venerdì 19 luglio 2013

Non è solo questione di gambe

Ciao a tutti!
Un'altra Alta Via è stata conclusa, la seconda in due anni. Tutto frutto della mia profonda passione per la montagna, per i paesaggi che la dipingono in tutta la sua bellezza. Questa passione mi permette di fare sacrifici notevoli, anche dal punto di vista di fisico, per riuscire ad arrivare perfettamente preparato a questi momenti. Chi viene in palestra con me sa bene a che allenamenti massacranti mi sono sottoposto per arrivare al top della forma fisica. Palestra, corsa e montagna stessa sono le tre vie per allenare testa, cuore, polmoni e gambe, le componenti per arrivare fino al fondo di un'Alta Via senza alcun problema (o quasi, la fatica c'è sempre e non è possibile evitarla).
Beh, non ci si ferma qui. Non è e non può essere esclusivamente merito mio. Ci sono cose che vanno oltre il semplice aspetto fisico che viene coinvolto in un percorso come questo. C'è il costante incoraggiamento dei miei amici, c'è il sostegno della mia famiglia (nonostante un eccesso di preoccupazione, a parer mio), c'è la continua ed immancabile vicinanza di Giulia, senza di lei sarebbe stata un'avventura ancora più solitaria. Possono essere piccole cose, ma non è così, il sostegno morale è importante. Non solo conforto o supporto, anche solo chiedere "come va?", una piccola faccina su WhatsApp, o un "ti amo" o "torna presto" sono ciò che più fornisce energia vitale per raggiungere il traguardo.

E anche l'Alta Via n.3 delle Dolomiti è dominata!

Quindi, il mio doveroso ringraziamento va ad Edoardo, il quale, nonostante tutte le maledizioni lanciategli sulle rampe della palestra Jump in Fit di Vigone, dove mi alleno, è uno degli artefici primari del completamento dell'Alta Via dei Camosci.
Un caloroso "grazie" lo devo anche ai miei colleghi: in primis al mio superiore con il quale ho dovuto lottare un pochino per ottenere le ferie, ma sa che queste avventure sono per me esperienze tonificanti; dopodiché grazie ovviamente anche ai miei colleghi che so aver sofferto un po' la mia assenza in ufficio (si parla di lavoro, si intende...).
E poi, ci sono loro, il cuore dell'Alta Via: i rifugi. Anche quest'anno, come in Valle d'Aosta l'anno scorso ho trovato grande accoglienza nei rifugi alpini e per questo voglio ringraziare lo staff del Rifugio Vallandro, del Rifugio Alfonso Vandelli, del Rifugio Venezia, del Rifugio Dolomites e del Rifugio Casera di Bosconero. Senza dimenticare i due alberghi che mi hanno ospitato, l'Hotel Heidi di Dobbiaco (BZ) e l'Hotel Villa Ines di Borca di Cadore (BL).
Ci tengo particolarmente a ringraziare tutti gli enti che mi hanno fornito preziose informazioni sul percorso, specie quest'anno in cui è caduta un sacco di neve in primavera: gli uffici IAT di Auronzo di Cadore, di Belluno, di Cortina d'Ampezzo, di Longarone e San Vito di Cadore, nonché la guida alpina Michele Zandegiacomo.
E, the last but not the least, le persone che mi hanno facilitato l'Alta Via, dopo due errori di percorso, concedendomi un passaggio in macchina. Senza di loro, avrei accumulato una dozzina di chilometri in più, e nelle tappe chiave. Non è una cosa da poco, quanta altra fatica avrei dovuto sopportare in più?
A tutti quanti, il mio più sincero GRAZIE.
A presto!
Stefano

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