutti,
dopo un po' di assenza dal blog torno a scrivere qualche pensiero montanaro. Una intensa settimana lavorativa e tempo trascorso in sedute di allenamento, in vista di un'ideuzza che mi è saltata in mente per il mese di novembre (non voglio anticipare nulla pubblicamente nulla, per ora, anche se molte tra le persone più care già sanno), mi hanno distolto dal mio blog.
Torno leggermente indietro nel tempo, ad una settimana fa. Già, esattamente una settimana fa, domenica 26 ho avuto il piacere di superare quota 3600 m (3612 m per la precisione) raggiungendo in compagnia di Stefano e Laura la sommità di Punta Roncia (o, se vogliamo usare la lingua locale, Pointe de Ronce).

Dalla salita verso Punta Roncia: il lago del Moncenisio, la Valle di Susa e in lontananza, il Monviso

Ero già stato in posti a quote superiori: l'Aiguille du Midi, nel massiccio del Monte Bianco, è alta 3842 metri ma lì ci sono arrivato con una comodissima funivia. A Punta Roncia ci sono arrivato con gambe e polmoni. Si ci arriva partendo dal Colle del Moncenisio, in territorio francese; già questa di per sè una location straordinaria se non fosse per la diga che un po' condiziona la bellezza del paesaggio circostante. Va anche detto che da 3600 m la diga non è che si veda poi tanto. E gli occhi sono impegnati in ben altri panorami.
Immensa la visuale: a parte montagne tipo Monviso a sud e Rocciamelone ad est, che sono facilmente individuabili, e la vista sul lago del Moncenisio che ha aggiunto ulteriormente azzurro agli occhi già colmi di un cielo totalmente limpido (...), lo sguardo poteva dirigersi su tutte le cime della Vanoise, sul massiccio del Bianco e del Gran Paradiso.

Punta Roncia è conquistata!

Vista la giornata che abbiamo avuto la fortuna di incontrare, ciò che si è stagliato dinanzi ai nostri occhi è stato veramente poderoso. E poi, per quanto mi riguarda, che soddisfazione arrivare così in alto. Ciò che mi rende personalmente felice, al di là della gioia di avere raggiunto una quota del genere (tanti alpinisti mi riderebbero dietro, ma per me è un bel traguardo!), è la "scarsa" fatica che ho provato a causa della quota: fino a 3000 m non mi sono quasi neanche accorto di salire, e dopo non mi sembra di aver faticato particolarmente. Si, qualche passaggio dove mettere qua e là le mani c'è stato, però, nulla di trascendentale. Voglio dire, ho faticato molto di più in Valle d'Aosta, su itinerari di simile lunghezza (a Punta Roncia si sono sfiorate le dieci ore di cammino) e ad altitudini decisamente inferiori. Sarà l'allenamento di fine stagione? Probabilmente si.
Ad ogni modo, la quota non ha rappresentato problemi. Piuttosto il ventaccio ha disturbato parecchio e mi ha costretto a tenere il passamontagna per buona parte della giornata. Ma alla fine arrivi su, vedi queste montagne, questo lago, queste valli, questo cielo, un paio di stambecchi, la neve, due nazioni e tutto passa in secondo piano. Tu sei lì in mezzo al vento e ti chiedi perché sei lì, perché siamo su questa terra, ringrazi di esserci e godi di questa meraviglia.

Lungo la discesa: il "magro" Glacier de Ronce, Lanslebourg-Mont-Cenis e le cime della Vanoise

E quando scendi in terra civilizzata (mi chiedo: è veramente civilizzata?) ritrovi le solite cose: un caldo infernale, traffico, gente con una curiosa malattia infettiva detta fretta, che sfreccia in autostrada a 200 km/h, gente incazzata a lavoro, già stufa il primo giorno. Non sarebbe meglio pensare che forse sono inezie in confronto a tutto il bello che ci circonda? Lascio a voi l'ardua sentenza.
Ciao a tutti e buon weekend (per chi mi legge ora) o buona settimana (per chi mi leggerà domani).
Stefano

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...