domenica 27 novembre 2016

Basta un...

Ciao a tutti!
Raramente parlo di politica, perlomeno su questo blog. Ne parlo in famiglia, ne parlo con gli amici, come è normale, ne discuto anche seppur più limitatamente sui social network. Stavolta ne voglio parlare anche qui, su queste pagine, perché la scelta che ci viene posta dinanzi con il referendum del 4 dicembre è una scelta tutt'altro che banale. Con questo voto popolare ci si gioca il futuro e il destino dell'Italia, nel bene o nel male. Onestamente parlando è assai difficile dire se è meglio votare a favore della Riforma costituzionale Renzi-Boschi oppure se è meglio rigettarla mantenendo l'attuale impianto della Costituzione.
In ogni caso, il mio voto sarà infine una scelta senza entusiasmo. Perché la Costituzione è vecchia, ma questa riforma non è esattamente tutto ciò che servirebbe.

Dilemma

Perché SI. Questa Costituzione necessita di cambiamenti. La nostra Costituzione è molto bella ma era adeguata ad una situazione storica di settant'anni fa, mentre ora appare decisamente sorpassata. Il bicameralismo paritario, per esempio, è una caratteristica che poteva essere utile dopo anni di dittatura, non ora che l'Italia è una democrazia matura.
L'abolizione del CNEL, un ente oltremodo inutile (e sinceramente, chi sa cosa è e che funzioni svolge?), è un altro punto a favore. 
Alcune materie vengono accentrate, passando dalla competenza regionale a quella del Parlamento: meno conflitti su tante tematiche la cui legislazione appare confusa. Le regioni perderebbero un po' di forza, ma dopo i vari scandali che hanno coinvolto più di un ente regionale, non è certo un male.
Un restyling della Costituzione è indispensabile, se non si vota per il Si ora, chissà quanto tempo si dovrà aspettare: dieci anni? trent'anni? I nostri politici storicamente non brillano certo per velocità di esecuzione, se non quando interessa a loro.
E poi, votare come vota certa gentaglia (il termine "accozzaglia" non è poi così sbagliato) proprio non mi piace. Sapere che a votare No ci saranno ignorantoni come Matteo Salvini, populisti come Beppe Grillo, criminali come Silvio Berlusconi e addirittura impresentabili "sigle politiche" come Forza Nuova... mi spinge a votare Si senza ulteriori riflessioni.

Buoni motivi per votare SI...
Perché NO. Con il "combinato disposto" della Riforma costituzionale e della nuova legge elettorale, c'è una tendenza a "sdemocratizzare" il paese. Non diventeremmo una dittatura, questo no, ma il potere popolare, quel poco che effettivamente c'è, verrebbe diminuito. Il Senato non viene più eletto ma nominato dalle Regioni. Il numero di firme necessarie per un referendum di iniziativa popolare viene triplicato in luogo di un abbassamento del quorum. Meno democrazia, in sostanza.
Meno spese? Si, se si fosse abolito il Senato. E i rimborsi-viaggio di sindaci, presidenti e consiglieri regionali? Un costo che va comunque sostenuto. E sempre restando sul Senato, come può un sindaco adempiere in modo adeguato ad un doppio incarico?
Leggi più veloci? Un Senato così stravolto rischia solamente di complicare il processo legislativo nelle materie in cui il Senato mantiene il potere di legiferare. All'Italia servono leggi di qualità migliore, non leggi più rapide (l'ha detto pure il Financial Times due mesi fa circa). Anche perché quando i parlamentari italiani vogliono essere veloci lo sono eccome: basti vedere la legge Fornero per credere.
Dulcis in fundo, un'ultima considerazione da votante come cittadino italiano residente all'estero. Dove è finita la par condicio? La lettera del primo ministro Renzi agli italiani residenti all'estero, oltre ad essere lo specchio delle manie di auto-protagonismo del nostro premier, è un meschino tentativo di portare a favore del Si un elettorato che spesso - per varie ragioni - si autoesclude dall'informazione di ciò che succede in Italia. Va bene fare propaganda, ma in pari condizioni. Fortunatamente si è risolta nel più clamoroso degli autogol.

...e per votare NO

Insomma, i buoni motivi per dire Si e quelli per dire No ci sono eccome. Ciò che è importante è recarsi alle urne ed esprimere il proprio voto. Perché qui si gioca il destino del nostro paese e, dal mio punto di vista, astenersi non serve a niente. Bisogna rispondere presente, innanzitutto per far sapere alla nostra classe politica che l'Italia c'è, è viva. Poi si accetterà il risultato del voto, qualunque esso sia. Non sapremo cosa succederà, ma non ci saranno apocalissi, né con la vittoria del Si, né con la vittoria del No.
Bisogna però prendersi la responsabilità della propria scelta. La storia dell'Italia, ce lo hanno insegnato a scuola, passa dai referendum.

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