sabato 10 settembre 2016

Creta, come non amarla?

"Soltanto quando essa è trascorsa, volgendo lo sguardo nel passato, ci accorgiamo d'un tratto qualche volta con sbalordimento - di essere stati felici. Ma sulla costa cretese io gustavo la mia felicità con piena coscienza di essere felice."
Nikos Kazantzakis, Zorba il greco

La sabbia più bella nella spiaggia di Elafonisi

Ciao a tutti!
Quando qualche mese fa Giulia mi propose di trascorrere una settimana a Creta, non opposi resistenza. È unanimemente riconosciuto come la Grecia e le sue isole siano luoghi di grande cultura e di enorme bellezza. Ciò di cui non mi rendevo ancora conto era di quanto mi sarei innamorato di questa terra. Sette giorni a Creta, l'isola più grande dell'arcipelago ellenico sono stati più che sufficienti per rimanere travolto da tutto ciò che può dare (tanto!) questa terra. E non parlo solo di mare, come si potrebbe inizialmente - ed erroneamente - pensare, ma un'enormità di meraviglie che voglio fissare ora, a caldo, in procinto di salutare Creta e la Grecia.

Siamo a Creta e così viene ridotta la segnaletica

Già, perché una buona parte del fascino intrinseco di Creta sta nella sua conformazione geografica. Spiagge, mare, ma anche montagne. Vette che oltrepassano i duemila metri, rocce pallide, talvolta (specie a sud dell'isola) a precipizio sul mare. Dove non arriva la roccia c'è un paesaggio mediterraneo ad altitudini quasi alpine. Anche a mille metri, come a quote più basse, le impervie strade cretesi si incantano tra declivi arbustosi e coltivazioni di ulivi. Questi ultimi sono una delle più importanti risorse di un territorio che cerca di trarre massimo profitto dai prodotti della terra, oltre che dal turismo.

Ulivi sopra le spiagge di Falasarna

Confrontarsi con l'isola di Creta vuol anche dire trovarsi a tu per tu con un elevato tasso di povertà. Anche quest'isola, come nel resto della Grecia, non sta passando un bel momento. La disoccupazione è elevata e la salvezza è tutta ed esclusivamente nel turismo, l'unico volano dell'economia greca, l'unico motivo per mantenere una discreta rete stradale (discreta, nei casi migliori) ed un certo livello di pulizia. Ma non per questo i cretesi sono persone infelici. Anche nel nulla delle montagne, dove l'agricoltura e la pastorizia sono le uniche fonti di sostentamento, abbiamo trovato una popolazione estremamente ospitale. Felicità non è solo benessere economico, è anche vivere continuamente a contatto con gli elementi della natura, è anche vivere perseguendo un certo tipo di valori morali.

Stavros: mare, montagna e... capre

Felicità - la loro ma anche la nostra! - è sedersi a tavola in una delle numerose taverne greche. Sul lungomare, in centro città, nei paesini più arroccati o lungo le tortuose strade dell'interno dell'isola. La cucina greca la conoscevo già (in Germania i ristoranti greci sono numerosi e molto frequentati) ma qui mi si è aperto il cuore, al punto tale da voler replicare a casa alcuni piatti come la moussaka, il souvlaki o il gemista. Ciò che mancherà, indubbiamente, è il calore della taverna, la gentilezza dei ristoratori, il profumo tipico di erbe aromatiche emanato da queste pietanze. E anche i bicchierino di raki a fine pasto. Perché, se è vero che in valigia ci sono due bottigliette della tipica grappa greca, credo altrettanto che queste finiranno molto velocemente.

L'amato souvlaki

La cucina è solo una piccola parte della grande varietà culturale che Creta è in grado di offrire. Tralasciando le aree archeologiche, tantissime, che non abbiamo potuto/voluto visitare per motivi geografici, è evidente la grande contaminazioni di culture che si sono sovrapposte da quattromila anni a questa parte. La civiltà minoica e quella ellenica prima, l'epoca degli imperi romano e bizantino dopo, quindi la colonizzazione veneziana e l'invasione turca, fino alla definitiva annessione alla Grecia: ogni singolo periodo storico ha lasciato tracce più o meno profonde su quest'isola. Nella parte occidentale, che abbiamo approfondito maggiormente, è evidente la traccia veneziana: La Canea e Frangokastello sono due ottimi esempi dei lasciti della Serenissima sul suolo cretese. Su tutto il territorio è invece ben visibile la traccia bizantina...

Scorcio del porto veneziano di La Canea

Basta percorrere in automobile una qualsiasi strada di Creta per rendersi conto di quanto la religione cristiana ortodossa sia radicata sul territorio. Chiese, cappelle e monasteri sono disseminati ovunque: mura bianche, tetti blu arrotondati e campane in cima sono i tratti tipici della (spartana) tradizione cretese. A bordo strada invece, non ad ogni chilometro ma quasi, oppure di fronte alle singole case, è possibile trovare delle piccole edicole votive, più o meno sfarzose: sono i kandylakia, simboli di venerazione o di ringraziamento per un incidente scampato. Perché a Creta, in viaggio sulle sue strade, può succedere di tutto...

Una cappella votiva con vista mare

Le strade cretesi sono un mondo dentro un altro mondo. Sono un continuo ostacolo da superare, e dopo 800 chilometri guidati con la BMW affittata a Platanias posso garantire che sono una bella prova sullo stress meccanico che deve subire la vettura e sullo stress psichico del pilota. Strettoie, tratti sterrati, asfalto infimo, gallerie claustrofobiche, curve strettissime, assenza a tratti di guardrail, tornanti a ripetizione, buche, salite che si fanno improvvisamente ripide. E allo stesso tempo, punti panoramici da brividi, sulle montagne o sulla costa. Questa è la poesia delle strade cretesi, che si arricchisce di ulteriori versi quando, soprattutto nelle zone più isolate dei monti di Creta, bisogna schivare capre e pecore tranquillamente adagiate sulla carreggiata. O i sassi che cadono sull'asfalto, a causa del loro imperterrito pascolare sui dirupi. E come non commentare i cartelli stradali crivellati da colpi di arma da fuoco? Chora Sfakion ci ha costruito sopra un business di souvenir ora, ma l'intemperanza dei cretesi verso lo straniero - costruita dopo secoli di guerre ed invasioni, l'ultima nella Seconda Guerra Mondiale - era ben nota in passato. Le strade di Creta sono questo poupourri di elementi, naturali ed umani: prendere o lasciare, solo questo si può dire. Noi abbiamo preso. E mi sento di dire che abbiamo preso tutto il meglio da questa esperienza.

In viaggio sui tornanti verso Chora Sfakion

E poi c'è il mare. Che mare, che acqua, che spiagge. Perché spendere vagonate di euro per andare ai Caraibi quando c'è Creta, la Grecia, quando ci sono le spiagge del Mar Mediterraneo? Sabbia e roccia, tutti i colori dell'acqua e tutti i colori del fondale. Il paradiso noi l'abbiamo trovato qui. Ora dobbiamo abbandonarlo ma, come spesso dico al termine di un viaggio meraviglioso che tanto ti lascia dentro, questo non è un addio, ma un semplice saluto, il più classico degli arrivederci.

Il nostro amore per Creta

Andio!
Stefano

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