mercoledì 26 ottobre 2016

Bücher: Ehi, prof!

"Ehi, professore, tu l'hai mai fatto un lavoro vero, cioè, mica insegnare, dico un lavoro vero? Ma scherzi? E tu insegnare come lo chiami? Guardati intorno e chiediti se ti piacerebbe venire qui tutte le mattine ad affrontare voi. Voi. Insegnare è più difficile che lavorare al porto e ai magazzini."
Frank McCourt, Ehi, prof!


Sedici intensi anni da studente, tra scuola dell'obbligo e università, mi hanno lasciato più di un quesito sulla quotidianità di chi sta dietro la cattedra. Ma i professori, gli insegnanti, che vita fanno? Sono stato abituato a vederli, soprattutto quando ero più piccolo, come dei superuomini, portatori sani di onniscienza, perché "sapevano tutto". Poi, aver frequentato per anni una ragazza figlia di professori, mi ha restituito una dimensione più umana della figura del docente. Ehi, prof! di Frank McCourt, ha chiuso il quadro sul ruolo - fondamentale quanto ingiustamente bistrattato - dell'insegnante.
Ehi, prof! è un romanzo autobiografico che racconta l'esperienza trentennale dell'autore in quattro diverse scuole superiori di New York, un'esperienza (un po' incidentata, va detto) fatta di piccole soddisfazioni, grandi delusioni, ambizioni strozzate, tantissima fatica. A preparare le lezioni, a tenere a bada una classe di adolescenti, a contenere la foga e le aspettative dei genitori, ad affrontare una sfida ogni giorno nuova, a conciliare la dura giornata di lavoro con la vita privata.
Frank McCourt racconta tutto ciò con stile estroverso, sarcastico, con grande franchezza ("nell'insegnante i ragazzi cercano la sincerità"), senza sovrapposizioni. I dialoghi tra professore e studenti sono un tutt'uno, senza alcuna interpunzione che separi le varie parti del dialogo ("quando parlo con quei ragazzi, parlo con me stesso"). Gli orpelli sono limitati, nessun parolone, se non nell'ambito dei racconti di alcune lezioni di inglese. Il linguaggio è molto semplice, e talvolta si abbassa al livello stesso dei teenager protagonisti del romanzo, fino a diventare realisticamente gergale - un plauso va fatto al traduttore, indubbiamente.
"Gli adolescenti non sempre amano essere spediti per mari di incerte congetture; si accontentano di sapere che la capitale dell'Albania è Tirana. Non gli piace quando il professor McCourt domanda: Perché Amleto era cattivo con la madre? Va bene passare tutta l'ora a discutere di questo fatto, però sarebbe bello sapere la risposta prima che suoni quella cazzo di campanella. Sì, con McCourt, figurati. Quello fa domande, allude, crea confusione e quando sai che la campanella sta per suonare ti senti nello stomaco l'agitazione: Allora, dài, qual è la risposta? Solo che lui continua a dire: Secondo voi? Secondo voi? finché non scocca la fine dell'ora e uno si ritrova ignaro in corridoio". Il senso di tutto il libro, che emerge palesemente nella seconda parte, è riassunto secondo me in queste frasi. Leggendo Ehi, prof! ho fatto un balzo indietro nel tempo. Ho ripensato ai professori che mi hanno accompagnato nel percorso di studi, soprattutto a quelli che ricordo con più affetto e che mi hanno trasmesso qualcosa in più. I migliori professori non sono quelli che ti dicono che la capitale dell'Albania è Tirana, o che la la seconda legge di Newton è forza uguale massa per accelerazione. I migliori professori sono quelli che sanno accendere la curiosità nelle menti dei propri studenti, che sanno creare in loro domande. Che poi altro non sono il motore della nostra esistenza su questo mondo.
Bis bald!
Stefano

Giudizio: 9/10 

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