giovedì 31 luglio 2014

Alti e schietti in duplice filar

Ciao a tutti!
Una settimana all'Isola d'Elba trascorre in fretta, come abbiamo piacevolmente scoperto sulla nostra pelle. Ma la nostra parentesi toscana non si è chiusa così velocemente. Questa regione va goduta in fondo. Prima di salutarla ci siamo recati in uno di quei posti in cui puoi andarci bambino finché vuoi, ma non potrai mai cancellarli dalla mente. Un solo nome, immortale: Bolgheri.

Il castello di Bolgheri, la porta d'accesso all'infanzia carducciana

Bolgheri, una frazione del comune di San Guido è stato reso celebre da una famosa poesia di Giosuè Carducci. E in questo minuscolo borgo della Maremma livornese che conta poco più di un centinaio di abitanti, si trovano tutte i luoghi dell'infanzia di Carducci, che qui ha vissuto per ben dieci anni. Un periodo che rimarrà impresso nella memoria del grande poeta italiano: molti dei ricordi della sua gioventù si ritrovano proprio nelle vie di Bolgheri, come la "nonna Lucia", alla quale era molto affezionato. O come la "bionda Maria", colei che sarebbe stata, secondo Carducci, la sposa ideale.

Un tipico scorcio di Bolgheri a sfondo enogastronomico

Artisticamente parlando, Bolgheri non ha moltissimo da offrire. In fondo, si tratta di un borgo veramente piccolo. Ma è piacevolissimo passeggiare tra le sue mura. Si respira un'aria positiva, i ristoranti sono decisamente invitanti (il meglio della nostra visita) e anche i negozi ispirano un acquisto. Perché questa è terra di profumi e sapori, non solo di poeti. Ovviamente, parlando di Toscana, la parte del padrone la fanno i vini, tra cui il famosissimo ma proibitivo Sassicaia (si parte da 100 €), e il Bolgheri. Del quale mi porto una bottiglia a casa, mica si passa tutti i giorni di qua. Poi c'è l'olio, la pasta. Che ai toscani piace modellare nelle forme più stravaganti. Anche dagli aspetti... fallici...

Il meglio dell'uva di Bolgheri

Ed è subito vuoto...

Ma ciò che più rimane impresso nella mente di questo posto è fuori dalle mura di Bolgheri. Col pensiero ancora al tagliere di salumi toscani e alle pappardelle al cinghiale, ci avviamo verso casa, lungo la provinciale 16d. Quella che la poesia di Carducci Davanti a San Guido ha reso famosa in tutto il mondo. Quella dei cipressi. Duemila alberi che fanno la guardia, severi, a chi vuole entrare a Bolgheri. Un saliscendi completamente rettilineo, di circa cinque chilometri. Su questa strada vige ovviamente un limite di velocità, ma non c'è fretta. Non c'è bisogno di controllare il tachimetro, questo viale va goduto dall'inizio alla fine. Quando mi fermo a bordo strada per scattare qualche foto, nonostante il caldo e la siccità, ciò che si prova è una sensazione mai percepita prima... piccolo, in mezzo alla strada, con questi alberi che sembrano scrutarti e incutere soggezione. I tuoi sensi sono concentrati su ciò che ti circonda, la formidabile regolarità geometrica di questo viale, il frinire delle cicale, l'aroma della macchia maremmana, un venticello leggero che ti sfiora. Nella mente, una poesia. E una domanda... perché non ristai?

Il Viale dei cipressi

A presto!
Stefano

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