venerdì 15 gennaio 2016

Blue carpet

Si dice che gli ultimi chilometri di una maratona si corrano non con le gambe con la testa. C'è anche chi dice che gli ultimi 195 metri, non uno di meno, si percorrano con le lacrime agli occhi. Io non ho mai pianto al traguardo di una maratona, sono persona che difficilmente si commuove. Ma ho sempre provato emozioni fortissime ad ogni traguardo. Da solo o in compagnia, i metri dell'arrivo sono un rimescolamento continuo di oggetti che in tre mesi, il tempo di preparare una maratona, hanno affollato la mente. Pronti ad uscire tutti quanti improvvisamente, per scatenare un sentimento di indicibile euforia.
E ora, come sempre dopo una maratona, li raccolgo alla rinfusa e li metto in un post.
In Piazza Santa Croce, sul traguardo della Firenze Marathon, ho pensato...

A due chilometri dall'arrivo, la testa è tutta un turbinio di pensieri

...ai trentacinque treni che mi sono sfrecciati a fianco durante i miei allenamenti sulla Mainradweg
...a ogni allenamento concluso alle 19, ed ogni volta era un po' più notte
...agli allenamenti a zero gradi; ma ad ottobre
...allo spavento nel vedere un polpaccio di un colore "rosso pompeiano"
...ai limoncelli rifiutati (e di conseguenza negati)
...alle levatacce domenicali per fare il pieno di energia in vista dei lunghi
...al Voltaren sui miei piedi
...e al Voltaren sulle gambe
...a tutto il sudore versato su Bergstraße durante le ripetute in salita
...e alla gente che in quel momento avrà provato a capire cosa mi muovesse a correre su quella salita
...ai sogni, alle speranze, quando vedevo che ogni lungo mostrava un miglioramento
...alle paure di non riuscire a concludere la maratona intero, dissolte in un giubilo ineffabile
...al giorno in cui un paio di calze nerazzurre mi provocarono una vescica sulla pianta del piede
...alla ferita sul collo del piede dopo la mezza a Norimberga, "eppure non ci si può ferire correndo"
...ai pranzi "von Hase", 100% verdura e frutta
...a Giulia, e allora comincio ad accelerare come per tornare più in fretta da lei
...all'aria rigida delle sere di Schweinfurt, che ti sbatte in faccia impassibile appena oltrepasso l'uscio di casa
...alla calcolatrice in mano per poter prevedere in quanto sarei arrivato
...ai calcoli per cercare di arrivare a casa ad un orario decente
...a quel muscolo infiammato che si, alla fine non mi ha tradito
...alla neve dell'ultimo interminabile lungo
...ai ragazzini che mi affiancano durante i miei allenamenti, che mi staccano, certo, ma non di tanto
...a tutte le pasticche di arnica, soluzione o semplice placebo?
...alle occhiate incredule dei vicini quando esco per correre
...alla corsa in una Mainradweg nel buio e nella nebbia, dove l'unica luce è quella del tuo cronometro
...a quella serie di ripetute sotto il diluvio, che alla fine, non fu poi così male (però, quanta acqua)
...al gelo di ottobre (ottobre!!!)
...a Giulia, che mi aspetta sempre al traguardo anche se il traguardo non è, perché chi si ama si aspetta, sempre

Tutta la gioia dell'arrivo

E ancora una volta (la settima), come sempre, a tutti coloro che hanno corso una maratona, o la correranno, una volta almeno nella vita.
Stefano

1 commento:

  1. Certo che questa Giulia che ti aspetta deve essere proprio una speciale, eh?
    Una che ti vuole bene!

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