mercoledì 19 luglio 2017

Storie di fulmini - Il giro del Sassolungo

Qualcuno leggendo il titolo potrebbe pensare: perché fare il giro del Sassolungo quando solo il giorno prima hai fatto il giro di Sassolungo E Sassopiatto? È assai semplice: per poter salire al Rifugio Demetz e scendere nel Vallone del Sassolungo. Un tratto di sentiero per me inedito, assolutamente spettacolare, che attendevo di percorrere da molto tempo. E che rappresenta l'ultimo atto del mio luglio tra i monti pallidi delle Dolomiti.

Il Vallone del Sassolungo
Per il giro del Sassolungo parto dal Col Rodella, forse il miglior balcone dal quale osservare il Gruppo di Sella e il gruppo del Sassolungo. Sorvolo sui motivi per cui ho iniziato il cammino dal Col Rodella, ci tornerò (polemicamente e successivamente) in un altro post. Affronto la ripida discesa per raggiungere il Passo Sella, dove ha inizio la salita verso il Rifugio Demetz. Un rifugio, questo, che si potrebbe raggiungere tranquillamente tramite l'ovovia che parte dal passo. Troppo comodo per i miei gusti, meglio affrontare il sentiero. Dal basso sembra una salita ardua, ma se affrontata con passo rilassato e costante, lo zig-zag che conduce alla Forcella del Sassolungo, ove giace il Rifugio Demetz, si rivela in realtà meno onerosa del previsto. Servono tra i quaranta e i sessanta minuti per raggiungere questo rifugio che sì, questo è proprio un nido d'aquila.

Che salita per raggiungere il Rifugio Demetz!

La storia del Rifugio Demetz è una vicenda che non può lasciare insensibile chi ama la montagna. Il rifugio è intitolato a Toni Demetz, che nel 1952 era una giovane guida di Santa Cristina Valgardena, nonché promettente alpinista. Nonostante la sua giovane età, conosceva già il Sassolungo come le sue tasche. Il 17 agosto di quello stesso anno, Toni Demetz è sulla parete del Sassolungo con due clienti milanesi. Un violento fulmine si abbatte sulla montagna, uccide all'istante uno dei due clienti e ferisce Toni e l'altro cliente. Il padre di Toni, Giovanni, anch'egli guida, si precipita a soccorrere il figlio e il suo cliente, entrambi in fin di vita. Sceglierà di dare priorità al cliente e pur in uno stato d'animo comprensibilmente disperato riuscirà a portarlo in salvo a valle. Giovanni risalirà una seconda volta il Sassolungo per soccorrere il figlio, ma sarà troppo tardi. Molti padri avrebbero maledetto quel luogo. Non fu così per Giovanni Demetz, che ottenne il permesso di costruire sulla Forcella del Sassolungo un rifugio in memoria di suo figlio, un rifugio che potesse offrire supporto e aiuto agli alpinisti in difficoltà. Un rifugio che ancora oggi, a oltre sessant'anni dalla tragica morte di Toni, è gestito dalla famiglia Demetz.

Il circo di roccia

Pietre che incombono

Trovarsi al rifugio Demetz, alla Forcella del Sassolungo, è come entrare in una basilica dell'alpinismo. Qui hanno compiuto imprese grandi nomi dell'alpinismo: il primo salitore del Sassolungo, Paul Grohmann; il primo saliore dello spigolo nord del Sassolungo, Eduard Pichl; Emilio Comici e il Salame che porta il suo nome; Oskar Schuster, che in suo nome è intitolata la ferrata sulla est del Sassopiatto; Angelo Dibona e Reinhold Messner, che sul Sassolungo aprirono due nuove vie di scalata; Gino Soldà, che sul Sassolungo firmò quattro prime ascensioni. Trovarsi al rifugio Demetz vuol dire anche trovarsi nel santuario della roccia. Tutto è pietra attorno, una pietra che incute una certa agitazione. Le guglie del Sassolungo sembrano reliquie in grado di poterti giudicare, la mole delle Cinque Dita e della Punta Dantersas infonde soggezione a chi osa penetrare questo regno dominato esclusivamente dai sassi.

Il profilo del Salame Comici svetta su tutto

La discesa verso il Rifugio Vicenza è veloce, velocissima. Troppo rapida, perché in quel mare di pietre avrei voluto rimanere ancora a lungo. Un paesaggio che appare veramente incontaminato, preistorico, dove non vi è traccia di opera umana - esclusi i lontani pascoli dell'Alpe di Siusi che si aprono tra il Sassopiatto e il Sassolungo. Scendendo le guglie appaiono sempre più alte, così elevate che bisogna torcersi il collo per ritrovare l'azzurro del cielo. Il Sassolungo è una muraglia sulla quale non troverei una sola via di uscita, le Cinque Dita sembrano volersi piegare verso il vallone per afferrare i disturbatori della sua quiete: centinaia di escursionisti che ogni giorno percorrono il sentiero che collega i rifugio Demetz e Vicenza.

Ultimo sguardo a queste meraviglie, prima di tornare a casa

Ripercorro fino al Passo Sella e quindi al Col Rodella un itinerario simile a quello affrontato nel giro del Sassolungo e del Sassopiatto, con una differenza: nel tratto tra la Forcella Ciaulonch e il Rifugio Comici decido di rimanere sul sentiero più basso, meno panoramico, ma che mi permette di poter osservare in pienezza tutta la formidabile ed assurda verticalità della parete nord del Sassolungo, forme che non posso concepire essere state calcate da mani umane. Dopo il Rifugio Comici, tutto il sentiero è ormai storia nota: una piacevole passeggiata con sullo sfondo il Sella - finalmente sgombro dalle nubi. Ritorno al Col Rodella con immagini memorabili negli occhi, tutte le vette del Sassolungo che signoreggiano luminose nel cielo, e un po' di mestizia: so che questo è l'ultimo sentiero, per quest'anno, sulle Dolomiti. Quantomeno, chiudo con un itinerario di quelli che non dimenticherò facilmente.
A presto!
Stefano

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